Il Comune di Treviso vieta ChatGPT gratis nei propri uffici: è il primo in Italia. «Bisogna garantire sicurezza, tutela dei dati e responsabilità»

Wait 5 sec.

Treviso diventa la prima amministrazione in Italia a varare una stretta sulla cosiddetta «shadow AI» negli uffici pubblici, approvando un regolamento integrato con un codice etico che vieta ai dipendenti l’uso autonomo delle piattaforme di intelligenza artificiale gratuite, come ChatGPT. Una misura preventiva volta a blindare i database comunali dal rischio di fughe di dati sensibili e da problemi di privacy, introducendo contemporaneamente l’acquisto di licenze professionali sicure e l’avvio di corsi di formazione specifici. Visualizza questo post su Instagram Un post condiviso da Mario Conte (@mariocontesindaco)Il sindaco: «L’AI non va demonizzata, ma la responsabilità è umana»A chiarire la filosofia dell’iniziativa approvata in giunta è il primo cittadino Mario Conte, intervenuto sui social per spiegare l’approccio di Ca’ Sugana: «L’intelligenza artificiale? Per l’attività lavorativa non vogliamo “vietarla” né demonizzarla. Vogliamo utilizzarla in maniera adeguata e regolamentata». Per il sindaco, «il nuovo regolamento del Comune di Treviso nasce proprio con questo obiettivo: dare regole precise all’utilizzo dell’AI negli uffici, garantendo sicurezza, tutela dei dati e responsabilità».«Metteremo a disposizione strumenti professionali a pagamento»L’obiettivo dell’amministrazione trevigiana resta infatti quello di cogliere le opportunità della transizione digitale, proteggendo però il lavoro dei dipendenti: «Crediamo fortemente nelle opportunità offerte dall’intelligenza artificiale. Può aiutarci a velocizzare i processi, semplificare alcune attività e rendere la Pubblica Amministrazione più efficiente. Per questo metteremo a disposizione dei dipendenti strumenti professionali a pagamento, che garantiscono maggiori tutele nella gestione dei dati, accompagnandoli anche con un percorso di formazione». Ma con un paletto invalicabile sul piano etico: «C’è però un principio sul quale non intendiamo arretrare: l’uomo deve rimanere sempre al centro. L’AI può essere uno strumento di supporto, ma la decisione finale, il controllo e la responsabilità devono restare nelle mani delle persone».Fughe di dati e sanzioniLa decisione di regolamentare la materia è scaturita dall’ingresso sempre più massiccio dell’IA nella prassi lavorativa quotidiana dei singoli settori municipali. Come illustrato dal vicesindaco e assessore alla Digitalizzazione Alessandro Manera, «in realtà è una misura preventiva. Ormai l’intelligenza artificiale è entrata in tutte le articolazioni del Comune: urbanistica, lavori pubblici, elaborazione dati, anagrafe. Volevamo dare uno schema di regolamento interno per evitare di fornire dati sensibili che inevitabilmente emergono se si utilizzano strumenti gratuiti».La linea di demarcazione principale corre proprio lungo la distinzione tra piattaforme aperte e software con licenze enterprise: «Gli strumenti a pagamento limitano molto di più la reperibilità di chi ha fatto la domanda e di chi ha inserito quelle informazioni», precisa Manera, ricordando che, pur non essendocene stato ancora bisogno, l’ente non esiterà ad applicare le misure disciplinari previste: «È chiaro che se li troviamo, li sanzioniamo».L’interesse degli altri Comuni e il modello TrevisoLa delibera di Treviso, elaborata nel solco tracciato dall’AI Act europeo, ha subito attirato l’attenzione di numerose amministrazioni locali italiane interessate a seguirne le orme. «Quando l’ho fatto credevo fosse una cosa semplice. In realtà mi hanno contattato molti altri comuni per chiedermi informazioni», rivela Manera. Sulla medesima linea guida si stanno muovendo anche città come Piacenza e Vimercate, che puntano a whitelist approvate dai dirigenti per arginare i software non tracciati.Il regolamento trevigiano, tuttavia, non si limita ai divieti, ma esplora le potenzialità della tecnologia a supporto dell’urbanistica e dell’ambiente: «L’intelligenza artificiale può dirmi già oggi quanto, tra quindici anni, una specie di albero che vorremmo piantare occuperà in volume la strada», argomenta Manera, riassumendo così l’approccio municipale: «Voglio che i dipendenti utilizzino l’intelligenza artificiale con la consapevolezza che il livello gratuito comporta delle conseguenze. Il livello a pagamento che forniamo noi come Comune, invece, garantisce una tutela in più per il cittadino». Una linea condivisa appieno dal sindaco Conte: «Vogliamo gestire l’innovazione costruendo un modello che possa diventare un riferimento anche a livello nazionale».L'articolo Il Comune di Treviso vieta ChatGPT gratis nei propri uffici: è il primo in Italia. «Bisogna garantire sicurezza, tutela dei dati e responsabilità» proviene da Open.