Aprendo la confezione del DWARF 3 si trova tutto quello che serve per iniziare: il telescopio, una borsa a tracolla molto comoda per il trasporto, il filtro solare magnetico, la relativa borsa protettiva, un cavo Type-C e un panno per la pulizia delle lenti. La borsa da trasporto merita una menzione a parte: ha spazio sufficiente non solo per il telescopio, ma anche per accessori aggiuntivi come un cavalletto compatto, o perfino per il DWARF mini, nel caso in cui si possiedano entrambi i modelli. Un dettaglio da tenere presente è che, a differenza di altri telescopi smart, il treppiede non è incluso in confezione. Considerato il peso del DWARF 3, dotarsi di un cavalletto adeguato diventa quasi obbligatorio, soprattutto per chi vuole sfruttare la modalità Equatoriale, di cui parleremo più avanti. Sensore tele: Sony IMX678 Starvis 2, 1/1.8", 8MPSensore grandangolare: IMX307, 1/2.8", 2MPDimensione pixel: 2µm nativi, 4µm dopo binning 2x2Apertura: 35mm (tele), 3.4mm (grandangolo)Lunghezza focale: 150mm (tele), 6.7mm (grandangolo)Lunghezza focale equivalente: 737mm (tele), 45mm (grandangolo)Campo visivo: 3.38° (tele), 50.6° (grandangolo)Distanza di messa a fuoco (tele): 3.5m–∞Rapporto d'aspetto: 16:9Filtri integrati: VIS (440-640nm), Astro (440-670nm), Dual-Band stretta H+O (500.7nm OIII + 656.3nm Hα)Esposizione massima: 60 secondiVelocità motore: 0.001°/s–30°/sIntervallo di rotazione: Inclinazione 240°, Rotazione 340°Modalità: Alt-Az, Equatoriale, Mosaico (fino a 4x con composizione 2x2), Panorama, BirdingFormati file: JPG, PNG, FITS, TIFF, MP4Storage: 128GB eMMC integratiBatteria: 10.000 mAh integrata, autonomia dichiarata fino a 5.5 oreRicarica: USB-C, supporta ricarica esterna durante l'usoConnettività: Wi-Fi e Bluetooth (fino a 20m), NFC per pairing rapidoNPU: 5 TOPSProtocollo streaming: RTSP (H.264/H.265)Protezione: IP54Temperatura operativa: da -10°C a 45°CPeso: 1.35 kgDimensioni: 222 x 142 x 65mmFilettatura treppiede: 1/4" Il DWARF 3 ha un design che si allontana parecchio da quello di un telescopio tradizionale, e anche da quello del DWARF mini. Guardandolo da vicino, con il corpo argentato allungato e i due obiettivi affiancati racchiusi in quella sagoma cilindrica, viene naturale pensare ai rover per l'esplorazione di Marte: non è un paragone forzato, la somiglianza con mezzi come Opportunity o Spirit è piuttosto evidente, soprattutto guardando la parte superiore dello strumento. Guardandolo frontalmente, sul fianco destro si trova il pulsante di accensione, circondato da un anello LED circolare che cambia colore o stile di illuminazione in base allo stato del dispositivo, un modo immediato per capire a colpo d'occhio se il telescopio è pronto o ancora in fase di avvio. Poco sotto, una fila di piccoli indicatori luminosi segnala il livello della batteria residua, visibile anche da una certa distanza grazie alla luminosità dei LED. La costruzione trasmette solidità e cura: le parti semoventi si muovono con la stessa fluidità già apprezzata sull'altro modello DWARFLAB, anche se la base di rotazione, più piccola rispetto a quella di altri modelli, risulta leggermente meno comoda quando mossa manualmente. Non è un problema pratico, perché nell'uso normale è il telescopio stesso a muoversi in automatico una volta posizionato su un cavalletto, e per questo non serve necessariamente spendere cifre folli: un cavalletto con testa fluida da 50-60 euro è già sufficiente per un uso base.Un piccolo appunto riguarda la posizione della porta USB-C, collocata sulla base rotante: per centrare correttamente il cavo bisogna ruotare la base nella posizione giusta, un dettaglio scomodo ma non particolarmente grave. Per il resto, il DWARF 3 si presenta come un prodotto di alta qualità, curato nei materiali e nella finitura, con quel tocco di fascino che lo rende immediatamente riconoscibile rispetto alla concorrenza. Il cuore del DWARF 3 è il suo vistoso doppio sistema ottico: un teleobiettivo con sensore Sony IMX678 Starvis 2, formato 1/1.8" e risoluzione di 8MP, affiancato da un obiettivo grandangolare con sensore IMX307, formato 1/2.8" e risoluzione di 2MP. Il primo si occupa del dettaglio sul soggetto scelto, il secondo aiuta il telescopio a orientarsi nel cielo tramite plate solving (in sostanza il calcolo delle coordinate astronomiche esatte) e a fornire un contesto più ampio della scena inquadrata. Il campo visivo del teleobiettivo è di 3.38°, sufficiente per inquadrare in un solo scatto molti oggetti del cielo profondo senza dover ricorrere al mosaico, mentre il grandangolo arriva a coprire ben 50.6°. La lunghezza focale equivalente di 737mm garantisce un buon livello di ingrandimento, pur restando lontana dai livelli tipici di un telescopio dedicato all'osservazione planetaria. Sul fronte filtri, il DWARF 3 integra tre opzioni commutabili sul teleobiettivo: il filtro VIS (440-640nm), pensato per la luce visibile standard e adatto a un uso più generico e diurno; il filtro Astro (440-670nm), che estende la sensibilità verso l'infrarosso per gli ambienti a bassa luminosità; e il filtro a doppia banda stretta (500.7nm OIII + 656.3nm Hα), pensato per ridurre l'inquinamento luminoso urbano e far risaltare il contrasto delle nebulose a emissione.A differenza di altri telescopi smart, qui i filtri non vengono selezionati in automatico: è l'utente a doverli impostare manualmente ogni volta. C'è però un aiuto concreto: quando si sceglie un bersaglio dall'atlante celeste dell'app, l'interfaccia suggerisce direttamente quale filtro utilizzare per quello specifico oggetto. Il suggerimento manca invece quando si punta il telescopio manualmente tramite il joystick virtuale, muovendosi tra i bersagli visibili nella vista grandangolare: in questo caso, per sapere quale filtro sia più indicato, bisogna aprire l'atlante e cercare l'oggetto a parte. Con un po' di pratica si impara comunque a riconoscere al volo il filtro giusto per la maggior parte dei soggetti, anche se in alcuni casi più particolari la mancanza del suggerimento diretto può creare qualche dubbio. L'app DWARFLAB guida l'utente attraverso l'intero processo di scatto, dalla scelta del bersaglio fino all'elaborazione finale. Selezionando un oggetto dall'atlante celeste parte il GoTo automatico: il telescopio esegue il calcolo delle coordinate astronomiche sfruttando la fotocamera grandangolare, identifica la porzione di cielo inquadrata e punta con precisione il soggetto scelto. Una particolarità del DWARF 3 riguarda la creazione dei Dark Frame, gli scatti "al buio" usati per ridurre il rumore del sensore nelle pose lunghe. A differenza di quanto visto sul DWARF mini, qui la procedura richiede un passaggio manuale: una volta impostati i parametri di scatto, l'app chiede di applicare il filtro solare sull'obiettivo, anche di notte, proprio per generare i Dark Frame necessari a quella specifica combinazione di impostazioni. È un passaggio in più rispetto ad altri telescopi smart, ma il DWARF 3 tiene in memoria un database dei Dark Frame già eseguiti, recuperandoli automaticamente quando si scattano nuove foto con le stesse impostazioni, senza dover ripetere la procedura ogni volta. Per chi vuole spingersi oltre le pose brevi, il DWARF 3 offre la modalità Equatoriale (EQ), utilizzata ad esempio per la sessione dedicata alla Elephant's Trunk Nebula che vedremo nel prossimo paragrafo, un bersaglio piuttosto complesso da fotografare. L'impostazione richiede lo stesso approccio già visto sul DWARF mini: un minimo di manualità e un cavalletto in grado di sostenere il peso del telescopio, ma l'app guida l'utente passo passo nella procedura, rendendola gestibile anche a chi non ha molta esperienza. Al termine dello scatto, l'app permette di elaborare l'immagine direttamente da smartphone attraverso lo Stellar Studio: rispetto a quanto offerto da altri telescopi smart, come il Seestar, le opzioni di editing disponibili sono leggermente più limitate, ma i risultati ottenuti anche senza intervenire manualmente tendono a essere sorprendentemente puliti già di base. Completano la dotazione software le modalità Mosaico, che permette di espandere il campo visivo fino a 4 volte componendo più scatti in una griglia 2x2, Panorama, pensata per la fotografia diurna ad altissima risoluzione, e Birding, che blocca e insegue automaticamente soggetti in movimento come uccelli in volo. Prima di passare ai risultati, vale la pena spiegare due concetti che torneranno utili. La scala Bortle misura l'inquinamento luminoso di un cielo notturno, su una scala da 1 (cielo perfettamente buio, tipico di zone remote) a 9 (pieno centro città). Più il numero è basso, migliori sono le condizioni per l'astrofotografia. Gli scatti che vedrete a breve sono stati eseguiti in condizioni miste, da valori 7/8 a un minimo di 4 (in Val di Ridanna). L'altro concetto è la Palette Hubble: una tecnica di elaborazione che assegna colori diversi da quelli reali a specifiche lunghezze d'onda captate dai filtri narrowband, per far risaltare meglio la struttura di alcune nebulose. Gli scatti che seguono sono tutti a colori naturali, non elaborati con questa tecnica. Il primo confronto interessante riguarda NGC 6910, nel Cigno: lo stesso bersaglio era già stato fotografato con il DWARF mini, ma qui il livello di dettaglio è nettamente superiore. Il risultato arriva da molti scatti da 15 secondi in modalità Alt-Az, e il risultato finale non è affatto male. La Crescent Nebula è un bersaglio da affrontare con un po' di esperienza alle spalle, essendo piuttosto piccolo e quindi meno immediatamente soddisfacente per chi è alle prime armi. Considerando che si tratta di soli 16 minuti di scatti, il risultato ottenuto è comunque sorprendente. Con NGC 7380 e IC 1396 (la Elephant's Trunk Nebula) è stato possibile lasciare il telescopio in funzione per un'intera notte, e la differenza si vede: entrambe le immagini risultano ben definite. Su IC 1396 in particolare è stata usata la modalità EQ con esposizioni da 60 secondi, un risultato che permette di apprezzare con chiarezza tutti i dettagli della celebre struttura a proboscide. NGC 6992, parte del complesso della Nebulosa Velo, ha ancora margine di miglioramento: vista la vicinanza con le altre porzioni della stessa nebulosa (Est e Ovest), sarebbe interessante sperimentare la modalità Mosaico, anche se richiede tempo e pazienza. Stesso discorso per la North America Nebula, uno dei primi bersagli testati con questo genere di telescopi: il soggetto si sviluppa parecchio anche in verticale, e anche qui la modalità mosaico, magari accumulando scatti per un'intera notte, potrebbe portare a risultati ancora più completi. IC 4701 è stato l'unico scatto non pienamente riuscito della prova: il risultato appare sfocato, probabilmente perché, vista l'altitudine del soggetto in quel momento, i 30 secondi di esposizione impostati in modalità Alt-Az erano eccessivi. Resta comunque uno scatto suggestivo. La Galassia di Andromeda è stata rifotografata in un secondo momento, questa volta tra le Alpi, in un cielo con scala Bortle 4, decisamente più favorevole rispetto ai test condotti in altri contesti. Per ottenere il risultato finale che vedete in galleria ho usato la modalità Multi stack, che usa foto di più noti per realizzare una composizione ancora più ricca di dettagli e con meno rumore. Potete unire gli scatti di più notti. Si tratta di un procedimento lungo, che può richiedere ore, ma basta lasciar lavorare il telescopio in pace (magari collegato a corrente) e lo troverete pronto per essere modificato in app.Piccola nota: la banda sottostante con i dati dello scatto è diversa da quella delle altre foto. L'app si è aggiornata in questi giorni ed è cambiato il sistema automatico che crea i watermark per le foto. Chiude la carrellata NGC 7063, un ammasso stellare fotografato durante una notte nuvolosa, con appena mezz'ora di finestra utile su pochi bersagli disponibili. Il risultato resta comunque suggestivo, soprattutto per chi si avvicina per la prima volta a questo tipo di fotografia e non si aspetta di vedere così tante stelle in un singolo scatto. Vale la pena chiarire un ultimo aspetto: anche il DWARF 3 salva in memoria i singoli scatti grezzi, in formato FITS, che possono essere scaricati e lavorati su PC con software dedicati come Siril per ottenere risultati ancora più puliti e dettagliati.Non si tratta quindi di immagini pescate da database online o generate con l'intelligenza artificiale, ma di scatti autentici, frutto della luce effettivamente raccolta dal sensore. Non ci dovrebbe essere bisogno di specificarlo, ma c'è chi online dubita della loro autenticità.In questo caso abbiamo scelto di pubblicare gli scatti così come restituiti dall'app, senza ulteriore elaborazione su PC, perché già di per sé ci sono sembrati piuttosto soddisfacenti. Dopo aver visto nel dettaglio cosa offre il DWARF 3, vale la pena tornare al confronto accennato in apertura. Il DWARF mini resta un ottimo punto di ingresso per chi vuole avvicinarsi all'astrofotografia spendendo poco e avendo il minimo ingombro possibile: sta letteralmente in una mano, ma paga questa compattezza con un sensore più piccolo e una risoluzione più contenuta. Il DWARF 3 fa un salto deciso su ogni fronte tecnico: sensore più grande, campo visivo più ampio, risoluzione superiore, modalità aggiuntive come Mosaico e Panorama, e una qualità d'immagine che, scatto dopo scatto, si vede chiaramente che è superiore. Non è quindi un discorso di "quale sia meglio", ma di quale strumento risponda meglio alle proprie esigenze: chi cerca la massima portabilità e un budget contenuto guarderà al mini, chi vuole risultati più ambiziosi senza necessariamente investire cifre folli troverà nel DWARF 3 la scelta più sensata. Chi invece punta ancora più in alto può guardare al DRACO, il nuovo top di gamma DWARFLAB annunciato di recente: apertura da 90mm, doppio sensore da 50MP, esposizioni fino a 300 secondi e un sistema di filtri avanzato capace di generare immagini in Palette Hubble con un solo tocco. Non va inteso come il successore del DWARF 3, quanto piuttosto come un modello che affianca la gamma su una fascia di prezzo e di prestazioni completamente diversa, quasi tre volte superiore. Comunque esce tra qualche settimana, avete tempo per pensarci. Il DWARF 3 ha un prezzo di 529 euro sul sito ufficiale DWARFLAB. Su Amazon Italia al momento non risulta disponibile, dove per ora si trova solo il DWARF mini. Si tratta di un prezzo che regge bene il confronto con il resto del mercato dei telescopi smart: il DWARF 3 se la gioca ad armi pari con il Seestar S30 Pro, in alcuni casi ottenendo risultati persino migliori, pur costando meno. La differenza rispetto al DWARF mini, che si attesta su una fascia di prezzo inferiore, è comunque contenuta se rapportata al salto di qualità offerto in termini di sensore, campo visivo e funzionalità. Il sample per questa recensione è stato fornito da DWARFLAB, che non ha avuto un'anteprima di questo contenuto e non ha fornito alcun tipo di compenso monetario. Qui trovate maggiori informazioni su come testiamo e recensiamo dispositivi su SmartWorld.L'articolo Recensione DWARF 3: il telescopio smart che sembra un rover marziano e fotografa lo spazio in 4K sembra essere il primo su Smartworld.