IL POSTO CHE SPETTA A TAIWAN

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di Daniela Binello – Il ministro degli Esteri della Repubblica di Cina (Taiwan), Lin Chia-lung, in un suo recente intervento si rivolge al mondo libero per aprire un ragionamento più ampio sull’ordine internazionale basato su regole precise, ma sottoposto ormai a pressioni sempre più intense. «Gli Stati autoritari cercano d’indebolire le garanzie e di rimodellare le norme internazionali – spiega il ministro – per asservirle ai propri interessi. Persino i principi fondamentali della risoluzione pacifica delle controversie e del divieto di ricorrere alla minaccia o all’uso della forza, sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite, sono stati apertamente messi in discussione e palesemente calpestati». Oggi la comunità internazionale si trova a un bivio cruciale, prosegue Lin Chia-lung, «o agiamo insieme per sostenere la giustizia, difendere lo stato di diritto e preservare la pace e la sicurezza, oppure assisteremo al progressivo crollo dell’ordine mondiale, che si porterà via con sé la libertà, l’autodeterminazione e la democrazia». Nella prima catena di isole dell’Indo-Pacifico, ci sono dei luoghi in cui questa scelta si presenta ancora più netta. «La sicurezza della regione è sottoposta a crescenti pressioni da parte della Cina, che continua a ricorrere a tattiche di “zona grigia”, tra cui intimidazioni militari, intrusioni informatiche e coercizione economica, nel tentativo di ridefinire unilateralmente le regole e le norme esistenti» aggiunge ancora Lin Chia-lung, sottolineando che Taiwan è in prima linea nella difesa della libertà e della democrazia e che continuerà a sostenere con fermezza il suo status quo, perché preservare la pace e la stabilità nella regione non rappresenta solo l’interesse di Taiwan, ma è una preoccupazione condivisa dalla comunità internazionale. Lo Stretto di Taiwan, una delle rotte marittime più trafficate al mondo, è un’arteria fondamentale per le catene di approvvigionamento internazionali. La sua importanza per la sicurezza e la prosperità globali trova riscontro nelle dichiarazioni del G7, così come in altri vertici e incontri ministeriali tra Giappone, Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda e altri Paesi. «Ma l’integrità dell’ordine basato sulle regole – sottolinea il ministro degli Esteri taiwanese – è minacciata anche dall’interpretazione distorta da parte della Cina della Risoluzione 2758 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Adottata nel 1971, la Risoluzione riguarda la rappresentanza della Cina presso l’Onu. Il testo non menziona Taiwan, non ne definisce lo status politico, né affronta la questione della sua partecipazione al sistema delle Nazioni Unite. Nonostante ciò, la Cina ha cercato di confondere la Risoluzione 2758 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con il cosiddetto “principio di una sola Cina” e di utilizzare la Risoluzione per impedire la partecipazione di Taiwan alle Nazioni Unite e ad altre organizzazioni internazionali. Se non contrastata, questa distorsione potrebbe costituire un pericoloso precedente giuridico e fungere da pretesto per future azioni militari nello Stretto di Taiwan». Nonostante la sua esclusione dall’Onu, Taiwan appare determinata a fungere da forza positiva. I punti di forza di cui Taiwan dispone nei settori della produzione manifatturiera avanzata, dell’addestramento per fronteggiare le catastrofi e dell’efficienza della sanità pubblica potrebbero apportare un contributo alla comunità internazionale in molti modi. Taiwan persegue una politica estera orientata alla creazione di valore aggiunto, basata sul rafforzamento delle alleanze democratiche, sulla promozione della sicurezza collettiva e sul consolidamento della resilienza economica. Collaborando con partner che condividono gli stessi principi, Taiwan promuove la democrazia, i diritti umani e la libertà in tutto il mondo. «Nei settori dei semiconduttori, dell’IA e della tecnologia, in cui Taiwan è leader, siamo impegnati a costruire catene di approvvigionamento sicure, resilienti e libere da qualsiasi dipendenza da regimi autoritari» ricorda Lin Chia-lung riferendosi al Diplomatic Allies Prosperity Project. Poi il ministro fa alcuni esempi concreti che includono la collaborazione con il Paraguay per la realizzazione di un sistemainformativo sanitario integrato, la costruzione di un impianto di riserva strategica di petrolio in Eswatini e la collaborazione con l’Ospedale Nazionale di Palau nel campo dell’assistenza sanitaria intelligente.Khalilur Rahman, ex ministro degli Esteri del Bangladesh, eletto alla guida dell’81a Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha individuato nel ripristino della fiducia e nella gestione della trasformazione istituzionale i temi principali della sua presidenza. Taiwan, conferma il ministro Lin Chia-lung, «condivide questi obiettivi ed è pronta a contribuire alla loro realizzazione». Infine lancia un appello: «Chiediamo alla comunità internazionale di difendere i principi di inclusività, di non lasciare indietro nessuno, di risolvere le controversie in modo pacifico e di astenersi dal ricorrere alla minaccia o all’uso della forza. Questi imperativi sono alla base dell’ordine internazionale fondato sulle regole e dovrebbero essere applicati senza eccezioni. Il mondo libero ha bisogno di Taiwan e un’Organizzazione delle Nazioni Unite più forte e credibile ha bisogno della partecipazione significativa di Taiwan. Garantire la partecipazione significativa di Taiwan alle Nazioni Unite è quindi essenziale per costruire un ordine internazionale più inclusivo, sicuro, resiliente e basato sulle regole». Così nel suo intervento il ministro Lin Chia-lung.