Erano le ore 14,46 in Italia, quando un aereo del volo United Airlines 93 si schiantò contro la Torre nord del World Trade Center di New York. 17 minuti dopo un secondo aereo (UA 175) colpì la Torre sud. In pochi minuti le agenzie di stampa di tutto il mondo batterono la notizia. L’impatto psicologico, in occidente fu fortissimo, anche perché il grande evento che segnò la storia si mischiò, immediatamente, con centinaia di milioni di storie personali che legano i singoli individui, di tutto il mondo, (me incluso) a quel luogo, fino a far vivere quell’attentato come un trauma personale.A venticinque anni di distanza, cosa rimane impresso nella mente di quel giorno che ha sconvolto il mondo? 11 settembre 2001. O – più semplicemente – 11 Settembre, come venne presto chiamato, un termine precedentemente noto come il principale numero di emergenza in Nord America, ma ora per sempre associato a un attacco terroristico islamista che ha ucciso 2.977 persone provenienti da oltre 100 Paesi, senza contare i 19 dirottatori.Forse, inizialmente, fu pura confusione, mentre i canali di informazione interrompevano la normale programmazione per trasmettere le immagini di Lower Manhattan. La Torre Nord del World Trade Center era in fiamme. Una densa colonna di fumo grigio antracite oscurava quello che in quella mattina d’autunno era stato un cielo azzurro quasi senza nuvole. Forse fu lo shock di vedere il secondo aereo schiantarsi contro la Torre Sud, quando divenne immediatamente chiaro che la colpa era del terrorismo, non di un errore del pilota o di un guasto meccanico.Alcuni ricorderanno il presidente George W. Bush che leggeva il libro “La capretta domestica” (the pet Goat) a un gruppo di scolari a Sarasota, in Florida, mentre il suo capo di gabinetto, Andrew Card, con il volto pallido, gli sussurrava all’orecchio: “Un secondo aereo ha colpito la seconda torre”.Il primo grande evento globaleNon solo l’America, ma il nostro mondo era cambiato con una rapidità frenetica. Il primo aereo colpì la facciata nord della Torre Nord alle 8:46 (ora locale). Il secondo aereo si schiantò contro la facciata sud della Torre Sud alle 9:03. Poco più di 30 minuti dopo, alle 9:37, anche Washington D.C. era sotto attacco. Il volo 77 dell’American Airlines si schiantò contro il Pentagono, come le Torri Gemelle di New York, simbolo dell’egemonia statunitense. Alle 10:30 del mattino, il World Trade Center aveva cessato di esistere; così come l’autocompiacimento del mondo post-Guerra Fredda, quando l’America sembrava inattaccabile.Avvenuto all’alba di un nuovo millennio, l’11 Settembre è stato il primo grande evento globale dell’era globalizzata. Nei primi anni del nostro nuovo mondo online, dove il flusso di informazioni era istantaneo, l’11 Settembre è diventato un’esperienza condivisa, intima e immediata. Come ha cambiato l’America e il mondo intero? Qual è il suo significato nel settembre 2026?George W. Bush, un presidente repubblicano giunto alla Casa Bianca in circostanze così controverse, vide il suo indice di gradimento salire al 90 per cento. Dopo aver tenuto un discorso davanti a una sessione congiunta del Congresso il 20 settembre – un discorso in cui annunciò l’inizio di una “guerra al terrorismo“.La guerra in IraqL’unità nazionale mostrò i primi segni di cedimento nel 2022 quando entrarono in gioco gli effetti del Patriot USA Act. Ancora più controversa fu la decisione dell’amministrazione Bush di colpire il presidente iracheno Saddam Hussein.La mossa fu discussa per la prima volta dalla cerchia ristretta del presidente statunitense nel fine settimana successivo all’11 Settembre, nonostante non vi fossero prove che collegassero Hussein agli attentati. La guerra in Iraq iniziò nel marzo 2003 con il bombardamento di Baghdad, noto come “shock and awe” (colpisci e terrorizza).Prima degli attacchi, l’amministrazione Bush giustificò l’azione militare con affermazioni che si rivelarono false e fuorvianti sul presunto arsenale iracheno di armi di distruzione di massa. Le motivazioni a favore della guerra, presentate in modo memorabile al tavolo a ferro di cavallo del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a New York dall’allora segretario di Stato americano Colin Powell, non riuscirono a convincere gran parte del Paese.Mentre tre quarti degli americani appoggiavano l’intervento militare in Afghanistan, solo la metà sosteneva l’Operazione Iraqi Freedom, l’invasione dell’Iraq. Il Pentagono si aspettava che la guerra finisse in fretta. “Cinque giorni, cinque settimane o cinque mesi”, predisse l’allora segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, “ma di certo non durerà più a lungo”. Durò, invece, otto anni, nove mesi e 26 giorni, da marzo 2003 a dicembre 2011.La guerra costò la vita ad almeno 110.000 iracheni e oltre 4.000 americani. Altri 31.952 americani rimasero feriti in combattimento. Oltre al costo umano della guerra, ci fu anche un costo finanziario, stimato tra 1.500 miliardi di dollari e 3.000 miliardi di dollari.Nel periodo precedente alla guerra in Iraq, tuttavia, l’amministrazione Bush dilapidò l’unità dell’Occidente, mentre la solidarietà espressa nell’immediatezza dell’attentato lasciò il posto ad un antiamericanismo ancora più marcato che in precedenza, come ebbe a ricordare Revel (Jean-François Revel, L’Obsession anti-américaine […] , 2002).Il rovesciamento di Saddam Hussein e il crollo del suo regime baathista portarono al caos in tutto l’Iraq, scatenando una guerra civile settaria in cui separatisti sciiti, sunniti e curdi si sono contesi il controllo e l’autogoverno. Il successivo ritiro delle forze statunitensi nel 2011 ha creato un vuoto di sicurezza in cui i gruppi jihadisti hanno prosperato.Cambiamenti di potereLe conseguenze dell’11 Settembre hanno portato a cambiamenti di potere che si fanno sentire ancora oggi. L’Iran ha tratto enormi vantaggi dalla guerra in Iraq, perché ha portato alla destituzione del suo principale nemico, Saddam Hussein, che era anche l’artefice e il comandante in tempo di guerra del conflitto Iran-Iraq che imperversò per tutti gli anni ’80.Da allora, il contenimento dell’Iran e la prevenzione della sua conquista di armi nucleari sono diventati un obiettivo chiave della politica estera dei presidenti statunitensi, da Barack Obama a Donald Trump.Il XX secolo era stato il secolo americano. Nel 2008, quando Pechino ospitò le Olimpiadi estive, sembrava che il XXI secolo potesse diventare il secolo cinese. Non vivevamo più in un mondo unipolare, dove la preminenza americana era data per scontata.Il fallimento nel trovare armi di distruzione di massa in Iraq minò la credibilità americana. Dopo l’Afghanistan e l’Iraq, gli Stati Uniti divennero più cauti nel proiettare la propria potenza militare. La strategia di Obama durante la guerra in Libia del 2011, come spiegò un suo consigliere senior alla rivista “New Yorker”, era quella di “guidare da dietro le quinte”, con Francia e Regno Unito alla guida militare.L’impatto sulla politica UsaPer anni, l’11 Settembre continuò ad avere un impatto sulla politica americana. Nelle elezioni di metà mandato del 2002, l’amministrazione Bush trasformò la battaglia per il controllo della Camera dei Rappresentanti e del Senato in una “elezione in divisa” dominata dalla sicurezza nazionale. In tal modo, George W. Bush divenne il secondo presidente dalla Seconda Guerra Mondiale a registrare un aumento di consensi per il proprio partito alle elezioni di metà mandato.Nel 2008, Obama trasse vantaggio dalla sua opposizione all’impopolare guerra in Iraq, in parte perché offriva un chiaro punto di differenziazione dalla sua rivale per la nomination democratica alla presidenza, la senatrice Hillary Clinton, che votò a favore della guerra.L’11 Settembre colpì la psiche americana. Nel primo anniversario, più della metà degli adulti ha dichiarato di sentirsi più spaventata, diffidente e vulnerabile a seguito degli attacchi. In un istante è andata in frantumi la convinzione americana, radicata da tempo, che due grandi oceani, l’Atlantico e il Pacifico, proteggessero la terraferma dagli attacchi. Comprensibilmente, gli abitanti delle città erano i più ansiosi, soprattutto quelli di New York e Washington D.C.Nella loro vita quotidiana, gli americani furono costretti a sopportare nuovi disagi come controlli più severi negli aeroporti e il divieto di portare coltellini e taglierini sugli aerei. Conti bancari, e-mail e telefonate potevano essere più facilmente monitorati dalle agenzie governative. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, agli americani non fu chiesto di fare molti sacrifici. Invece di aumentare le tasse per finanziare la guerra, l’amministrazione Bush approvò una serie di tagli fiscali. La coscrizione non fu mai seriamente presa in considerazione né dall’amministrazione Bush né dai legislatori di Capitol Hill.Nonostante le fosche previsioni successive all’11 Settembre, secondo cui attacchi terroristici con numerose vittime, potenzialmente con l’impiego di armi di distruzione di massa, sarebbero potuti diventare la nuova normalità americana, non si è verificato alcun attacco paragonabile.Significativamente, l’unico altro evento descritto con la semplice abbreviazione della data è il 6 gennaio 2021, o “J6”, come Donald Trump chiama spesso con riverenza l’assalto al Campidoglio e il tentativo di ribaltare la vittoria di Joe Biden alle elezioni presidenziali del 2020.A distanza di un quarto di secolo, quanto epico appare oggi l’11 Settembre? Considerata la misura in cui la Cina sta ora rivaleggiando con gli Stati Uniti per il predominio, si potrebbe plausibilmente sostenere che non sia stato nemmeno l’evento geopolitico più significativo della seconda metà del 2001.Allo stesso modo, il crollo della banca d’investimento Lehman Brothers il 15 settembre 2008 si è rivelato più significativo per un numero maggiore di americani rispetto alla distruzione delle Torri Gemelle. Il crollo finanziario ha creato una crisi di fiducia economica che ha fatto apparire il sogno americano come una chimera. Milioni di genitori, sia in campagna che in città, non credevano più che i loro figli avrebbero avuto una vita più agiata della loro.Le ripercussioni politiche delle guerre dell’11 Settembre si fanno sentire ancora oggi. La presidenza di Joe Biden non si è mai ripresa dal caos del ritiro statunitense dall’Afghanistan e dal ritorno al potere dei Talebani. In quel momento, i suoi sondaggi crollarono e non riuscì mai a riprendere l’iniziativa.Inquietudine e divisioneGli Stati Uniti hanno iniziato questo secolo con un atteggiamento fiducioso. I fuochi d’artificio che salutarono, a Washington, l’avvento del nuovo millennio illuminarono il Washington Memorial, facendo sembrare quell’imponente obelisco un gigantesco numero uno. L’allora presidente Bill Clinton si era vantato di aver costruito un ponte verso il XXI secolo.Solo 21 mesi dopo, tuttavia, l’America era diventata una terra diversa: inquieta anziché ottimista riguardo al futuro. Ora, 25 anni dopo, un Paese che si è unito in quell’ora terribile è segnato più da un odio reciproco. Il bipartitismo ha lasciato il posto all’iperpartitismo. Il sistema di alleanze statunitense non si è sgretolato – ma ha subito un riequilibrio interno, poiché le vecchie amicizie si sono trasformate in aperta ostilità.L’era americana, quel periodo di ineguagliabile supremazia post-Guerra Fredda, è giunta al termine. Gli attacchi dell’11 settembre e la risposta dei presidenti che si sono succeduti, sia in patria che all’estero, sono la chiave per comprenderne il declino.L'articolo 25 anni dopo: come l’11 Settembre continua a plasmare la politica Usa proviene da Nicolaporro.it.