Emma Bonino è morta a 78 anni: addio alla storica leader radicale che ha segnato l’Italia

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Emma Bonino è morta questa mattina, 11 settembre 2026, a Roma, all’età di 78 anni. Era stata ricoverata il 7 settembre all’ospedale Santo Spirito in seguito a un malore e le sue condizioni erano state definite fin dall’inizio delicate. Nelle ultime ore era uscita dalla terapia intensiva ed era stata trasferita in una struttura privata, prima della notizia della morte che chiude una delle biografie politiche più lunghe e singolari dell’Italia repubblicana.Definire Emma Bonino soltanto una politica, però, restituisce solo una parte della sua storia. Deputata, parlamentare europea, commissaria europea, vicepresidente del Senato e ministra degli Esteri: le cariche ricoperte raccontano la sua presenza nelle istituzioni, ma non spiegano fino in fondo perché il suo nome sia entrato nell’immaginario collettivo italiano. Bonino è stata soprattutto una protagonista delle grandi trasformazioni civili iniziate negli anni Settanta, una donna capace di portare nel dibattito pubblico questioni che per molto tempo la politica aveva preferito lasciare ai margini.Aborto, autodeterminazione, divorzio, condizioni delle carceri, pena di morte, eutanasia, fame nel mondo, diritti delle donne, giustizia internazionale ed Europa: molte delle battaglie alle quali ha legato il proprio nome sono diventate parte della discussione culturale del Paese ben oltre i confini del Partito Radicale. Altre sono rimaste controverse e continuano a dividere. È anche per questo che raccontare oggi Emma Bonino significa raccontare, inevitabilmente, un pezzo della storia della Repubblica.Emma Bonino, dagli anni Settanta alla battaglia per l’abortoNata a Bra il 9 marzo 1948, Emma Bonino si trasferisce a Milano alla fine degli anni Sessanta e si laurea alla Bocconi nel 1972 in Lingue e letterature straniere, discutendo una tesi sull’autobiografia di Malcolm X. La sua formazione politica comincia pochi anni dopo e coincide immediatamente con una delle questioni più controverse dell’Italia dell’epoca: l’aborto.Nel 1975 entra nel Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto (CISA) e partecipa alla campagna per la legalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza, arrivando ad autoaccusarsi del reato di procurato aborto. È uno dei momenti che definiscono fin dall’inizio il suo modo di intendere l’attivismo: non limitarsi alla dichiarazione politica, ma utilizzare la disobbedienza civile e l’esposizione personale per costringere le istituzioni e l’opinione pubblica a confrontarsi con un problema.Nel 1976, a soli 28 anni, viene eletta alla Camera con il Partito Radicale. Comincia così una presenza nelle istituzioni destinata, con fasi diverse, a proseguire per decenni. Accanto a lei c’è Marco Pannella, con il quale formerà uno dei sodalizi politici più riconoscibili della Prima Repubblica.Safe Heart ODV, aperitivo solidale al Museo Bagatti ValsecchiEmma Bonino e Marco Pannella: le battaglie radicali che entrarono nel costume italianoIl rapporto con Pannella è fondamentale per comprendere la prima parte della storia politica di Bonino, ma ridurla alla sua “erede” sarebbe altrettanto limitante. I Radicali di quegli anni rappresentavano una realtà numericamente piccola rispetto ai grandi partiti di massa, eppure riuscivano a occupare uno spazio enorme nella discussione pubblica attraverso referendum, scioperi della fame, raccolte di firme, campagne mediatiche e iniziative di disobbedienza civile.Bonino diventa uno dei volti di quella stagione. Le battaglie radicali entrano nelle case degli italiani e finiscono per accompagnare una trasformazione che non è soltanto legislativa, ma anche culturale: temi appartenenti alla sfera privata diventano materia di confronto pubblico e il concetto stesso di libertà individuale assume un peso nuovo nel linguaggio politico.Il sodalizio con Pannella attraverserà decenni, ma non sarà eterno. Negli ultimi anni emergeranno divergenze profonde e Bonino costruirà una propria traiettoria politica. Quello che rimarrà, al di là delle successive separazioni, è l’impronta di una stagione nella quale i Radicali riuscirono spesso a incidere sulla società italiana molto più di quanto lasciassero immaginare i loro risultati elettorali.Foto: Ipa agencyEmma Bonino tra destra e sinistra: una figura difficile da classificareÈ proprio osservando la sua carriera istituzionale che diventa difficile definire Emma Bonino attraverso una semplice appartenenza alla sinistra. La sua matrice rimane radicale, liberale e libertaria, ma nel corso degli anni la sua storia incrocia maggioranze e governi molto differenti.Nel 1994 viene eletta alla Camera in un collegio nel quale è sostenuta dalla coalizione di centrodestra e, dopo l’elezione, entra nel gruppo parlamentare di Forza Italia. L’anno successivo è il primo governo Berlusconi a indicarla come commissaria europea. A Bruxelles le vengono affidate le deleghe ai consumatori, alla pesca e agli aiuti umanitari.Negli anni successivi entrerà invece nei governi di centrosinistra: nel 2006 sarà ministra per il Commercio internazionale e le Politiche europee nel governo Prodi II, mentre nel 2013 Enrico Letta la sceglierà come ministra degli Esteri.Più che una politica collocabile stabilmente lungo l’asse destra-sinistra, Bonino ha quindi rappresentato una tradizione radicale con una propria identità: fortemente europeista, liberale sul piano economico e libertaria sui diritti individuali. Una combinazione che le ha consentito di dialogare con mondi differenti e che, allo stesso tempo, l’ha resa una figura frequentemente contestata sia a destra sia a sinistra.George Clooney al Festival di Venezia 2026: il Leone d’Oro e l’attacco a TrumpDall’Italia all’Europa: Sarajevo, Kabul e le missioni umanitarieL’esperienza europea è probabilmente uno dei passaggi che trasformano Emma Bonino da protagonista della politica italiana in una figura conosciuta anche fuori dai confini nazionali. Appena nominata commissaria europea nel gennaio 1995, parte per l’ex Jugoslavia e raggiunge Sarajevo e Mostar mentre la guerra è ancora in corso.Da quel momento gli aiuti umanitari diventano uno dei terreni centrali della sua attività. Negli anni successivi compie missioni in Ruanda, Somalia, Sudan, Kurdistan iracheno e Afghanistan, portando l’attenzione dell’Europa su guerre e crisi umanitarie che spesso faticavano a trovare spazio nell’agenda politica occidentale.Nel 1997 arriva a Kabul per denunciare le condizioni imposte alle donne dal regime dei Talebani e viene arrestata insieme alla sua delegazione. Dopo il ritorno promuove la campagna Un fiore per le donne di Kabul. Parallelamente continua il lavoro per l’istituzione della Corte penale internazionale, per la lotta contro le mine antiuomo, contro le mutilazioni genitali femminili e per la moratoria della pena di morte.È in questa fase che il nome di Bonino smette definitivamente di appartenere soltanto alla politica interna italiana. La sua idea di Europa non coincide semplicemente con un mercato comune o con un insieme di istituzioni, ma con un soggetto politico chiamato ad assumersi responsabilità internazionali nella tutela dei diritti.Foto: wikimedia commonsEmma Bonino e la cultura italiana: quando la politica diventa una battaglia sulle paroleC’è però una dimensione meno immediata della sua eredità che aiuta a comprenderne il peso: quella culturale. Emma Bonino non è stata una scrittrice nel senso tradizionale del termine, ma è stata per decenni una produttrice di idee, campagne, editoriali, libri-intervista e parole entrate stabilmente nel dibattito pubblico italiano.La sua formazione universitaria, con una tesi dedicata a Malcolm X, anticipa in qualche modo l’interesse per i movimenti di emancipazione che accompagnerà la sua vita. Negli anni collabora con diverse testate e nel 2011 ripercorre le proprie battaglie nel libro-intervista I doveri della libertà, curato da Giovanna Casadio.Il titolo è particolarmente significativo perché contiene uno dei concetti che attraversano tutta la sua esperienza politica: per Bonino la libertà non coincideva semplicemente con la possibilità di fare ciò che si desidera, ma implicava responsabilità individuale e capacità di assumersi le conseguenze delle proprie scelte.È anche attraverso questo lessico che il radicalismo ha influenzato la cultura italiana. Parole come autodeterminazione, libertà di scelta, Stato di diritto e responsabilità individuale, oggi presenti normalmente nella discussione pubblica, negli anni Settanta avevano un peso molto diverso. Bonino contribuì a portarle fuori dalle cerchie militanti e dentro il confronto nazionale.Mauro Marin, il vincitore del Grande Fratello 2010, indagato per violenza sessuale: l’accusa della 29enneEmma Bonino e le donne: una storia cominciata dal corpoTra tutti i fili che attraversano la sua biografia, quello delle donne rimane probabilmente il più riconoscibile. La storia pubblica di Bonino nasce proprio nel momento in cui decide di trasformare una questione considerata privata e persino indicibile, quella dell’aborto clandestino, in una battaglia politica.Negli anni successivi il suo impegno si allargherà alle condizioni delle donne in altri Paesi, dalla lotta contro le mutilazioni genitali femminili alla denuncia della condizione femminile nell’Afghanistan dei Talebani. La sua idea di emancipazione non coincideva necessariamente con tutte le correnti del femminismo italiano e non sono mancate divergenze, ma il contributo di Bonino alla costruzione di un dibattito pubblico sull’autodeterminazione femminile resta uno degli elementi centrali della sua storia.È stata inoltre una delle donne italiane capaci di raggiungere alcune delle più alte cariche istituzionali in un’epoca in cui la politica nazionale rimaneva largamente dominata dagli uomini. Non lo ha fatto cercando di cancellare il proprio passato da militante radicale, ma portando quella stessa identità dentro il Parlamento, il governo e le istituzioni europee.«Io non sono il tumore che mi ha colpita»: Emma Bonino e la malattiaNel gennaio 2015 Emma Bonino annuncia pubblicamente di avere un tumore al polmone. Anche davanti alla malattia sceglie di utilizzare la parola pubblica, rifiutando che la diagnosi diventasse una nuova identità.«Io non sono il tumore che mi ha colpita» è una delle frasi rimaste più legate a quel periodo e, riletta oggi, appare coerente con un’intera vita costruita intorno al principio secondo cui nessuna condizione dovrebbe cancellare l’identità e la libertà dell’individuo.Nel 2023 annuncia di essere guarita dal tumore, dopo otto anni. Negli anni successivi affronta però diversi problemi respiratori e nuovi ricoveri. Nel novembre 2024, dopo essere stata dimessa dall’ospedale, riceve nella sua abitazione romana la visita di Papa Francesco.L’immagine della storica leader delle battaglie laiche italiane accanto al Pontefice diventa quasi il simbolo finale delle contraddizioni solo apparenti della sua biografia. Francesco la definì una «grande donna»: un riconoscimento proveniente da un mondo con il quale Bonino aveva avuto profondissime divergenze, ma anche numerosi terreni di dialogo, dalla povertà alle migrazioni fino alla dignità della persona.Foto: Ipa agencyLe frasi celebri di Emma Bonino: libertà, scelta e democraziaLe parole sono state una componente essenziale della sua attività politica e alcune frasi permettono oggi di ricostruire meglio il pensiero che ha accompagnato le sue battaglie.«Sulla vita ci deve essere una libertà di scelta personale, non c’è nulla di estremista nel dirlo, mia madre che è cattolica mi ha insegnato il libero arbitrio».E ancora, parlando di democrazia e nonviolenza:«Il diritto a manifestare in maniera non violenta è un pilastro irrinunciabile della democrazia».C’è infine quella frase pronunciata durante la malattia, probabilmente la più personale e una delle più conosciute:«Io non sono il tumore che mi ha colpita».Tre affermazioni diverse, ma unite dallo stesso principio: l’individuo non dovrebbe essere privato della possibilità di scegliere, esprimersi e determinare la propria esistenza.Addio a Emma Bonino: l’eredità di una protagonista della RepubblicaEmma Bonino lascia una storia politica che non necessita di essere trasformata in un racconto privo di contraddizioni per essere riconosciuta come importante. Le sue posizioni hanno diviso, alcune sue scelte sono state duramente contestate e il suo radicalismo non è mai stato pensato per ottenere un consenso unanime. È proprio questo, però, a spiegare in parte la sua centralità.Dalla ragazza che negli anni Settanta si autoaccusava per l’aborto clandestino alla parlamentare; dalla lunga stagione accanto a Marco Pannella alla rottura con il leader radicale; dalla candidatura alla Presidenza della Repubblica alla Commissione europea; dalle missioni nei teatri di guerra al ministero degli Esteri, Bonino ha attraversato cinquant’anni di Italia repubblicana mantenendo una fisionomia politica difficilmente sovrapponibile a quella di un singolo partito.È stata radicale e istituzionale, liberale e libertaria, profondamente laica ma capace di costruire un dialogo con il mondo cattolico, sostenuta in alcuni momenti dal centrodestra e ministra in governi di centrosinistra. Una biografia piena di passaggi che spiegano perché definirla semplicemente “di destra” o “di sinistra” non sarebbe sufficiente.Oggi, nel giorno della sua morte, rimane soprattutto la dimensione storica. Non è necessario condividere le battaglie di Emma Bonino per riconoscere che molte delle questioni sulle quali l’Italia continua a discutere portano anche la traccia della sua presenza.Con Emma Bonino scompare una delle ultime grandi protagoniste della stagione politica e culturale che ha trasformato l’Italia dagli anni Settanta in poi. E con lei se ne va una donna che, per più di mezzo secolo, ha scelto quasi sempre di stare esattamente dove il dibattito era più difficile.| Da Rumors.it