Questo weekend è ancora bello: Roma, Trento, Parma

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Ormai l’estate è alle spalle o quasi, il cambiamento meteo di questi giorni ha voluto lanciare un segnale – simbolico e non solo simbolico – molto chiaro. Avremo modo di fare un lungo punto su come sia stata questa stagione estiva di festival, però resta sempre bello tentare di allungarne la durata il più possibile. Ecco allora che segnaliamo volentieri un trittico di eventi molto diversi fra loro, ma tutti notevoli: per certi versi rappresentano le tre anime “tipiche” dei festival che piacciono a noi. Rispettivamente: storia e consistenza, freschezza e contaminazione, competenza e coraggio. Partiamo, noblesse oblige, con Dissonanze. La rinascita dell’anno scorso era stata per certi versi una bella notizia, per altri una operazione forse un po’ affrettata e forse affrontata non con la giusta cura. Ma del resto non esiste “giusta cura” che possa far tornare il festival così come era originariamente era, ma non per altro, ma perché senza il suo fondatore – l’immenso Giorgio Mortari – Dissonanze non sarà mai “quel” Dissonanze. Rivedere messo in pista il marchio, nel 2025, in una maniera forse un po’ troppo “in corsa” e preparata non con maniacale perfezione aveva lasciato sotto vari punti di vista l’amaro in bocca. Infatti gli esiti erano stati così così.Ci vuole però massima stima e massimo rispetto per chi non si arrende alle prime difficoltà, per chi ha un progetto a lungo termine. Ed evidentemente è il caso di questo “nuovo” Dissonanze. Che in questa seconda edizione P.M. (ovvero, Post Mortari) si ripresenta con una line up dove ci sono due totali vendi-biglietti (Björk, anche grazie al rapporto di lunghissima data, pluriventennale, del suo agente storico con chi organizza l’attuale Dissonanze, e la prezzemolina dj-nazionalpopolare Peggy Gou) ma ci sono anche molte scelte interessanti, molta ricerca, molta testa, molto equilibrio tra dance e sperimentazione, tra storia senza tempo e futuro sfidante. Col giusto per tempo per lavorare a tutto il progetto, non come l’anno scorso, il festival dimostra di crescere e crescere bene. Insomma, l’anno scorso siamo rimasti un po’ perplessi, quest’anno invece diciamo convinti che se siete a Roma, vale la pena passare il weekend all’Auditorium. Visualizza questo post su Instagram Un post condiviso da Dissonanze (@dissonanzeofficial)Altra scelta del weekend, stavolta se state su latitudini molto settentrionali – o se volete visitare un territorio che è sempre il massimo come accoglienza, come bellezza, come cura – ecco Poplar. C’è subito da dire una cosa: Poplar è un festival sulla bocca di tutti gli addetti ai lavori e, in generale, di chiunque ci sia già stato. Tutti ne parlano bene, con entusiasmo sincero. (L’antipasto di Poplar, con Angine de Poitrine, al MART di Rovereto: notevole; continua sotto)Nato e sviluppatosi in un territorio appunto bellissimo ed anche benestante ma con poca tradizione per quanto riguarda i grossi eventi (…o tradizioni orribili: tipo i soldi scialacquati per una Arena Rock sterminata che ha avuto un senso solo quando è stata inaugrata da Vasco Rossi, per il resto si è rivelata dieci volte più inutile e senza senso del reggiano Campovolo, e ce ne vuole), con la sola forza delle cose fatte bene, del metodo, delle idee e della passione si è ritagliato uno spazio importante anche dal punto di vista dell’autorevolezza (è stato ad oggi il primo ed unico festival ad ospitare gli Angine De Poitrine nel momento in cui TUTTI avrebbero fatto carte false per ospitarli ed averli) e, in generale, con un approccio che prende sempre più piede qui in Italia, combina sensibilità indie/pop e competenza sull’elettronica, cercando anche le striature in cui questi due universi lontani e quasi contrapposti si incrociano e s’intrecciano. Visualizza questo post su Instagram Un post condiviso da Poplar Festival (@poplar_festival)Last nut not least, Superflat. Un festival piccolo rispetto ai due nominati prima, un vero e proprio boutique festival (anche grazie alla venue, quel Post War Cinema Club dalla storia e dalla forma molto interessante), ma un festival nato con grande, grandissima competenza. E questa continua ad essere la sua cifra: con orgoglio, con costanza, con consapevolezza. Qui le contaminazioni non solo con l’indie o altro, si sta nell’alveo dell’elettronica e della dj culture, ma questo alveo lo si esplora con nomi di talento autentico, non mediatico. La curatela che c’è attorno alle scelte di Superflat è qualcosa di cui ogni appassionato reale dovrebbe andare orgoglioso. Soprattutto, è una curatela che evita i diktat delle “solite” agenzie (che ehi fanno il loro lavoro, non diamo la colpa ad esse; sta ai direttori artistici riuscire a costruire qualcosa anche senza sottostare alle loro scelte “obbligate”) e che dà molto – e giusto – risalto al talento locale e italiano in generale, con sguardo a 360° nel senso più autentico, nobile ed approfondito del termine. Superflat insomma è uno di quei labour of love da supportare in modo convinto, combinazione di passione e competenza anche senza avere la potenza di fuoco – e le ambizioni di fatturato – della “impresa industriale”. Ci torneremo, su questo concetto. Ma intanto questo weekend ci sono tre gran belle cose tra cui scegliere. È una fortuna. Visualizza questo post su Instagram Un post condiviso da Superflat (@superflat.pwcc)The post Questo weekend è ancora bello: Roma, Trento, Parma appeared first on Soundwall.