Dalle auto all’Iron Dome: Volkswagen vende la fabbrica di Osnabrück. Quali altri impianti europei sono pronti a convertirsi alla difesa

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Dopo 125 anni a produrre automobili, lo stabilimento Volkswagen di Osnabrück, nel nord-ovest della Germania, comincerà a fabbricare sistemi e componenti per la difesa aerea. Nei giorni scorsi, i vertici del colosso tedesco hanno raggiunto un accordo con il Land della Bassa Sassonia e Aurelius Capital, un gruppo di investimento israeliano che dovrebbe acquisire la maggioranza del sito. La conversione deve ancora cominciare ma potrebbe avvenire già a partire dal prossimo anno. Se così fosse, la fabbrica di Osnabrück diventerebbe il primo caso europeo di trasformazione integrale di un grande stabilimento automobilistico in un polo industriale della difesa.La crisi di VolkswagenSecondo quanto scrive il Financial Times, Aurelius dovrebbe diventare l’azionista di maggioranza della nuova società che gestirà il sito, mentre la Bassa Sassonia manterrà una partecipazione. Il primo progetto sarà sviluppato con Rafael Advanced Defence Systems, il colosso israeliano che produce l’Iron Dome, il sistema di intercettazione di missili che protegge lo Stato ebraico. In questo modo, Volkswagen si libera di un altro stabilimento, uno dei tanti che verranno sacrificati in nome del maxi-piano di tagli e licenziamenti annunciato dai vertici del colosso tedesco. Ma ciò che accadrà alla fabbrica di Osnabrück è il sintomo di una trasformazione ben più ampia che attraversa l’automotive europeo, vale a dire la conversione verso il settore della difesa.Il “travaso” occupazionale verso l’industria della difesaLa Germania ha un problema con le automobili e un problema opposto con la difesa. Nel primo caso, ci sono fabbriche che producono troppo rispetto a quanto il mercato riesce ad assorbire, specialmente ora che i costi elevati, la concorrenza cinese e la transizione all’elettrico hanno messo sotto pressione le grandi case automobilistiche tedesche. Nel secondo caso, c’è una domanda industriale che cresce rapidamente, anche per effetto del maxi-piano di difesa annunciato da Bruxelles e agli ingenti investimenti che i governi si preparano a riversare nel settore degli armamenti. Dopo decenni di sottoinvestimenti, anche Berlino deve ricostruire la sua capacità produttiva militare. E per farlo servono esattamente alcune delle cose che l’industria automobilistica già possiede: fabbriche, macchinari, ingegneri, operai specializzati, catene di fornitura.Le altre fabbriche europee pronte a convertirsiNon è un caso, infatti, che le case automobilistiche europee stiano cercando di capire quanto del proprio patrimonio industriale possa essere utilizzato per la difesa. Ma finora non c’è stata alcuna fabbrica che ha riconvertito interamente la produzione. In Francia, Renault ha individuato gli stabilimenti di Le Mans e Cléon per avviare la produzione di circa 600 droni al mese insieme all’azienda della difesa Turgis Gaillard. Daimler Truck è già coinvolta nella produzione di veicoli militari e ha ottenuto, insieme ad Arquus, una commessa francese per migliaia di camion Zetros destinati alle forze armate. Il colosso tedesco della difesa Rheinmetall sta puntando alle capacità dell’industria automobilistica per aumentare la propria produzione militare, mettendo gli occhi su stabilimenti, tecnologie e competenze che arrivano dal mondo dell’automotive. In Italia, Iveco ha separato il proprio segmento defence e lo ha ceduto a Leonardo (inclusi i marchi Idv e Astra) per 1,6 miliardi di euro.I posti di lavori salvati solo a metàLa riconversione delle fabbriche dell’auto al settore della difesa viene spesso citata come soluzione per scongiurare licenziamenti ed esuberi. In parte, è una soluzione che può anche funzionare. Ciò su cui avvertono gli esperti, tuttavia, è che il settore della difesa difficilmente riuscirà ad assorbire tutti i lavoratori dell’automotive che rischiano di perdere il posto. «Il boom degli armamenti non compenserà ciò che si perde in altri settori», ha spiegato di recente a Euronews l’economista Patrick Kaczmarczyk, dell’università di Mannheim. L’esempio più lampante viene proprio dallo stabilimento di Osnabrück ceduto da Volkswagen. Una fabbrica che impiegava circa 2.300 addetti e che, dopo il passaggio al settore della difesa, conserverà 1.200 posti, poco più della metà.Foto copertina: EPA/Christopher Neundorf | La fabbrica Volkswagen di Osnabrück, in GermaniaL'articolo Dalle auto all’Iron Dome: Volkswagen vende la fabbrica di Osnabrück. Quali altri impianti europei sono pronti a convertirsi alla difesa proviene da Open.