Sul caso infinito della cosiddetta Famiglia nel bosco in molti pensano che ci sia del “marcio in Danimarca”. Ebbene, a confermare questi sospetti è giunto come un fulmine a ciel sereno l’apertura di un procedimento disciplinare nei confronti di Veruska D’Angelo, l’assistente sociale che segue il caso della famiglia anglo-australiana di Palmoli (Chieti), da parte dell’Ordine degli assistenti sociali dell’Abruzzo.In particolare, il Collegio territoriale di disciplina contesta, in via preliminare, una presunta violazione di diversi articoli del codice deontologico. Tutto questo scaturisce da due segnalazioni, di cui una presentata dalla presidente dell’Ordine per verificare il corretto esercizio della professione, anche in relazione ad alcune dichiarazioni rese alla stampa, e una depositata dagli ex legali dei genitori, Catherine Birmingham e Nathan Trevallion.Secondo l’esposto, si legge, l’assistente sociale avrebbe tenuto un comportamento privo dell’imparzialità richiesta dal ruolo, avrebbe espresso giudizi di valore sul modello educativo della famiglia e non avrebbe rispettato alcuni principi deontologici relativi al rapporto con gli assistiti, alla riservatezza nei confronti della stampa e alla gestione della relazione professionale.Ovviamente, la professionista potrà presentare delle deduzioni a quelle che al momento sono solo ipotesi di contestazioni. Ma non basta, mentre scriviamo si è diffusa la notizia secondo cui la stessa D’Angelo sarebbe stata sostituita in corsa da una collega, Giuseppina Tittaferrante, la quale da questo momento si occuperà, almeno si spera, di riannodare i fili del dialogo con la coppia anglo-australiana, visto che da oltre una settimana il loro legale, Simone Pillon, ha perso letteralmente le tracce della stessa D’Angelo, con la quale avrebbe dovuto programmare gli incontri tra i bimbi e genitori previsti nell’ultima ordinanza del Tribunale dei minori.Ora, che ci fosse qualcosa di profondamente sbagliato in tutta questa storia mi sembra che sia sotto gli occhi di tutti. Ma sarebbe un grave errore scaricare tutte le responsabilità di ciò che è accaduto in questi lunghi mesi di agonia, in cui le maggiori sofferenze sono state inflitte ai tre bambini, ad una singola persona.In questa faccenda a non funzionare, così come avviene in molti altri casi che non finiscono sotto i riflettori dei media, è l’intero sistema pubblico pensato per tutelare la sicurezza e i diritti dei minori. In questo senso, considerando che al vertice del medesimo sistema ci sono dei magistrati, possiamo ben dire che per la Famiglia del bosco finora non c’è stato un giudice a Berlino in grado di rimettere a posto le cose.Claudio Romiti, 8 settembre 2026L'articolo Famiglia nel bosco, colpo di scena: l’assistente sociale sotto procedimento disciplinare proviene da Nicolaporro.it.