Mer, 9 Set 2026Al centro della questione ci sono 18 grandi opere affidate da RFI, controllata del gruppo Ferrovie dello Stato, per un valore complessivo di circa 30 miliardi di euro.DiRedazioneCondividi l'articolo(Foto: Claudio Villa/Getty Images)Webuild chiede un intervento dello Stato per far fronte all’aumento dei costi dei grandi cantieri nei quali è impegnata in Italia. È quanto emerge da una lettera riservata inviata dall’amministratore delegato Pietro Salini al governo alla fine di luglio, secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano, che ricostruisce una situazione definita dallo stesso manager «non più sostenibile».Al centro della questione ci sono 18 grandi opere affidate da RFI, controllata del gruppo Ferrovie dello Stato, per un valore complessivo di circa 30 miliardi di euro. Nel portafoglio figurano infrastrutture come il Terzo Valico di Genova, la Verona-Padova e la Palermo-Catania. Secondo quanto riportato dal quotidiano, Webuild lamenterebbe una situazione di «grave squilibrio economico-finanziario», con crediti per circa 800 milioni di euro e riserve legate ai contratti per circa 22 miliardi, di cui 13 miliardi relativi a oneri che sarebbero già stati sostenuti.Nella lettera Salini avrebbe avvertito che, senza interventi, il gruppo potrebbe essere costretto a rivedere i programmi e i livelli di attività dei cantieri, gli impegni verso fornitori e subappaltatori e, in ultima istanza, avviare le procedure per il ricorso agli ammortizzatori sociali.Webuild chiederebbe in particolare il riconoscimento di riserve per 6-7 miliardi di euro, oltre ad altri 10-12 miliardi di risorse aggiuntive necessarie per portare a termine le opere, anche alla luce della revisione dei prezzi e delle lavorazioni emerse nel corso dell’esecuzione. Un quadro che porta il fabbisogno indicato dal gruppo intorno ai 20 miliardi di euro, con una necessità immediata di cassa quantificata in circa 2,1 miliardi.Una cifra che richiama quella indicata nelle scorse settimane dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, che aveva parlato della necessità di reperire almeno 20 miliardi per evitare che l’aumento dei costi mettesse a rischio alcuni dei principali cantieri infrastrutturali del Paese.Dal Ponte sullo Stretto alla nuova Diga di GenovaWebuild è del resto protagonista di alcuni dei più importanti dossier infrastrutturali italiani. Fra questi c’è innanzitutto il Ponte sullo Stretto di Messina, per il quale il gruppo guida il consorzio Eurolink, contraente generale individuato per la realizzazione dell’opera.Il progetto è ancora nella fase che precede l’avvio effettivo dei lavori. Dopo il precedente stop della Corte dei conti, il dossier ha ottenuto ad agosto il parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e il nuovo iter punta ora a una delibera CIPESS. Secondo la società Stretto di Messina, l’obiettivo è avviare entro la fine del 2026 la fase realizzativa, a partire dalla progettazione esecutiva e dalle opere anticipate.C’è poi la Nuova Diga Foranea di Genova, questa volta un cantiere già pienamente operativo. L’opera viene realizzata dal consorzio PerGenova Breakwater, guidato da Webuild, per conto dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale. Proprio nei giorni scorsi il progetto ha raggiunto una nuova fase con l’avvio della realizzazione del muro paraonde, mentre la nuova infrastruttura ha già superato 1,5 chilometri di sviluppo.Due dossier che non rientrano necessariamente nel perimetro dei 18 contratti con RFI al centro della lettera, ma che danno la misura della presenza di Webuild nel sistema delle grandi opere italiane.Webuild e il tentato ingresso nella partita di San SiroIl nome del colosso delle costruzioni era comparso anche in una delle principali partite infrastrutturali legate al calcio italiano: quella relativa al futuro dello stadio Giuseppe Meazza di San Siro.Nel 2024 Webuild si era fatta avanti proponendosi per la ristrutturazione dell’impianto, in una fase nella quale il Comune di Milano cercava una soluzione che permettesse a Inter e Milan di restare al Meazza, mentre i due club valutavano parallelamente le alternative per costruire nuovi stadi.Il gruppo aveva quindi elaborato uno studio di fattibilità per verificare la possibilità di rinnovare San Siro consentendo alle squadre di continuare a disputare le partite nell’impianto durante i lavori. L’ipotesi prevedeva un intervento articolato su più anni, con cantieri organizzati per settori e una riduzione temporanea della disponibilità di posti.Per Webuild, del resto, si sarebbe trattato anche di un ritorno su un impianto già conosciuto: il gruppo rivendica infatti la realizzazione dell’ultima grande trasformazione del Meazza in vista dei Mondiali di Italia ’90, con la costruzione del terzo anello, delle torri e della copertura dello stadio. Inoltre, il Dg uscente Massimo Ferrari era legato al club rossonero, essendo stato membro del Consiglio di Amministrazione e nelle settimane precedenti alla nomina di Massimo Calvelli aveva provato a inserirsi nella corsa per diventare AD della società.Tornando al progetto di ristrutturazione, il piano presentato nel 2024 non ebbe però seguito, con Inter e Milan che decisero di non proseguire su quella strada. Webuild rimase così fuori dalla partita di San Siro, mentre oggi il gruppo si trova impegnato su dossier ben più ampi, dal Ponte sullo Stretto alla nuova Diga di Genova, sullo sfondo della richiesta al governo di trovare una soluzione agli extracosti che stanno pesando sui grandi cantieri ferroviari.Developed by 3x1010