Il cosiddetto “campo largo” non è più semplicemente una coalizione in cerca d’autore, ma un caos politico permanente, dominato da veti incrociati, veleni, ripicche e una profonda incomunicabilità tra i leader. Sotto la superficie di un’alleanza tenuta insieme con la colla vinilica, partiti e militanti si detestano cordialmente: non siamo di fronte a un progetto fondato su unità d’intenti e valori condivisi, ma a una tregua armata, alimentata unicamente da ambizioni personali.In questo scenario da circo equestre, l’ultima mossa di Giuseppe Conte svela tutta la drammaticità della situazione e il vicolo cieco nel quale si è cacciato. I retroscena politici delineano una trappola quasi perfetta per il leader del Movimento 5 Stelle, stretto tra la furia della propria base e l’impossibilità di fare un passo indietro. Se Conte decidesse di farsi da parte per lasciare campo libero a un altro alleato, come Elly Schlein o chiunque altro, i suoi militanti non glielo perdonerebbero. “Se accettassi di individuare il leader in un altro modo, i miei mi sputerebbero”, ha detto Giuseppi nei giorni scorsi. I pasdaran pentastellati detestano l’idea di una subalternità al Partito Democratico e, di fronte a una rinuncia, preferirebbero perdere pur di non accettarla, arrivando probabilmente a boicottare l’intera elezione e a sabotare la coalizione. Un passo indietro, o una resa preventiva, significherebbe dunque esporsi a una ribellione interna potenzialmente insanabile.Proprio per evitare questa insurrezione, Conte evoca lo strumento delle primarie, non per una reale vocazione democratica, ma come estrema arma di autodifesa politica, utile a pararsi le spalle davanti ai suoi. Tuttavia, si tratta di una scommessa ad alto rischio: se il leader pentastellato dovesse perdere la consultazione, si troverebbe nella disastrosa posizione di dover chiedere ai suoi di sostenere il leader di un’altra forza politica, scatenando inevitabilmente il caos.Per Giuseppe Conte, dunque, che si tratti di perdere le primarie o di imporre una scelta dall’alto, le alternative sembrano portare tutte verso un disastro annunciato. Ecco perché le primarie invocate dal presidente del Movimento rischiano di trasformarsi nell’ennesima operazione di facciata: un modo per gettare allegramente fumo negli occhi della base, illuderla di contare qualcosa e lavarsene poi le mani in perfetto stile Ponzio Pilato, scaricando sull’esito delle primarie, e quindi sulle decisioni dei militanti, le conseguenze del pantano in cui sguazzano i partiti della coalizione.Salvatore Di Bartolo, 9 settembre 2026L'articolo Primarie: la trappola perfetta per Ponzio Pilato Conte proviene da Nicolaporro.it.