Non c’è equità sul fronte dei danni da fumo, almeno se parliamo di donne. Che fumano di meno, ma si ammalano di più. Il fumo di ‘seconda mano’ è una causa di malattia e mortalità nei non fumatori ma ancor di più per donne, bambini e adolescenti. Stando al Global Burden of Disease 2023 su ‘The Lancet Public Health’ non ci sono dubbi. Nonostante fumino statisticamente meno, le donne hanno una esposizione al fumo passivo in media 1.8 volte superiore agli uomini.Su 2.71 miliardi di persone esposte al fumo passivo, le donne sono 1.49 miliardi, pari al 55% del totale. “Una popolazione più ampia che fa pendere la bilancia della morbidità e mortalità fumo-correlata: 868 mila decessi tra le donne contro i 791 mila degli uomini”, enumera Claudio Leonardi, presidente della Società Italiana Patologie da Dipendenza. “Eppure, l’esposizione al fumo di seconda mano non è riconosciuta come fattore di rischio della salute femminile. La perdita di salute delle donne è stata equiparata a quella data dal fumo attivo, o ad altri fattori di rischio come il consumo eccessivo di alcol o la scarsa attività fisica. È quindi importante che i fumatori assumano la responsabilità di tutela della propria e altrui salute”.I molti fumi delle sigarettaIl fumo passivo viaggia su un doppio binario: quello emanato dalla combustione della sigaretta (‘sidestream smoke’) e quello espirato dal fumatore. Oltretutto il fumo combusto che raggiunge il non fumatore è privo della ‘protezione’ del filtro. Il risultato è una concentrazione più elevata di composti tossici e cancerogeni. L’impatto economico del fumo“Consumando un pacchetto di sigarette tradizionali al giorno, il costo annuale è di 2.080 euro l’anno. Se i pacchetti sono due al giorno e il fumatore è ‘forte’ deve mettere in conto più di 4.000 euro. Chi fuma tre pacchetti a settimana spende 890 euro l’anno; due pacchetti a settimana costano 590 euro”, ha spiegato Claudio Leonardi, presidente della Società italiana di patologie da dipendenza e membro del board scientifico dell’Osservatorio Mohre.La risposta“Mentre il marketing guarda alle donne come target di mercato, l’industria farmaceutica ha oggi a disposizione efficaci strumenti per la cessazione”, dice Valerio Cartoni, Direttore Generale di Laboratorio Farmaceutico CT. “L’autorizzazione di Aifa del farmaco a base di citisina in fascia A ha portato ad un aumento degli accessi nei Centri Anti Fumo del nostro Paese, ma la molecola è disponibile anche su prescrizione di medici di base e specialisti a carico del paziente“. Anni di vita in fumoGli anni di vita in buona salute persi infezioni respiratorie nelle donne esposte al fumo altrui sono 5 volte maggiori di quelli causati dal fumo attivo. Mentre per le malattie cardiovascolari (cardiopatia e ictus) il numero di anni persi dalle donne è 1,4 superiore rispetto agli uomini. Nonostante il calo dei tassi di tabagismo (circa il 22% in meno dal 1990 al 2023) i numeri assoluti sono rimasti praticamente invariati a causa dell’aumento della popolazione. La sfida dei divieti anti-fumoMolti Stati si sono adeguati alla Convenzione Quadro dell’Organizzazione mondiale della sanità sul controllo del tabacco (2003), introducendo divieti di fumo nei locali pubblici, sui mezzi di trasporto e nei luoghi di lavoro. Ma è più difficile è intervenire nei contesti privati, abitazioni e veicoli. Il 70% della popolazione mondiale non è protetta da una normativa che proteggano i non fumatori. Intanto prosegue in Italia la campagna per aumentare di 5 euro il costo di tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina.Questo articolo Fumo passivo: la nebbia che avvelena le donne proviene da LaPresse