Milano 2027, Perego di Cremnago non dispiace a Meloni, Crosetto e La Russa. Ora per gli alleati di Centrodestra (Lega in testa) sarà difficile dire di no

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La mossa è di quelle destinate a lasciare il segno. A sorpresa, ma con una strategia ben precisa, Forza Italia ha deciso di anticipare i tempi e di rimescolare profondamente le carte all’interno della coalizione di centrodestra. Il segretario nazionale del partito e vicepremier, Antonio Tajani, ha calato l’asso. Durante la festa “Azzurra Libertà”, ha ufficializzato la proposta di Matteo Perego di Cremnago come candidato sindaco di Milano per le elezioni amministrative del 2027. Una decisione che non rappresenta soltanto un nome in più sul tavolo delle trattative. È un vero e proprio atto di forza. Forza Italia ha sparigliato il campo avversario e alleato, imponendo un profilo politico e istituzionale di prima grandezza e rivendicando con decisione la leadership sulla scelta del prossimo “inquilino” di Palazzo Marino.Fino a poche ore prima dell’annuncio, il dibattito nel centrodestra sembrava muoversi sui binari tradizionali della spartizione delle grandi città al voto. Le regole non scritte della coalizione prevedevano una lunga e logorante trattativa sottobosco tra Fratelli d’Italia, Lega e la stessa Forza Italia. Si parlava di figure civiche, di profili esterni, di ipotesi rincorse e mai verificate. Con una mossa d’anticipo, Tajani ha messo gli alleati di fronte al fatto compiuto. Non un nome sussurrato nei corridoi romani, ma una candidatura lanciata pubblicamente nel cuore della kermesse azzurra. In questo modo, Forza Italia ha cambiato la natura del confronto. Non si discute più su una rosa astratta di nomi civici neutri. Si discute su una proposta politica definita, con un nome e un cognome che portano un simbolo ben preciso stampato addosso.La scelta di puntare su Matteo Perego di Cremnago non è casuale. Classe 1982, milanese, con un passato professionale nel management (anche nel gruppo Armani) prima del salto definitivo nella politica attiva, Perego unisce la competenza amministrativa a un solido pedigree istituzionale. Oggi ricopre l’incarico di sottosegretario di Stato al Ministero della Difesa nel governo guidato da Giorgia Meloni. È un volto che conosce bene le dinamiche romane e i dossier complessi, ma che mantiene un legame viscerale con il territorio lombardo e milanese, dove è cresciuto politicamente. Forza Italia ha voluto puntare su un profilo giovane, dinamico, capace di parlare al mondo produttivo ed economico della città, ma che al tempo stesso rassicura l’elettorato moderato e liberale. Non un “signor nessuno” calato dall’alto, ma un politico di scuderia azzurra che ha saputo farsi valere nelle istituzioni nazionali.Il vero capolavoro politico di questa operazione sta nella natura stessa della candidatura. Scegliere Perego significa scegliere un uomo di partito. Negli ultimi anni, spesso il centrodestra ha inseguito la via del civismo a tutti i costi, finendo per bruciare o depotenziare i propri rappresentanti migliori. Forza Italia ha invertito la rotta. Ha detto chiaramente che la classe dirigente azzurra è pronta ad assumersi la responsabilità di guidare la capitale morale d’Italia senza nascondersi dietro formule ambigue. Candidare un sottosegretario in carica significa mettere sul piatto autorevolezza e peso specifico. Significa dire agli alleati: noi non chiediamo un posto di servizio, noi offriamo il miglior candidato possibile per vincere a Milano. La mossa costringe Fratelli d’Italia e Lega a misurarsi con un dato di fatto. Ignorare la proposta di Forza Italia significherebbe aprire una crisi nei rapporti locali e nazionali della coalizione. Accettarla, o comunque discuterne partendo da questa base, assegna a Forza Italia un ruolo centrale e baricentrico nella costruzione del programma e della campagna elettorale.Come era ampiamente prevedibile, la reazione del resto della coalizione non si è fatta attendere. Da parte della Lega si registrano i primi mugugni e inviti alla prudenza. I lumbard ricordano che la ripartizione delle grandi metropoli deve seguire equilibri generali e che un tavolo unitario dei leader non può essere bypassato da un’investitura unilaterale. Anche in casa di Fratelli d’Italia, dove si continuano a valutare alternative e nomi di area o di peso politico differente, l’uscita di Tajani ha imposto un’accelerazione non prevista. E va sottolineato che il nome del sottosegretario alla Difesa non dispiace affatto alla premier Meloni e al titolare del dicastero Guido Crosetto, ma nemmeno al presidente del Senato Ignazio La Russa (che ha avuto interlocuzioni con Perego nei giorni scorsi), anche se ufficialmente continua a parlare di Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati che però nei sondaggi interni viene dato distante almeno 15 punti dal Centrosinistra. La coalizione si ritrova ora a dover rincorrere l’agenda dettata da Forza Italia. Il coro di sostegno interno al partito azzurro, suggellato anche dalla presenza e dall’endorsement implicito di figure di peso come Letizia Moratti, dimostra però che la linea è blindata.La partita per Palazzo Marino è ufficialmente aperta, con larghissimo anticipo rispetto alla scadenza naturale delle urne. Milano rappresenta per il centrodestra la grande opera incompiuta delle ultime amministrative, la città da strappare al centrosinistra per completare la mappa del governo del Paese. Con la candidatura di Matteo Perego di Cremnago, Forza Italia ha dimostrato di non voler fare comparsa. Ha alzato l’asticella, ha imposto un nome di spessore istituzionale e ha costretto gli alleati a uscire dall’attendismo. Adesso la palla passa al tavolo dei leader nazionali e locali. Ma una cosa è certa: la strada verso il 2027 a Milano non si farà senza passare per la proposta azzurra. Forza Italia ha dettato le regole del gioco. E la Lega ha pochissime armi da sparare: è il terzo della coalizione nei sondaggi nazionali e il prossimo anno dovrà difendere molti sindaci di importanti comuni lombardi come Sesto San Giovanni, Cinisello Balsamo e Gallarate (oltre alla guida della Regione nel 2028). Come potrà Salvini dire ancora no dopo aver bocciato Cottarelli e altri azzurri?L'articolo Milano 2027, Perego di Cremnago non dispiace a Meloni, Crosetto e La Russa. Ora per gli alleati di Centrodestra (Lega in testa) sarà difficile dire di no proviene da Nicolaporro.it.