Che a Repubblica siano dei segugi, signora mia, non ci piove, solo, ecco, con un paio d’anni di ritardo, che sarà mai. Stimolati dalla resistibile ascesa del general Vanesio, quelli di Rep, come Fantozzi, si son lasciati prendere da un leggerissimo sospetto e così Foschini dirada le foschie, Pucciarelli puccia nel torbido delle origini: ah, che giri, che ombre putiniane, signora mia, “la pagina su wikipedia aperta nel marzo 2023 da un suo collaboratore, il programma di Fn uguale a quello dello zar di Mosca”. Ma va’. Ma dai. Che Vannacci fosse ispirato da un putinismo senza limitismo era lampante anche a un grillino, per dire (e difatti…), ma Rep se ne accorge più o meno solo oggi: ricostruisce la genesi del Mondo al contrario, che faceva da apripista a tutta la faccenda, ne contesta la spontaneità (un libro scritto così male non poteva essere casuale: sembra IA sovietica a basso costo), ma adesso a dare il crisma ai sospetti, alle indiscrezioni, c’è, nientemeno, “uno degli editor di Wikipedia” che stavano dietro alla costruzione mediatica del generalissimo, o generalino. Il che svela, forse, più su Wikipedia che sul Vannacci. Comunque era così difficile capire che andava a parare altrove un libercolo dal populismo razzistico, “andavo in metropolitana a Parigi ad annusare i negri”, e poi l’allegra trafila di sinonimi offensivi per gli omosessuali, tutta roba moscovita, sì, ma in grado di sollazzare i palati rozzi di certo potenziale elettorato? Che quel successo non poteva piovere dal cielo?Difatti non piovve dal cielo. Piovve da Repubblica. Fu il Puccia, con l’ossessione tipica dei Rep, a sparare un articolo dietro l’altro facendo di uno scartafaccio trascurabile un caso editoriale; il resto venne di conseguenza, e qui, come direbbe Lino Banfi, due son le cose: o Rep era complice di Mosca, o era complice della più sventata e gratuita pubblicità mediatica a memoria di uomo e di comunista. Adesso si svegliano? Arrivano perfino a scovare, pensa che segugi, l’identità del puparo di wikipedia, certo Hockler 73 che corrisponde a un analista militare, tale Tiziano Ciocchetti che scriveva per il Fatto, eh, ma chi l’avrebbe detto, eh? Proprio il Fatto, così neutrale, così distante da Russia Unita, da suggestioni filorusse. E qui ci vuole proprio la faccia di Raimondo Vianello quando perculava la moglie. Confessa ordunque questo Ciocchetti: “È stata tutta una operazione progettata a tavolino, non c’è dubbio”. Dasvidania, cittadini segugi. Peraltro Repubblica non la racconta tutta, tanto per cambiare, o, per dirla col commissario Montalbano, conta solo la mezza messa. Perché queste tu chiamale se vuoi indiscrezioni, se no suggestioni, se no retroscena, ricalcano, casualmente, si capisce, quelle espresse su Substack da una giornalista investigativa nel campo della geopolitica, la informatissima Antonella Silipigni che sulla misteriosa ma non troppo epifania del generale al contrario scriveva qualche settimana prima le stesse cose, in parte derivandole da ulteriori fonti, ma in modo assai più dettagliato e più precisato; in particolare il ruolo dell’assai poco misterioso, a questo punto, Kocker 73.Non solo quella del Vannacci filorusso è una notizia di cartone più che di carta, ma tutta la ricostruzione delle origini, dal profilo Wikipedia al libro all’infiltrazione nella Lega dell’ingenuo (ingenuo?) Salvini al coagulo di una formazione personale, è roba vecchia, natura morta. Così come non è una novità che ormai i giornali siano poco più che appendici propagandistiche di funzione, avendo delegato l’attività di raccolta delle news ad altri e più tempestivi canali, da X alla stessa Substack, in parte limitata Telegram, e via saccheggiando. Nella loro logica autoreferenziale e vagamente arteriosclerotica i “media novecenteschi” non si accorgono di non avere più quel peso, quell’impatto: lo credono, fortissimamente vogliono continuare a crederci, ma non capiscono, altrettanto fortissimamente non vogliono accettare che quello che pubblicano nasce appassito come un girasole sotto al sole. Sfibrato e pretestuoso.Repubblica fa le simil-inchieste sul generale zarista perché il Pd non sa dove sbattere la testa, non trova pace, la sardina in chief è disastrosa ma resiliente, e allora non resta altro da fare che agitare gli spettri dall’altra parte cercando di insinuare dubbi, spifferi velenosi nelle crepe, insomma sono preoccupati non dell’onda nera ma di perdere le loro rendite di posizione, del campo largo, delle preferenze. Orizzonti d’ingloria. Magari tra qualche lustro si accorgeranno pure che Vannacci è il collettore delle estreme di destra e di sinistra e che dalle parti del Fatto Quotidiano, malgrado tutto, continuano a volergli bene, a considerarlo un possibile interlocutore, per le medesime corrispondenze d’amorosi sensi putinisti: niente come la politica italiana è un regno del surreale dove tutti sono contemporaneamente nemici e possibili complici di tutti, e il tuo peggior nemico si rivela il tuo migliore alleato. Magari Rep fra qualche anno si occuperà pure dei misteri non tanto misteriosi, se mai misterici, dell’idolo Sigfrido. Da Vannacci a Ranucci volano gli stracci e ci abboccano i ciucci.Max Del Papa, 12 settembre 2026L'articolo Vannacci segreto, Repubblica scopre l’acqua calda proviene da Nicolaporro.it.