Un’alba di sangue, un alba color Houthi, quella sorta sulla strategica isola di Perim, situata nel bel mezzo dello stretto di Bab al-Mandab. La conferma della conquista di Perim da parte delle milizie fondamentaliste degli Houthi, dopo quella della città di Dhubab, che sorge direttamente sullo stretto che chiude l’ingresso al Mar rosso e al Canale di Suez, significa che l’Iran controlla le rotte del petrolio. “Questo è il primo giorno in cui l’Iran ha davvero iniziato a vincere la guerra”, scrive il New York Times in un reportage che spiega come e perché la fulminea avanzata delle milizie yemenite, armate ed eterodirette dai pasdaran iraniani, rappresenta una minaccia che rischia di far saltare i trasporti marittimi globali.Assieme ad Hormuz, lo stretto di Bab al-Mandab é fondamentale ed implica che oltre alla guerra all’Iran bisogna risolvere il conflitto con gli Houthi: ”Servono due soluzioni, non una sola” scrive il New York Times. Dall’isola di Perin e dalla città di Bab al-Mandab, conquistate con un’offensiva lampo di 18 ore, “gli Houthi sono ora in grado di soffocare una delle valvole di sfogo per un mercato energetico già strangolato nello Stretto di Hormuz”, afferma Brett Erickson, uno dei principali esperti dei mercati energetici, che aggiunge: “con due arterie marittime cruciali contemporaneamente bloccate, il mondo si trova ad affrontare una crescente contrazione dei flussi energetici che mantengono in vita l’economia globale”. Per il momento, comunque, i “partigiani di Allah,” come si traduce dall’arabo l’appellativo dei miliziani islamici, hanno assicurato che rispetteranno la libera navigazione di tutte le navi in transito tranne quelle saudite.Oltre a subire una pesante sconfitta militare, l’Arabia Saudita, che affianca l’esercito nazionale yemenita nel conflitto contro i ribelli Houthi, ha dovuto chiudere temporaneamente anche l’oleodotto Est-Ovest sottoposto a ripetuti attacchi da parte di droni provenienti dalle zone dell’Iraq controllate dalle milizie islamiche che anche in questo caso fanno capo all’Iran. In attesa che il Pentagono risponda alla pressante richiesta di intervento nel Mar Rosso, avanzata da giorni dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman al presidente Donald Trump, e da questi ancora ignorata, i prezzi del greggio sono già schizzati ben oltre i 100 dollari al barile e negli Stati Uniti il gasolio costa ora in media più di 6 dollari al gallone, il prezzo più alto della storia ed in California si sta avvicinando agli 8 dollari.A rendere ancora più enigmatica la, fino adesso, mancata iniziativa di Trump é il fatto che gli Usa dispongono a Gibuti, dall’altra sponda dello stretto di Bab al-Mandab, della più grande base militare statunitense in Africa. Difficile comprendere le spiegazioni delle motivazioni dell’ “indifferenza” Usa fornite dallo stesso Trump: “Gli Houthi ci hanno chiamato, non vogliono uno scontro con noi, non vogliono che li mettiamo nel mirino. Stanno passare lasciando la maggior parte delle navi senza ostacoli” ha affermato il Presidente da Dublino, dopo l’incontro con il premier irlandese Michel Martin e prima di recarsi sul campo da golf del suo resort di Doonbeg, sulla costa occidentale dell’Irlanda.Ma se il tycoon non si affretta a dare il disco verde per un intervento aeronavale americano in grado di ricacciare indietro gli Houthi, prima che si fortifichino e costruiscano bunker sotterranei dai quali lanciare missili e droni, il deep state di Washington, gli ambienti dell’intelligence e dei settori economici e finanziari degli Stati Uniti, ritengono che Trump invece che regalare 5 mila dollari a ciascun elettore americano dovrà invece prelevarglieli dalle tasche.