Indonesia, sparito nel mare di Giava un traghetto con 240 persone a bordo: contatti persi nella notte

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BANJARMASIN — «Dov’è la Virgo Transport 8?». È la domanda a cui, da ore, nessuno in Indonesia sa rispondere. Il traghetto, un Ro-Ro per passeggeri e veicoli con circa 240 persone a bordo, era partito sabato mattina alle 10.13 locali da Surabaya, la seconda città del Paese, sulla costa orientale di Giava, diretto a Banjarmasin, capoluogo del Kalimantan meridionale, sull’isola del Borneo. Verso le 2 di notte di domenica (le 20 di sabato in Italia) i contatti si sono interrotti. Da allora, il silenzio.L’ultima posizione nota colloca la nave nel mare di Giava, a circa 148 chilometri dal molo di Basirih, lo scalo di Banjarmasin dove avrebbe dovuto attraccare. «Al momento la nave non è contattabile e non se ne conosce la posizione», ha fatto sapere in un comunicato ripreso da Reuters la Basarnas, l’agenzia nazionale indonesiana di ricerca e soccorso — l’equivalente della nostra Guardia costiera per le emergenze in mare.Che cosa è successo a bordo? L’unico indizio arriva dall’armatore, la compagnia PT Virgo Yoel Rihi, che ha dato l’allarme alle autorità. «L’armatore ha segnalato l’incidente dopo aver ricevuto informazioni che la nave aveva incontrato cattivo tempo», ha detto in un briefing video il capo dell’ufficio di ricerca e soccorso di Banjarmasin, I Putu Sudayana, che coordina le operazioni e ha annunciato la mobilitazione di tutto il personale e i mezzi disponibili, riferisce l’Associated Press.Quante persone c’erano a bordo? Nemmeno su questo c’è una cifra definitiva. Il manifesto di viaggio indica 241 passeggeri, la Basarnas parla di 243 persone tra passeggeri ed equipaggio. Una forbice piccola, ma che dice molto della fretta con cui il dispositivo di soccorso si è messo in moto — e della consuetudine, sulle rotte interne indonesiane, di liste d’imbarco non sempre esatte.La corsa contro il tempoPerché l’allarme è scattato solo due ore dopo la perdita di contatto? La segnalazione è arrivata all’ufficio di Banjarmasin alle 4.10 locali e i soccorsi sono partiti venti minuti dopo: in mezzo, il tempo impiegato dall’armatore per accorgersi del silenzio radio e avvertire le autorità. Sei soccorritori hanno raggiunto via terra il molo di Basirih, mentre la motovedetta KN SAR Laksmana 241 ha fatto rotta sull’ultima posizione stimata. Ma quel punto in mezzo al mare di Giava dista circa cinque ore di navigazione. Ogni ora, in acqua, pesa.Il coordinatore dei soccorsi ha spiegato di lavorare in raccordo con le autorità marittime e di monitorare il meteo, che resta l’incognita principale: lo stesso cattivo tempo che avrebbe messo in difficoltà il traghetto rischia di rallentare chi lo cerca. Al momento non vengono segnalate vittime — ma è un dato che vale quanto il buio in cui si muovono le ricerche: della nave, semplicemente, non si sa nulla.La conseguenza va oltre questa notte di ricerche. L’Indonesia è un arcipelago di 17.000 isole dove i traghetti restano la spina dorsale dei trasporti, più economici e capillari dell’aereo, e dove i naufragi con decine di vittime si ripetono con cadenza quasi annuale, tra navi sovraccariche e manifesti incompleti. Se la Virgo Transport 8 non verrà ritrovata presto, quella rotta tra Giava e il Borneo — una delle più battute del Paese — tornerà a porre la domanda che ogni disastro riapre e nessuna riforma ha ancora chiuso: chi controlla davvero che cosa sale a bordo, e in quali condizioni naviga.