Pensioni, ultima chiamata dell’Inps per settembre

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Chi percepisce una pensione integrata al minimo, una maggiorazione sociale o un trattamento ai superstiti e non ha ancora comunicato all’Inps i redditi del 2022 ha ormai pochi giorni per regolarizzare la propria posizione. Il termine ultimo è fissato al 15 settembre 2026 e, una volta superata la scadenza senza aver provveduto, l’Istituto può procedere alla revoca definitiva della prestazione collegata al reddito.Non si tratta, quindi, di un semplice adempimento formale. Per chi rientra nelle categorie interessate, il mancato aggiornamento dei dati economici può trasformarsi nella perdita del beneficio e, in alcuni casi, anche nella richiesta di restituzione delle somme percepite e successivamente risultate non dovute.La trattenuta del 5% è già comparsa sul cedolinoIl segnale d’allarme, peraltro, è già arrivato a molti interessati. Dal mese di agosto, sul cedolino di chi non ha ancora comunicato i dati reddituali compare infatti una trattenuta del 5%, accompagnata dalla dicitura «Trattenuta per mancata comunicazione reddito art. 35, comma 10 bis, d.l. 207/2008».Il riferimento normativo è l’articolo 35, comma 10-bis, del decreto legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito con modificazioni dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14. La trattenuta rappresenta il meccanismo attraverso il quale l’INPS segnala la mancata disponibilità delle informazioni necessarie per verificare il permanere del diritto alla prestazione.La trattenuta di settembre assume così il significato di ultimo avvertimento prima della revoca. Chi visualizza questa voce nel cedolino dovrebbe quindi verificare rapidamente la propria posizione reddituale e provvedere all’aggiornamento entro il termine previsto.Perché l’Inps verifica ogni anno il redditoIl meccanismo riguarda prestazioni che non costituiscono un diritto invariabile nel tempo. Pensione ai superstiti, maggiorazione sociale e integrazione al trattamento minimo sono infatti collegate, secondo modalità diverse, alla situazione reddituale del beneficiario.Per questo la normativa prevede che l’INPS proceda a una verifica periodica della condizione economica. Le soglie di reddito che determinano l’accesso o la permanenza di determinati benefici possono infatti cambiare e rendono necessario l’aggiornamento delle informazioni a disposizione dell’Istituto.Il controllo non riguarda invece tutte le prestazioni previdenziali e assistenziali. Sono escluse da questo specifico meccanismo le prestazioni legate all’invalidità civile, gli assegni sociali e le pensioni sociali, per le quali non si applicano né la trattenuta del 5% né la procedura di revoca descritta.Come regolarizzare la posizionePer evitare conseguenze è necessario presentare entro il 15 settembre la domanda di «Ricostituzione reddituale per sospensione art. 35, comma 10-bis, D.L. n. 207/2008». La procedura può essere effettuata direttamente online attraverso l’area riservata del sito INPS, utilizzando SPID di livello 2, Carta d’identità elettronica 3.0, Carta nazionale dei servizi o credenziali eIDAS. Una volta effettuato l’accesso, occorre raggiungere la sezione dedicata alla domanda di pensione e, all’interno delle aree tematiche relative a ricostituzione, ratei e certificazioni, individuare la procedura specifica per la variazione della pensione legata alla mancata comunicazione dei redditi.Per chi non ha dimestichezza con le procedure telematiche, resta possibile rivolgersi agli istituti di patronato, che possono assistere il pensionato nella presentazione della domanda e nella regolarizzazione della posizione.Cosa succede se il termine del 15 settembre viene ignoratoIl passaggio più delicato riguarda le conseguenze della mancata regolarizzazione. Una volta trascorso il termine senza che sia stata presentata la domanda di ricostituzione, l’Inps procede alla revoca definitiva della prestazione collegata al reddito.Per le pensioni ai superstiti, la conseguenza può essere l’applicazione della riduzione massima prevista dalla normativa. Ma il danno economico non si esaurisce necessariamente nella perdita del beneficio per il futuro. L’Istituto può infatti avviare anche il recupero delle somme già corrisposte e risultate non dovute.La questione, dunque, non riguarda soltanto l’importo del prossimo assegno. Un mancato aggiornamento della posizione può produrre effetti economici anche sulle somme ricevute in precedenza, rendendo particolarmente importante intervenire prima della scadenza.Pensioni di settembre, quando è arrivato il pagamentoSul fronte dei pagamenti, la pensione di settembre 2026 è stata accreditata martedì 1° settembre. La data è stata unica sia per chi riceve il trattamento attraverso Poste Italiane sia per chi lo incassa tramite banca, superando lo sfasamento che aveva caratterizzato alcuni mesi precedenti.Il cedolino di settembre è quindi anche il documento attraverso il quale gli interessati possono verificare eventuali trattenute e controllare la presenza della voce relativa alla mancata comunicazione dei redditi.Conguagli Irpef e rivalutazione dell’1,4%Il cedolino di settembre può contenere anche altre variazioni. Tra queste rientrano i conguagli Irpef collegati alle dichiarazioni presentate tramite modello 730 tra il 1° e il 20 giugno. Quando l’INPS svolge il ruolo di sostituto d’imposta, l’Istituto provvede a rimborsare l’eventuale credito oppure a trattenere quanto dovuto sulla base del risultato della dichiarazione.A questo si aggiunge la rivalutazione automatica delle pensioni per il 2026, fissata all’1,4%. L’aumento viene riconosciuto integralmente ai trattamenti fino a quattro volte il minimo, cioè fino a 2.413,60 euro mensili.Per gli assegni compresi tra quattro e cinque volte il trattamento minimo, quindi tra 2.413,61 e 3.017 euro, la rivalutazione è riconosciuta al 90%, con un incremento effettivo dell’1,26%. Per gli importi superiori a cinque volte il minimo, oltre 3.017,01 euro, la percentuale scende al 75%, con un aumento effettivo dell’1,05%.Dal mese di marzo si sono inoltre aggiunti gli ulteriori incrementi previsti dalla Legge di Bilancio 2026 per i pensionati che ne hanno diritto. Per chi rientra invece nel meccanismo di verifica dei redditi, resta prioritario controllare la propria posizione e, soprattutto, non lasciar trascorrere inutilmente il termine del 15 settembre.Enrico Foscarini, 13 settembre 2026L'articolo Pensioni, ultima chiamata dell’Inps per settembre proviene da Nicolaporro.it.