Poste Italiane conquista oltre il 66% di TIM: cosa succede adesso

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Poste Italiane ha appena messo le mani su oltre due terzi di TIM. Venerdì 11 settembre si è chiusa la prima finestra dell'offerta pubblica di acquisto e scambio (in pratica: Poste ha proposto di comprare le azioni TIM dagli azionisti esistenti), e il risultato è stato un vero e proprio boom: sono stati consegnati quasi 994 milioni di titoli TIM, pari al 46,5% del capitale. Sommati al 20,1% che Poste già possedeva, il gruppo guidato da Matteo Del Fante arriva ora al 66,63% di TIM.Non è un numero casuale: superare i due terzi del capitale significa avere la maggioranza sufficiente per controllare anche le assemblee straordinarie, quelle dove si prendono le decisioni più importanti, come fusioni o trasformazioni societarie. Il CEO di TIM Pietro Labriola, che ha consegnato anche le proprie azioni ritenendo l'offerta "congrua" e sensata dal punto di vista industriale, aveva anticipato il risultato: "Le accelerazioni sono negli ultimi giorni", aveva detto, e così è stato: nella sola giornata di venerdì le adesioni hanno superato il 30% del capitale. Con il 66,63% in mano, Poste ha già un potere enorme. In teoria potrebbe, per esempio, approvare la fusione di TIM in una società non quotata, trasformando gli attuali azionisti di minoranza in soci di un'azienda privata, molto meno liquida sul mercato. Non è detto che voglia farlo, ma la possibilità esiste. La soglia che invece farebbe scattare l'obbligo di acquistare tutti i titoli rimanenti (e quindi togliere TIM dalla Borsa) è il 90%, ancora lontana.La partita però non è chiusa: la finestra di adesioni riaprirà dal 21 al 25 settembre per altre cinque sedute di Borsa. Poste aveva rinunciato alla soglia minima del 66,67% come condizione di successo, quindi l'operazione è già considerata riuscita, ma le possibilità di avvicinarsi ulteriormente al 90% restano aperte.Sul fronte economico, Poste ha messo sul piatto 1,97 euro in contanti più 0,218 azioni proprie per ogni titolo TIM consegnato. Se le adesioni arrivassero al 100%, l'esborso totale sarebbe di circa 3,3 miliardi di euro, finanziati con debito bancario. Il nuovo gruppo avrebbe lo Stato come primo azionista con il 50,1%, circa 150.000 dipendenti e sinergie stimate in 700 milioni di euro l'anno.Per chi segue le reti mobili italiane, questa operazione potrebbe ridisegnare gli equilibri del settore: un colosso pubblico che unisce logistica, telecomunicazioni e infrastrutture digitali è una scommessa ambiziosa, ma anche un esperimento senza precedenti in Europa.L'articolo Poste Italiane conquista oltre il 66% di TIM: cosa succede adesso sembra essere il primo su Smartworld.