Francia. Parigi punta sui centri dati, ma la sovranità digitale resta una sfida

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di Giuseppe Gagliano – La Francia punta sui grandi centri di elaborazione dati per trasformare il proprio vantaggio energetico in potenza tecnologica e industriale. Gli investimenti annunciati raggiungono decine di miliardi di euro, ma la presenza fisica delle infrastrutture sul territorio nazionale non garantisce automaticamente il controllo delle tecnologie, dei dati e delle catene produttive. È questo il nodo centrale della strategia francese sulla sovranità digitale.Dal vertice sull’intelligenza artificiale del febbraio 2025 sarebbero stati annunciati investimenti privati per 109 miliardi di euro. Nei primi nove mesi dello stesso anno la Francia avrebbe attirato 69 miliardi di dollari destinati a nuovi centri di elaborazione dati. Nel giugno 2026 SoftBank ha inoltre annunciato un programma da 45 miliardi di euro per sviluppare nei territori settentrionali una capacità di calcolo pari a 3,1 gigawatt. A questi progetti si aggiungono gli investimenti previsti da Brookfield, Nebius e dal fondo emiratino MGX.Gli annunci, tuttavia, non equivalgono automaticamente alla realizzazione degli impianti. I grandi investimenti tecnologici rappresentano anche uno strumento negoziale attraverso il quale gli operatori cercano terreni, agevolazioni fiscali, collegamenti alla rete elettrica e procedure amministrative accelerate. La questione decisiva riguarda quindi non soltanto quanto capitale arriverà in Francia, ma chi controllerà le infrastrutture una volta operative.Parigi dispone in questa competizione di un vantaggio difficilmente replicabile nel breve periodo dagli altri grandi Paesi europei: un sistema elettrico fortemente basato sul nucleare, capace di fornire energia continua e a basse emissioni. Nel 2025, secondo i dati citati nel rapporto dell’École de Guerre Économique, il 95,2 per cento della produzione elettrica francese sarebbe provenuto da fonti a basse emissioni.Per i centri di elaborazione dati questo elemento è fondamentale. Le infrastrutture dedicate all’intelligenza artificiale richiedono enormi quantità di elettricità disponibile senza interruzioni. Il nucleare può quindi diventare non soltanto una componente della politica energetica, ma uno strumento di competitività industriale.La Francia può inoltre sfruttare aree precedentemente occupate da centrali termoelettriche e già collegate alle reti ad alta tensione. EDF mette a disposizione alcuni di questi terreni, mentre nuovi strumenti contrattuali permettono agli operatori di ottenere forniture elettriche di lungo periodo. La combinazione tra energia nucleare, rete e aree industriali può ridurre tempi e costi dei nuovi progetti.Il vantaggio energetico non risolve però il problema della sovranità. Un centro dati costruito in Francia può essere finanziato da capitali stranieri, gestito da una società americana, utilizzare processori progettati negli Stati Uniti e prodotti a Taiwan e dipendere da materie prime lavorate in Cina.Il rischio è quindi confondere l’attrazione degli investimenti con l’autonomia strategica. Ospitare infrastrutture straniere può generare attività economica, entrate fiscali e domanda di energia, ma la sovranità richiede anche capacità di controllare tecnologie, programmi, dati e finalità operative.La dipendenza emerge con particolare evidenza nel settore dei semiconduttori. Nvidia controlla oltre l’80 per cento del mercato dei processori destinati all’intelligenza artificiale, mentre la produzione dei componenti più avanzati dipende in larga misura dalla taiwanese TSMC. Anche numerose materie prime essenziali rimangono fortemente concentrate nella filiera cinese.Una crisi nello Stretto di Taiwan potrebbe quindi avere conseguenze immediate sulle capacità europee di espandere le proprie infrastrutture informatiche. La vulnerabilità non riguarda soltanto l’economia: la capacità di calcolo è ormai essenziale anche per sorveglianza, analisi delle immagini satellitari, logistica, guerra elettronica e applicazioni militari dell’intelligenza artificiale.I centri dati devono per questo essere considerati infrastrutture strategiche e potenziali obiettivi di attacchi informatici, sabotaggi e interruzioni energetiche. La concentrazione di oltre il 60 per cento delle infrastrutture francesi nella regione parigina aumenta l’efficienza, ma crea contemporaneamente una vulnerabilità sistemica. Una strategia di sicurezza richiede quindi distribuzione territoriale, collegamenti ridondanti e capacità di funzionamento anche durante una crisi.Esiste inoltre un problema di consenso locale. I grandi impianti consumano acqua, elettricità e territorio e possono entrare in competizione con altri utilizzatori delle stesse risorse. Nel 2024 i 160 impianti considerati dall’autorità francese delle comunicazioni avrebbero prelevato 575mila metri cubi d’acqua.Il consumo elettrico è destinato a crescere. I centri francesi utilizzano attualmente circa 9,91 terawattora all’anno, equivalenti al 2,2 per cento della domanda nazionale, ma nel 2035 potrebbero raggiungere 23-28 terawattora. Il problema non riguarda soltanto la capacità complessiva di generazione, ma la distribuzione geografica della domanda e gli investimenti necessari per adeguare le reti.Anche le ricadute occupazionali devono essere valutate con cautela. La costruzione di un impianto da 100 megawatt può coinvolgere migliaia di lavoratori, ma una volta completata l’infrastruttura il numero degli occupati diretti diminuisce considerevolmente. Più significative possono essere le attività dell’indotto e le entrate fiscali per le amministrazioni locali.Un’altra opportunità riguarda il recupero del calore generato dai calcolatori. In alcuni Paesi europei viene utilizzato nelle reti di riscaldamento urbano, mentre in Francia questa possibilità rimane ancora marginale. Integrare tali sistemi nei nuovi progetti potrebbe aumentare i benefici per le comunità che ospitano le infrastrutture.La Francia deve quindi evitare una scelta artificiale tra il rifiuto dei grandi investimenti tecnologici e la loro accettazione senza condizioni. Gli impianti strategici possono essere valutati sulla base del controllo dell’operatore, della protezione giuridica dei dati, della provenienza delle tecnologie e delle funzioni svolte.L’obiettivo più ambizioso dovrebbe essere utilizzare l’afflusso dei capitali internazionali per sviluppare una filiera francese ed europea. Senza imprese capaci di progettare processori, sviluppare programmi e controllare i dati, Parigi rischia infatti di mettere a disposizione soprattutto energia, territorio e infrastrutture per sistemi tecnologici controllati altrove.La sfida dei centri di elaborazione dati riguarda quindi direttamente la distribuzione del potere nell’economia digitale. Energia, semiconduttori, informazioni e capacità di calcolo stanno diventando risorse strategiche paragonabili alle infrastrutture industriali ed energetiche tradizionali.La Francia possiede un importante vantaggio nucleare, competenze industriali e una posizione favorevole per attirare investimenti. La sovranità digitale, tuttavia, non dipende dalla semplice collocazione fisica dei server entro i confini nazionali. Dipende dalla capacità di stabilire chi controlla le infrastrutture, quali tecnologie utilizzano, a quale diritto sono sottoposti i dati e per quali interessi viene impiegata la capacità di calcolo.