La sanità versione Marchese del Grillo

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Torto o ragione che io abbia, concordo in pieno con lo “spoils system”: a chi vince le elezioni, le spoglie del perdente. Negli Stati Uniti è la prassi: per esempio, ogni nuovo presidente cambia migliaia di dirigenti. Da noi il sistema tende a garantire i cosiddetti “diritti acquisiti”, con il risultato di rendere vischiosa la stessa pubblica amministrazione per ragioni tutt’altro che nobili. Per esempio, i burocrati nominati da una parte politica, quando è al potere la parte politica opposta, potrebbero benissimo agire in modo da ostacolare il buon andamento dei servizi. Il cittadino – che subisce ignaro – darà la colpa ai responsabili politici appena arrivati.Un esempio di funzionamento imperfetto è nella Sanità in Friuli Venezia Giulia (dove risiedo), come ora racconterò. Dico subito che non è detto che la dinamica di malfunzionamento sia quella sopra prefigurata. Rimane però il fatto che ai vertici dell’Azienda stanno alcuni dirigenti che furono nominati a suo tempo da Debora Serracchiani (Partito Democratico) e che tali sono rimasti con l’amministrazione di Massimiliano Fedriga.Un’altra cosa che devo subito dire è che, sul fronte strettamente medico (medici e infermieri), il mio voto è dieci e lode. Penso in particolare all’Ospedale Pediatrico Burlo Garofolo o all’eccellente cardiologia della scuola dell’ottimo prof. Gianfranco Sinagra, ma le lodi vanno a ogni altro settore medico con il quale ho dovuto interagire.Dove il mio voto scende a picco è proprio con la Direzione amministrativa dell’Azienda sanitaria (si chiama ASUGI), in capo a professionisti che, forse perché con studi da ragionieri, capiscono sicuramente di partite doppie, ma mostrano zero empatia verso i pazienti. Potreste legittimamente pensare di essere disinteressati alla mia esperienza personale, e io stesso non mi sarei permesso di tediarvi se non avessi scoperto che il problema in quel di Trieste tocca tutti, come ora vedrete. Ma cominciamo.Intanto: la parte amministrativa di ASUGI funziona? Direi di no. Hanno istituito un servizio online (si chiama Sesamo), così pubblicizzato: «La salute nelle tue mani. Dimentica le code agli sportelli, ora puoi fare tutto da computer o telefonino». Ma sembra pubblicità ingannevole, perché invece non puoi fare quasi nulla. In ordine a un siffatto servizio, il paziente avrebbe bisogno di due sole cose. Una regolarmente, e cioè la prenotazione di visite specialistiche; e l’altra una tantum, quando deve scegliere il proprio medico di base. Senonché, se con riferimento a una ricetta del medico di base si prova a prenotarsi per la visita specialistica, il servizio risponde: «La ricetta non è spendibile online e la prestazione non è prenotabile online». Insomma, bisogna andare allo sportello.Quanto al servizio di scelta del medico, esso dovrebbe dare l’elenco dei medici disponibili (cioè non soprannumerari in ordine al numero di pazienti) tra i quali il cittadino può “scegliere”. Peccato che di medici disponibili ce ne siano zero, raramente uno o due; in ogni caso, nulla qualificabile come “scelta” del paziente. Cosicché bisogna andare allo Sportello, ove gli operatori impongono quello che dicono loro.C’è una terza modalità per richiedere il medico di base: compilare un modulo che chiede di indicare quattro medici. Diligentemente mi ero inizialmente attenuto al modulo e, anzi, uno dei quattro aveva dichiarato di proprio pugno la disponibilità a prendermi in carico. Niente da fare: dalla dirigente esperta di partite doppie ricevo una lettera ove mi dice che nessuno dei medici da me indicati può prendermi in carico perché tutti sovrannumerari. Cosa che sapevo già, visto che tutti i medici a Trieste lo sono.La cosa curiosa è che la dirigente mi scriveva anche di essere disposta ad aiutarmi nella scelta di altro medico, purché non tra quelli indicati da me. La domanda spontanea è: da quale cilindro farebbe la dirigente uscire quest’altro medico, visto che sono tutti sovrannumerari? Finito il racconto, ecco alcune possibili interpretazioni del comportamento dei burocrati:Forse, debitori all’amministrazione di opposto colore politico, stanno remando contro, supponendo, non a torto, che i cittadini se la prendano con Fedriga.Oppure – sprezzanti della sentenza 1555/23.02.21 del Consiglio di Stato, che stabilisce la prevalenza della libertà del cittadino di scegliere il proprio medico di base – non vogliono far passare l’idea che il cittadino possa avere una qualche minima voce in capitolo nella scelta.O, ancora, qualcuno tra i dirigenti è affetto dalla sindrome del Marchese del Grillo (“noi siamo noi e voi non siete un c…. ”, dove tra i “voi” c’è anche il Consiglio di Stato).Oppure godono del piccolo potere di gestire in modo opaco un bisogno primario del cittadino (e sono proprio i bisogni primari i più proni all’opacità).Costringere il cittadino a ricorrere al TAR per far valere un legittimo diritto.Alla fine, a pensarci bene, credo che nessuna delle cinque ipotesi regga. E allora dovranno spiegarlo perché vogliano imporre un medico sovrannumerario non gradito al paziente quando ce n’è un altro (sempre sovrannumerario) che è gradito al paziente e che si è detto disponibile ad accoglierlo. Il problema non è mio personale: altri cittadini hanno sollevato la medesima questione all’Assessore competente senza ricevere alcuna risposta. L’esperienza ci dice che questi casi sono la punta di un iceberg, come io stesso ho potuto verificare dalla piccola folla di imbufaliti allo Sportello di assegnazione del Medico.Forse l’Assessore Riccardo Riccardi dovrebbe occuparsi di più di un servizio sanitario che regge solo per l’abnegazione dei medici e degli infermieri. Un suggerimento voglio darglielo: attui lo spirito della sentenza del Consiglio di Stato e smorzi le velleità da Marchese del Grillo di burocrati di cui c’è poco da andar fieri.Franco Battaglia, 5 settembre 2026L'articolo La sanità versione Marchese del Grillo proviene da Nicolaporro.it.