L’ex di Lavitola e l’accusa sui soldi per Ranucci, quel «favore di Sigfrido a Valter» con un’intervista.L’inchiesta sul riciclaggio dietro agli affari in Africa

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Nell’interrogatorio durato dieci ore, tenuto sabato davanti al pm Edoardo De Santis, Natalia Potenza, ex compagna di Valter Lavitola e madre dei suoi figli, ha risposto con un’accusa precisa alla domanda se il legame tra Lavitola e Sigfrido Ranucci fosse «solo un rapporto di amicizia». La donna ha mostrato al magistrato messaggi e mail che, a suo dire, proverebbero il contrario: «Il conduttore tv prendeva soldi, ho le prove», ha dichiarato ai magistrati, come ricostruiscono Pasquale Napolitano e Giulia Sorrentino sul Giornale. Una versione che dovrà essere riscontrata e che Ranucci, vittima dell’attentato del 16 ottobre scorso su cui indaga la Dda di Roma, respinge categoricamente: «Mai preso un euro da Lavitola», ha ribadito alla festa del Fatto quotidiano appena ieri, 13 settembre. .Il filone riciclaggio, gli investimenti in Zimbabwe e il carbon creditNella sua deposizione Potenza avrebbe ricostruito un giro di soldi basato su prestanomi e società di comodo. Da qui l’apertura di un secondo filoone di inchiesta per i magistrati romani, che ora indagano anche per riciclaggio internazionale. Al centro ci sarebbero investimenti in Zimbabwe nel settore del carbon credit che, secondo il racconto della donna, sarebbero serviti a mascherare operazioni di riciclaggio. In questo secondo filone, Ranucci potrebbe ritrovarsi a chiarire al pm se e come gli interessi imprenditoriali di Lavitola abbiano avuto alcun intreccio con il suo lavoro giornalistico. Ad appesantire il quadro contribuisce Benjamin Chimutengo, ex socio del faccendiere, intercettato dalle telecamere de Lo Stato delle Cose di Massimo Giletti: «Penso di essere stato usato per un’operazione di riciclaggio. I soldi arrivavano sul mio conto corrente e io li giravo a Valter pagando una consulenza».I sospetti sull’intervista di Ranucci al giornale africano Secondo la ricostruzione di Potenza ai pm citata dal Giornale, Lavitola avrebbe riciclato denaro in Zimbabwe attraverso le società condivise con Chimutengo, un’accusa che la donna avrebbe confermato ai magistrati, fornendo prove e documenti soprattutto fiscali. Quando Chimutengo ha deciso di tirarsi fuori dalla scoeità con Lavitola, Clesio Gomes Tavares e altri, sarebbe arrivata l’intervista di Ranucci a un giornale africano. Secondo Potenza, si è trattato di «un favore di Sigfrido a Valter». Da qui il sospetto di una contropartita per l’ex conduttore di Report, che ha escluso in modo categorico di aver ricevuto denaro dal faccendiere pregiudicato Lavitola e suo «amico fraterno». Quale sia stato il peso di quell’intervista però lo aveva rivelato lo stesso Chimutengo, che lo scorso 7 settembre a Quarta Repubblica su Rete4 aveva ammesso i suoi timori: «Ho vissuto l’intervista di Ranucci come una minaccia, una minaccia enorme». Secondo quanto ricostruito da Potenza, la rete di società, teste di legno e operazioni finanziarie legate a Lavitola si estenderebbe dallo Zimbabwe al Brasile, passando per il Montenegro.Le minacce e il presunto attentato raccontati da ChimutengoNell’intervista esclusiva realizzata dal giornalista Moreno Pisto, direttore di mowmag.com, andata in onda su Rai 3 a Lo Stato delle Cose, Chimutengo descrive un clima di crescente tensione con Lavitola: «Quando Valter si arrabbia ricorre alle minacce… In passato era già stato fatto il nome di Gomes, a gennaio la mia macchina è stata sabotata, poi trovo certi messaggi e successivamente scopro pagamenti a persone coinvolte. In questa vicenda ci sono elementi che messi tutti assieme mi preoccupano». Agli atti risulterebbe una denuncia alla polizia relativa al sabotaggio dell’auto, individuato casualmente dal giardiniere di Chimutengo: sarebbero stati manomessi i rapporti tra tubo di scarico e serbatoio, al punto che dopo un uso prolungato sarebbe bastata una scintilla per far esplodere il veicolo. Chimutengo cita inoltre messaggi tra Lavitola e il suo avvocato, in cui il faccendiere chiederebbe di verificare la disponibilità di un agente di polizia a «occuparsi della situazione creatasi con Benjamin», con l’avvocato che avrebbe indicato un agente disponibile in cambio di 30mila dollari. «Valter non riesce ad affrontare una discussione senza tirare in ballo la minaccia di Gomes», racconta ancora Chimutengo, «quando è arrabbiato minaccia».Chi sono gli altri nomi legati all’inchiesta sul carbon creditNella stessa vicenda, Chimutengo sarebbe stato convocato dai servizi di sicurezza dello Zimbabwe con l’accusa di aver sottratto tre milioni di dollari, un episodio che lascerebbe intravedere possibili manovre di riciclaggio legate al business del carbon credit condotto in Africa da Lavitola e dal suo braccio destro Gomes Tavares, indagato come reo confesso quale mandante dell’attentato a Ranucci. Un ruolo di primo piano, secondo le dichiarazioni di Chimutengo, spetterebbe a Tariro Martha Shoco, legale di Lavitola in Zimbabwe e indicata da più fonti come figura chiave delle triangolazioni e dei trasferimenti di capitali riconducibili al faccendiere. Resterebbe inoltre aperto un potenziale affare da 300 milioni di dollari che avrebbe dovuto coinvolgere Gianluca De Marchi e Fabio Mazzoni, manager di Urban Vision e titolari al 50% di Neutralia, società impegnata in un progetto sui carbon credits in Camerun. Chiudendo la sua intervista, Chimutengo ha spiegato: «Ho i documenti per provare cosa stava accadendo, sono un testimone: se sparisco io non ne resta nessun altro. Non cerco soldi ma la giustizia deve fare il suo corso».L'articolo L’ex di Lavitola e l’accusa sui soldi per Ranucci, quel «favore di Sigfrido a Valter» con un’intervista. L’inchiesta sul riciclaggio dietro agli affari in Africa proviene da Open.