C’è tensione tra il Csm e il mondo dell’antimafia milanese

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E’ uscita la nuova puntata di “Frontale”, newsletter di Fabio Massa con riflessioni (su Milano e non solo), inside e racconti di quello che accade in città. Ci si può iscrivere qui: https://frontale.substack.com“Il fatto che 44 anni dopo il vicepresidente del Csm dica che la mafia c’è soltanto da Roma in giù mi offende, offende anche la memoria di mio padre, perché non era una persona che avesse delle visioni”. Le parole pronunciate da Nando Dalla Chiesa, figlio del generale Carlo Alberto e presidente onorario di Libera, il giorno dell’anniversario della morte del padre hanno aperto uno squarcio sulle tensioni tra il Consiglio superiore della Magistratura e il mondo dell’antimafia milanese.Le accuse di Dalla Chiesa nel giorno del ricordo del padreL’affondo è giunto il 3 settembre durante una pausa di una udienza del processo Hydra, sul patto tra le tre mafie per spartirsi il business sotto la Madonnina. Dalla Chiesa ha reiterato il suo attacco poco dopo in piazza Diaz, quando una piccola folla si è raccolta davanti alla statua dell’Arma dei Carabinieri per una ulteriore commemorazione del generale. Un momento più intimo rispetto a quello del mattino, cui avevano preso parte anche il sindaco Beppe Sala, il ministro Carlo Nordio, la stampa. Dopo la lettura di una intervista concessa dal generale a Giorgio Bocca 25 giorni prima di essere ucciso, in cui Carlo Alberto Dalla Chiesa con lucidità raccontava già nel 1982 di presenza mafiosa, riciclaggio e potere nelle grandi città del nord, il presidente di Libera ha commentato causticamente: “Adesso chi guida la magistratura sostiene che tutto questo non sia vero, pensate alla irresponsabilità delle parole, all’irresponsabilità dell’esercizio della funzione (…) spesso è sbagliata la scelta delle persone nei luoghi centrali delle istituzioni. E’ irresponsabile mettere queste persone, che di mafia non sanno nulla, ai vertici delle istituzioni”. Con chi ce l’ha esattamente Dalla Chiesa? Tutti gli indizi porterebbero a Fabio Pinelli, il vicepresidente del Csm già menzionato – senza citarne il nome – in tribunale la mattina. Pinelli è il maggiore difensore di una contestata delibera approvata dal plenum l’11 giugno scorso. Un documento del Csm apparentemente tecnico che individua gli uffici giudiziari situati in zone ad alta densità di criminalità organizzata di tipo mafioso. Bene, le undici procure collocate in aree ad “alta densità mafiosa” sono Bari, Caltanissetta, Catania, Catanzaro, Lecce, Messina, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma e Salerno. Una scelta che esclude Milano e ogni altra grande città a nord della Capitale. Nonostante le evidenze giudiziarie di questi anni. Proprio Pinelli, citando Leonardo Sciascia, ha detto che “se tutto è mafioso, nulla è mafioso”, giustificando così la selezione fatta. E così “Da Roma in su non è vera mafia”, è la sintesi che un indignato Dalla Chiesa ha fatto del pensiero del vicepresidente del Csm.La delibera  del Csm che ha diviso anche la LegaLo sfogo del professore va a rinfocolare una polemica che era già emersa e che aveva investito anche la Lega. Perché? Pinelli è considerato espressione del Carroccio nel Csm, dove già la controversa delibera dell’11 giugno aveva diviso i rappresentanti in quota Lega. C’era stato infatti chi ne aveva chiesto la revoca in autotutela per una nuova valutazione dei criteri adottati. Come Claudia Eccher e Isabella Bertolini, secondo le quali la criminalità organizzata non può più essere considerata un fenomeno confinato esclusivamente alle aree di tradizionale insediamento delle mafie. Di altro avviso proprio il vicepresidente Fabio Pinelli, per il quale la delibera non vuole rappresentare una mappa aggiornata della presenza mafiosa nel Paese, ma solo disciplinare l’applicazione del Testo unico. Una lettura tecnica che a quanto pare non ha convinto tuttavia nemmeno Dalla Chiesa.L'articolo C’è tensione tra il Csm e il mondo dell’antimafia milanese proviene da Nicolaporro.it.