Ceuta, quello che nessuno racconta: gay insultati e intimiditi dai migranti

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Rocío e Jennifer non portano più a spasso i cani tenendosi per mano. Javier, sposato da quattro anni con il suo compagno, racconta di aver sentito insulti omofobi mentre era con il marito. Antonio, invece, ha smesso di utilizzare Grindr: teme profili falsi, appuntamenti-trappola, aggressioni. Succede a Ceuta, la città spagnola travolta dalla crisi migratoria di fine luglio. E a raccontarlo non è un partito di destra, ma El Pueblo de Ceuta, che ha raccolto le testimonianze di diversi membri della comunità Lgbt locale.Il punto non è generalizzare. Lo dice per primo Andres Sanchez, uno degli intervistati: sarebbe ingiusto. Ognuno risponde delle proprie azioni. Ma fingere che non esista un problema sarebbe altrettanto poco utile. Da settimane alcuni gay e lesbiche ceutí raccontano di sguardi, commenti, insulti e comportamenti intimidatori attribuiti a gruppi di giovani migranti. Javier riferisce di avere ascoltato più volte la parola “Zamel”, utilizzata come insulto omofobo. Altri raccontano di aver cambiato abitudini e di evitare determinate zone della città.Il 14 settembre la questione è uscita anche dal terreno delle testimonianze: la polizia ha arrestato un migrante marocchino con l’accusa di reato d’odio dopo che avrebbe insultato e importunato due connazionali per il loro orientamento sessuale. E il contesto culturale di partenza non è un dettaglio irrilevante: in Marocco i rapporti tra persone dello stesso sesso continuano a essere criminalizzati dall’articolo 489 del codice penale, con pene che possono arrivare a tre anni di carcere.È qui che si apre la questione politica. Ceuta è stata raccontata per settimane soprattutto attraverso le categorie dell’emergenza umanitaria, dell’accoglienza e del razzismo. Podemos ha accusato di razzismo alcune delle manifestazioni organizzate sulla crisi. Sumar ha chiesto trasferimenti verso la Penisola e ha messo in guardia dai “discorsi di odio”. Il Psoe ha parlato della necessità di difendere una “frontiera morale”, accusando il centrodestra di alimentare xenofobia. Sono posizioni politiche legittime. Ma nelle principali prese di posizione nazionali consultate finora trova molto meno spazio un altro diritto: quello dei cittadini gay e lesbiche di Ceuta a vivere senza dover modificare le proprie abitudini per paura. Leggi anche:Ilaria Salis umilia se stessa (e noi): “Ceuta non è Spagna”. Ma che stai a dì?Ed è difficile separare questo tema dal quadro più generale della sicurezza, soprattutto quando a pagare sono anche le donne. Il 27 agosto la procuratrice generale dello Stato, Teresa Peramato, parlava di 16 aggressioni sessuali e 17 vittime registrate tra le persone entrate irregolarmente nella città, sottolineando la particolare vulnerabilità di donne e minori. Pochi giorni dopo El Pueblo riferiva che i casi censiti erano saliti a 23. Già all’inizio di agosto almeno cinque bambine o adolescenti migranti erano state assistite in ospedale dopo presunte violenze sessuali. I dati del 112, inoltre, indicano che fino al 10 settembre gli interventi legati alle aggressioni sessuali erano quintuplicati rispetto al periodo di confronto del 2025, anche se le diverse statistiche utilizzano categorie e periodi non perfettamente sovrapponibili.“Convivere non significa rinunciare ai nostri diritti né alla nostra libertà”, dice Cari, uno dei volti dell’Orgoglio di Ceuta. E forse è questa la frase che più di tutte riassume il cortocircuito. Perché difendere chi fugge da condizioni difficili e pretendere che chi arriva rispetti i diritti delle donne e delle persone omosessuali non sono principi incompatibili. Il problema nasce quando, per timore che parlare di omofobia o di violenza alimenti generalizzazioni contro i migranti, si finisce per lasciare sullo sfondo proprio chi denuncia di avere paura. A Ceuta, almeno, quella paura oggi viene raccontata. La domanda è perché faccia ancora così poca strada fuori dalla città.Massimo Balsamo, 21 settembre 2026L'articolo Ceuta, quello che nessuno racconta: gay insultati e intimiditi dai migranti proviene da Nicolaporro.it.