Tra ombre a corte e cospirazioni presunte: il "Ciclone Spencer" si abbatte nuovamente su Re Carlo

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AGI - C'è una strana inquietudine che ciclicamente torna a scuotere i corridoi dorati di Buckingham Palace: il fantasma della Principessa Diana, incapace di trovare riposo a trent’anni dalla sua tragica scomparsa. Questa volta a riattivare il cortocircuito mediatico è la biografia shock firmata dal fratello, Charles Conte Spencer.Il significato del libro del fratello di Lady DTra rivelazioni clamorose, silenzi infranti e la rara reazione ufficiale del Sovrano, abbiamo analizzato la vicenda insieme all'avvocato Marco Ubezio, acuto osservatore delle dinamiche della monarchia britannica. Nello starnazzare confuso di molte voci, spesso improvvisate e a tratti contradditorie, potrebbe venire in soccorso un vecchio adagio manzoniano: "Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei", esordisce Ubezio, offrendo subito una chiave di lettura spiazzante. "Parole che paiono utili a inquadrare quello che è stato definito il Ciclone Spencer – in effetti siamo in stagione di tempeste tropicali – che promana dalle pagine della recente e per nulla anticipata ennesima biografia destinata al cigno di Althorp House, la Principessa Diana il cui spirito, a trent’anni dalla sua prematura scomparsa, non si vuole davvero lasciare in pace".Re Carlo costretto alla replicaL'analisi dell'avvocato si sposta poi sulla reazione di Palazzo di fronte al clamore sollevato dagli estratti del libro: "Le anticipazioni del libro di Charles, IX° Conte Spencer, hanno già avuto un enorme clamore, se pensiamo che Re Carlo è stato costretto ad abbandonare il vecchio adagio elisabettiano del “Never complain, never explain” replicando a muso duro al presunto scoop, confermato in una recente intervista dal Conte, che gli attribuisce alcune espressioni non proprio felici pronunciate a ridosso della scomparsa della Principessa: "Ci dimenticheremo presto di lei", avrebbe sentenziato. Affermazioni che Buckingham Palace ha bollato come il prodotto di una mente offuscata dal lutto". Passando al vaglio le uscite più scandalistiche della biografia, Ubezio non nasconde un certo scetticismo per la tempistica delle rivelazioni: "Ancora più roboanti estratti della biografia sono arrivati negli ultimi giorni, che vanno da un presunto flirt adolescenziale tra Elisabetta e il padre del Conte Spencer al racconto di un Principe Carlo raggiante la mattinata successiva alla morte della ex moglie, per non tacere della rivelazione di una liaison tra Carlo e un suo valletto. C’è chi, del tutto razionalmente, solleva l’obiezione che queste bombastiche rivelazioni arrivino con un ritardo di appena 30 anni, mentre una riflessione più articolata investe direttamente il rapporto tra la Corona e la famiglia Spencer, basato su una prossimità fisica e affinità elettive che ben poche altre famiglie del Regno possono vantare".   Il legame tra i Windsor e gli Spencer Riavvolgendo il nastro della storia, l'avvocato ricostruisce quindi la profonda intimità che legava le due casate: "In primo luogo, si tratta di una prossimità fisica, perché Althorp House, la splendida dimora di campagna degli Spencer – nobiltà insulare di antichissima data che può vantare radici inglesi certamente più solide della dinastia tedesca da cui derivano i Windsor – si trova a pochi metri dalla dimora più cara della Royal Family, Sandringham. La casa di famiglia dei fine settimana e persino del Natale, luogo particolarmente caro alla memoria di Elisabetta II, perché vi morì il padre Giorgio VI. A differenza di quanto accade ai comuni mortali, si trattò a lungo di un vicinato segnato da rapporti quasi familiari: il vecchio Conte John Spencer fu scudiero a corte di Giorgio VI, poi compagno di viaggio di Elisabetta nei lunghi viaggi intorno al mondo nei primi anni di Regno, tempi in cui Elisabetta si faceva ben pochi scrupoli a lasciare i piccoli Carlo e Anna nelle mani delle tate". Un filo rosso che univa anche le nuove generazioni: "Il rapporto tra la famiglia di Elisabetta e gli Spencer sarebbe poi continuato negli anni Sessanta", sottolinea Ubezio, "segnati dall’arrivo delle nuove leve di Casa Windsor, Andrea ed Edoardo, nati quasi negli stessi anni dei figli più piccoli del Conte, Diana e Charles. Anzi, il clamoroso divorzio di John Spencer da Frances Ruth Roche, madre di Diana, era l’occasione per un ulteriore rafforzamento del legame elettivo con i Windsor. Proprio Charles, l’odierno Torquemada, avrebbe avuto come madrina di battesimo la Regina Elisabetta e persino il suo nome era un omaggio all’allora Principe di Galles, il ragazzo timido di cui non smetteva di parlare la piccola Diana".La fine dell'idillioUn idillio sgretolatosi nel tempo, lasciando spazio a quello che Ubezio definisce un mito costruito ad arte: "Certamente il poco meditato matrimonio tra Carlo e Diana avrebbe incrinato la solida relazione tra le due famiglie, ma è altrettanto palese la falsità della narrazione ormai ultratrentennale, prima alimentata dalla stessa Diana e poi dal fratello, nell’assordante silenzio delle sorelle più grandi rimaste vicinissime ai Windsor, di un "noi contro di loro", che vedrebbe gli Spencer vittime dei complotti orditi da una famiglia senza cuore, asservita solo agli interessi della Corona". L'affondo finale dell'avvocato si trasforma così in una riflessione senza sconti rivolta al fratello della Principessa: "E allora il motto manzoniano non può che essere rivolto al Conte Spencer che, nella faticosa ricerca di un senso intorno ai lutti e alle sofferenze di questi ultimi trent’anni, piuttosto che urlare alla luna dovrebbe forse compiere un gesto più semplice e magari più meditato: guardarsi allo specchio".