Definire Beppe Grillo non è mai stato semplice e Fedez lo ammette quasi subito, quando prova a presentare l’ospite del primo episodio della nuova stagione di Pulp Podcast. Comico satirico, provocatore, fondatore del Movimento 5 Stelle e protagonista di una stagione che ha cambiato profondamente anche il linguaggio della politica italiana, Grillo ha attraversato mondi diversi e, soprattutto, generazioni diverse.Il suo ritorno davanti a un microfono, dopo un lungo periodo lontano dalle interviste, diventa così l’occasione per ripercorrere una storia pubblica difficile da racchiudere in una sola definizione. Fedez e Mr. Marra capiscono presto che la conversazione difficilmente seguirà una scaletta tradizionale e scelgono di lasciarlo parlare. Grillo passa dalla memoria all’intelligenza artificiale, dalla religione alla politica, dal Movimento 5 Stelle al figlio Ciro, con pensieri che si accavallano e aprono continuamente nuovi argomenti.La politica resta inevitabilmente al centro, ma non occupa tutto lo spazio. Ci sono il Movimento che ha fondato e dal quale oggi è lontano, la tecnologia, il giornalismo, il rapporto ormai interrotto con Marco Travaglio, l’affondo contro Roberto Vannacci e una serie di ricordi che riportano alla luce anche il Grillo comico e provocatore degli inizi.Foto: screenshot puntata Pulp podcast/ youtubeMario Adinolfi va in carcere: violato il divieto di usare i socialBeppe Grillo a Pulp Podcast: il ritorno davanti a FedezFedez parte proprio dalla difficoltà di raccontarlo. Ricorda il comico satirico, gli anni della televisione e una carriera segnata anche dalle polemiche e dalla censura, prima dell’allontanamento dal piccolo schermo e del passaggio al teatro. Poi sarebbero arrivati il blog, l’incontro con Gianroberto Casaleggio e infine la politica, fino alla nascita del Movimento 5 Stelle.Per Fedez quella di Grillo è anche la storia di una generazione. Lo spiega attraverso un episodio personale: mentre per lui il fondatore del M5S ha rappresentato un riferimento importante nella propria formazione politica, la sua fidanzata, nata nel 2001, non aveva praticamente idea di chi fosse. Una distanza generazionale che offre ai conduttori il punto di partenza per ricostruire il personaggio prima ancora del politico.Grillo, però, non sembra particolarmente interessato a celebrare il passato. Preferisce parlare della memoria e della sua capacità di modificare il modo in cui ricordiamo ciò che abbiamo vissuto, anche in base al momento presente. Racconta di conservare nella mente informazioni apparentemente inutili, come una poesia in francese imparata quando aveva quattro anni, mentre continua ad appuntare i propri pensieri con una matita nonostante viva, come tutti, in un mondo sempre più dominato dagli algoritmi.Se Angelucci compra Pulp Podcast, il problema non è Fedez: è chi controllerà il raccontoBeppe Grillo e l’intelligenza artificiale: «Il dio di oggi è un algoritmo»Il rapporto tra essere umano e tecnologia occupa una parte importante della conversazione. Grillo definisce l’intelligenza artificiale una forma di intelligenza quasi “morbosa” e da lì sposta il ragionamento sulla società contemporanea e sul modo in cui stiamo cambiando insieme agli strumenti che utilizziamo.«Il dio di oggi è un algoritmo», osserva mentre parla del bisogno umano di credere in qualcosa che non necessariamente possiamo vedere. Religione, economia, finanza, cultura e politica finiscono nello stesso ragionamento, insieme alla domanda su cosa possa accadere quando la tecnologia comincia a occupare spazi che per secoli abbiamo affidato ad altro.Grillo arriva a chiedersi se l’intelligenza artificiale possa rappresentare, un giorno, persino la fine della nostra specie. Non dà una risposta, ma insiste sulle conseguenze che la trasformazione tecnologica sta già avendo sul nostro modo di ragionare e interpretare la realtà.Secondo il fondatore del M5S, «il pensiero si sta rattrappendo» e le persone tenderebbero sempre più a comprendere il mondo per blocchi. Da questa riflessione parte anche l’affondo contro Roberto Vannacci, descritto con una delle immagini più taglienti della puntata: «È come una decalcomania, più la inumidisci più si appiccica».Marco Masini a Pulp Podcast: l’esordio, le polemiche, la rivincitaGrillo sul Movimento 5 Stelle e Conte: «Non hanno un’idea»Quando la conversazione arriva alla politica, il confronto con il Movimento 5 Stelle diventa inevitabile. È il progetto che ha segnato la seconda parte della vita pubblica di Grillo e dal quale oggi il suo fondatore appare profondamente distante.Parlando del Movimento 5 Stelle guidato da Giuseppe Conte, Grillo racconta di essere stato estromesso, pur sostenendo di non avere rimpianti, e descrive l’attuale M5S come qualcosa di molto diverso rispetto al progetto delle origini. Anche il giudizio sulla nuova leadership passa attraverso una delle sue provocazioni: Conte diventa il «reverendo Jones, l’uomo che sussurrava ai cavilli».Al di là della battuta, Grillo contesta soprattutto quella che considera una mancanza di visione. «Di progressista c’è solo la paralisi della mente, non hanno un’idea», afferma parlando dell’attuale Movimento.Torna quindi sul 2050, che aveva voluto inserire nel simbolo proprio per spingere la politica a immaginare una società più lontana della successiva scadenza elettorale. Comunità energetiche, idrogeno e trasformazioni tecnologiche sono temi di cui, ricorda, parlava già vent’anni fa e che oggi vede ancora al centro del dibattito. È in questo passaggio che pronuncia una delle frasi più significative dell’intervista: «Mi sento postumo di me stesso da vivo».Foto: Co Te / IPA“Uno vale uno”, Beppe Grillo spiega il significato dello sloganRipercorrendo la nascita del Movimento, Grillo torna anche su una delle formule che hanno accompagnato maggiormente quella stagione politica: “uno vale uno”.Uno slogan ripetuto per anni e spesso interpretato come l’idea che qualsiasi persona potesse avere le stesse competenze di un’altra. Grillo lo spiega invece in maniera diversa: «Non significa che siamo tutti uguali, ma che venga data a tutti la stessa possibilità di partenza».Nel suo racconto il principio era legato soprattutto alla partecipazione e alla democrazia dal basso, due elementi centrali nella costruzione del Movimento originario. Riparlarne oggi rende ancora più evidente la distanza tra ciò che Grillo racconta di aver voluto creare e quello che riconosce nell’attuale M5S.La rottura con Conte non viene nascosta. Grillo arriva provocatoriamente a suggerire che il Movimento potrebbe persino cambiare nome e assumere direttamente il volto del suo attuale presidente, quasi a sottolineare quanto consideri ormai conclusa la fase politica alla quale aveva contribuito.Beppe Grillo smentisce il nuovo partitoProprio la distanza dal Movimento 5 Stelle aveva alimentato negli ultimi giorni le indiscrezioni su un possibile ritorno diretto di Grillo nell’arena politica, questa volta con una nuova formazione.A Pulp Podcast, però, la risposta è netta. «Come faccio io a fondare un partito, a organizzarlo? Non ho il potere, le facoltà di farlo», afferma. Grillo spiega di poter offrire idee e spunti su temi come ambiente, religione e società, ma non presenta alcun nuovo progetto politico organizzato.Il ritorno davanti alle telecamere, almeno per il momento, non coincide quindi con una nuova candidatura né con la nascita di un altro partito. Grillo sembra rivendicare piuttosto la possibilità di continuare a intervenire nel dibattito pubblico senza tornare necessariamente a occupare un ruolo politico.Foto: screenshot puntata Pulp podcast/youtubeBeppe Grillo e Marco Travaglio: «Non abbiamo più niente da dividere»Nel corso della puntata emerge anche un altro rapporto che sembra essersi definitivamente interrotto, quello con Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano. Grillo racconta di non leggere più il giornale e, parlando direttamente di Travaglio, chiarisce di non sentirlo e di non avere più rapporti con lui. La distanza personale, però, non diventa un attacco alla sua professionalità: continua infatti a definirlo «un ottimo giornalista», pur spiegando di non riconoscersi più nel suo modo di interpretare la realtà.«Non abbiamo più niente da dividere», dice. Poi il discorso si allarga inevitabilmente allo stato dell’informazione e alle trasformazioni che negli ultimi anni hanno investito anche questo settore.La conclusione di Grillo è drastica: «Il giornalismo è una professione in via di estinzione». Una riflessione che si inserisce nello stesso ragionamento portato avanti durante tutta la puntata sul rapporto tra tecnologia, comunicazione e cambiamento della società.Beppe Grillo parla del figlio Ciro: «Vuole gridare la sua innocenza»Il tono cambia quando Grillo parla del figlio Ciro Grillo, condannato in primo grado a otto anni nel procedimento per violenza sessuale di gruppo. La sentenza non è definitiva e Ciro Grillo continua a dichiararsi innocente.Beppe Grillo racconta il peso che, secondo lui, la vicenda avrebbe avuto sulla vita del figlio e ricorda di averlo visto affrontare questi anni con quella che definisce una «spada di Damocle» sulla testa. Parla poi del percorso compiuto nel frattempo: la laurea con 110 e lode, la famiglia, la nascita di una figlia e soprattutto la decisione di continuare gli studi in ambito giuridico. Secondo quanto raccontato dal padre, Ciro sta studiando per diventare avvocato penalista, con l’intenzione di difendere la propria posizione e «gridare al mondo la sua innocenza».Per qualche minuto il confronto si allontana quindi dalla politica e Grillo parla soprattutto come padre, portando all’interno dell’intervista una vicenda personale che negli ultimi anni ha inevitabilmente accompagnato anche la sua vita pubblica.Foto: screenshot puntata Pulp podcast/youtubeDalla religione a Stiglitz, torna anche il Grillo degli aneddotiPolitica e attualità si alternano continuamente agli aneddoti, riportando la conversazione verso quel linguaggio che appartiene al Grillo comico prima ancora che al fondatore del Movimento 5 Stelle.Quando il discorso arriva alla religione, per esempio, Grillo la collega all’economia, alla finanza e al bisogno umano di credere. Parlando di felicità e possesso, torna a sostenere il valore del non avere, trasformando una riflessione filosofica in una battuta e arrivando a dire quanto sia bello non possedere «un cane peloso quando piove».Poi ricorda l’incontro con Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’Economia. Racconta di averlo conosciuto durante un pranzo e di avergli proposto una vecchia battuta sugli economisti, Dio, il tempo e il denaro. Stiglitz ride e Grillo utilizza anche questo episodio per mostrare il modo in cui, da sempre, preferisce affrontare argomenti complessi attraverso ironia e paradossi.È anche questo andamento imprevedibile a caratterizzare la puntata. Fedez e Mr. Marra rinunciano progressivamente a incasellare la conversazione dentro una sequenza rigida di domande e lasciano che Grillo segua il proprio percorso, passando da un ricordo alla politica e dalla tecnologia alla religione senza perdere quel registro provocatorio che lo accompagna dagli anni della comicità.Il ritorno pubblico di Beppe GrilloAlla fine della puntata diventa difficile separare completamente i tanti Beppe Grillo che il pubblico italiano ha conosciuto negli ultimi decenni. C’è il comico che sostiene che la satira sia più viva quando esiste la censura, l’uomo che lasciò progressivamente la televisione per dedicarsi al teatro e il fondatore di un Movimento arrivato al governo e oggi molto lontano da quello che aveva immaginato.Prima di salutarlo, Fedez gli riconosce un’energia comunicativa che considera ancora rara e gli lascia aperta la porta di Pulp Podcast, offrendogli uno spazio nel quale poter tornare a parlare e a esprimere liberamente le proprie idee, indipendentemente dal fatto che vengano condivise o meno.Grillo, dal canto suo, non approfitta dell’intervista per annunciare una nuova discesa in campo. Anzi, smentisce l’ipotesi di un altro partito. Ma nelle oltre due ore di conversazione torna a parlare di tutto ciò che ha accompagnato la sua storia pubblica: politica, tecnologia, informazione, satira, ambiente e futuro.Oggi è lontano dal Movimento che aveva fondato, il rapporto con Giuseppe Conte appare ormai compromesso e anche quello con Marco Travaglio appartiene al passato. Il ritorno a Pulp Podcast non cancella queste fratture e non apre, almeno per ora, una nuova fase politica.Segna però il ritorno pubblico di Beppe Grillo, con lo stesso modo irregolare e difficilmente prevedibile di mettere insieme ricordi, provocazioni e domande sul futuro. Questa volta senza un palco politico da riconquistare o un nuovo partito da presentare, ma semplicemente con un microfono davanti e ancora parecchie cose da dire.| Da Rumors.it