«Una scuola autenticamente inclusiva è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace». Sono le parole con cui il cardinale Matteo Zuppi, presidente dei vescovi italiani, ha aperto il Consiglio episcopale permanente a Roma. Il tema centrale del suo discorso è stata la questione educativa, un aspetto che il cardinale ha voluto sottolineare dopo il recente episodio di violenza avvenuto a Roma ai danni di una professoressa e la proposta della premier Giorgia Meloni di porre al 30% il tetto massimo degli stranieri per classe.Una scuola senza disuguaglianzeSecondo Zuppi, con il ritorno in aula degli studenti di tutta Italia «tornano domande che riguardano tutti, non solo chi insegna o studia». E le sfide educative sono molte. Prima tra tutti quella dell’inclusività e delle disuguaglianze educative. «Non possiamo accettare che il luogo di nascita, la condizione economica, fisica o il contesto sociale determinino le opportunità di apprendimento di un ragazzo» dice Zuppi. Le aule scolastiche, infatti, per il cardinale devono «essere comunità capaci di generare fiducia, passione e responsabilità, luoghi in cui nessuno si senta escluso».L’Ai tra i banchi: nessuna sfida con i docentiLa sfida tecnologica, invece, unisce una questione locale e internazionale. Nelle scorse settimane i big tech dell’intelligenza artificiale hanno aperto il dibattitto sull’uso scorretto delle nuove tecnologie, che toccano sempre di più i ragazzi anche al di sotto dei 14 anni. Sul tema, Zuppi spiega che «l’intelligenza artificiale può offrire risorse preziose, ma non sostituisce l’opera educativa». Secondo il cardinale gli spazi scolastici devono essere laboratori di umanità, in cui lo studente può utilizzare la tecnologia a proprio vantaggio, ma senza dipendere da essa. «La scuola non compete con le macchine nel fornire risposte rapide, ma insegna a porre le domande che rendono umana la vita. – sostiene Zuppi – Nessun algoritmo può prendere il posto dello sguardo di un insegnante che incoraggia, corregge, comprende e accompagna». Educare per cercare la veritàLe scuole italiane si trovano infine a sostenere una terza sfida: custodire la capacità di pensare. «In un mondo saturo di stimoli, informazioni e connessioni, servono luoghi dove imparare a sostare, ad approfondire, a distinguere il vero dal falso, l’essenziale dal superficiale» afferma Zuppi. E per farlo gli studenti hanno bisogno di avere un punto di riferimento negli adulti, i quali devono testimoniare «la vera conoscenza non è accumulo di dati, ma sapienza per la vita». Un pensiero sostenuto dalla convinzione che «educare significa accompagnare una persona a diventare libera, capace di cercare la verità, di riconoscere il bene, di entrare in relazione con gli altri e di assumere responsabilmente il proprio posto nel mondo».Un augurio a tutti i ragazzi: custodire il tempo dello studioAprendo il Consiglio episcopale, Zuppi ha quindi voluto dedicare un commento a tutti i ragazzi che ora sono tornati a seguire le lezioni nella convinzione che «la questione educativa non è un tema tra gli altri, né si riduce a programmi e metodologie. Tocca il cuore della nostra convivenza». Riprendendo la «Magnifica Humanitas» di Leone XIV, il cardinale ha indicato quelle educative come sfide non più rinviabili. Per questo, Zuppi ha augurato «di custodire il tempo lento dell’ascolto, dello studio, della meraviglia, del confronto vero, senza i quali nessuna libertà interiore può crescere. La scuola non è uno spazio da attraversare in fretta: è, ancora oggi, un cantiere decisivo del nostro futuro comune».ANSA/FABIO FRUSTACI | Il cardinale Matteo Zuppi al Consiglio episcopale permanente a Roma, 21 settembre 2026L'articolo Tetto agli stranieri in classe, il cardinale Zuppi: «La scuola deve essere un luogo in cui nessuno si senta escluso» proviene da Open.