PECHINO — Il generale Zhang Youxia ha 76 anni, un padre che fu compagno d’armi del padre di Xi Jinping e, caso raro ai vertici militari cinesi, il ricordo di un campo di battaglia vero. Fino a gennaio era l’ufficiale in uniforme più alto in grado della Cina: vicepresidente anziano della Commissione militare centrale, l’organo che comanda l’Esercito popolare di liberazione. Sopra di lui, soltanto Xi.Lunedì il Politburo, il vertice di 24 membri del Partito comunista, lo ha espulso dal Partito e dalle forze armate insieme a Liu Zhenli, membro della stessa Commissione e capo dello Stato maggiore congiunto. I due fascicoli passano alla procura militare «per esame e incriminazione», riferisce Xinhua, l’agenzia di Stato. La decisione arriva a due giorni dalla partenza di Xi per Washington, dove mercoledì comincia la prima visita di Stato di un leader cinese negli Stati Uniti dal 2015.Le accuse sono scritte con il lessico delle grandi purghe. I due hanno «oltrepassato le linee rosse e i limiti fondamentali»; i loro «illeciti politici ed economici» si sono «intrecciati», con un «arricchimento corrotto convivente con negligenza e abuso d’ufficio». Le somme, dice il comunicato, erano «eccezionalmente ingenti», la natura dei fatti «estremamente grave», l’impatto «estremamente nefasto». Zhang e Liu sarebbero diventati «sleali verso il Partito», avrebbero formato cricche e incassato denaro in cambio di favori «in materie come le promozioni». La conclusione è un avvertimento alle caserme: «non c’è alcun posto dove i corrotti possano nascondersi nell’esercito».La caduta è stata lunga otto mesi. Il 24 gennaio il ministero della Difesa aveva annunciato l’indagine per «gravi violazioni di disciplina e legge»; in agosto Zhang era stato rimosso dalla Commissione militare statale, dopo essere già uscito dal Politburo. L’espulsione dovrà ora essere ratificata da un plenum del Comitato centrale, il parlamento interno del Partito. È il secondo vicepresidente della Commissione a cadere in poco più di un anno — nel 2025 era toccato a He Weidong — e il paradosso è che entrambi li aveva scelti Xi: Zhang era entrato nel Politburo e nella Commissione nel 2017 ed era stato confermato vicepresidente anziano nel 2022, a 72 anni, oltre l’età in cui di norma i generali cinesi vanno in pensione.Il viaggio a WashingtonPerché proprio adesso, a 48 ore dal decollo per gli Stati Uniti? Reuters lega l’annuncio al plenum di ottobre, dedicato alla governance e alla disciplina interna, che dovrà mettere il timbro sulla decisione. Lo stesso lunedì il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun ha confermato la visita di Stato dal 23 al 25 settembre, su invito di Donald Trump, con l’incontro alla Casa Bianca fissato per giovedì 24: ci sarà un «approfondito scambio di vedute» sulle «questioni principali dei rapporti bilaterali e su pace e sviluppo mondiali», ha detto, e si cercherà di gestire «in modo appropriato le divergenze».Sul tavolo ci sono i dazi, l’intelligenza artificiale, la guerra in Iran, la tregua sulle terre rare (Pechino ha rinviato di un anno i controlli all’export) e i 200 Boeing promessi durante la visita di Trump a Pechino in primavera, con le elezioni di metà mandato americane a meno di sei settimane. Ma la partita di lunedì, più che a Washington, si gioca nelle caserme: Xi si presenta alla Casa Bianca con un esercito i cui vertici li ha nominati, e poi rimossi, tutti lui.Dall’altra parte non c’è nessuno a parlare. Zhang e Liu non hanno voce pubblica né difensori conosciuti; Casa Bianca e Pentagono non hanno commentato. L’unica replica cinese risale a gennaio, quando il portavoce dell’ambasciata a Washington aveva descritto la lotta alla corruzione come un approccio «a copertura totale e tolleranza zero». Resta la domanda che a Pechino nessuno pone ad alta voce: la Commissione militare ha perso in poco più di un anno entrambi i vicepresidenti nominati nel 2022, e chi siederà accanto a Xi al comando dell’esercito lo dirà, forse, il plenum di ottobre.