NEW YORK — Da mercoledì 23 settembre nessun aereo iraniano dovrebbe più trovare carburante, assistenza a terra o una biglietteria disposta a venderne i posti, in nessun aeroporto del mondo. Lo ha annunciato lunedì Scott Bessent, segretario al Tesoro degli Stati Uniti, in un’intervista alla CNBC: «Quando gli aerei iraniani atterrano in un aeroporto, non potete fornire loro carburante, non potete fornire servizi di atterraggio, non potete vendere loro biglietti, o sarete espulsi dal sistema del dollaro». Tutte le compagnie iraniane, ha detto, «saranno chiuse in tutto il mondo».È una minaccia, non ancora un elenco di sanzioni. Come può Washington chiudere scali che non sono suoi? Attraverso il dollaro: le sanzioni «secondarie» non colpiscono l’aeroporto di Dubai o di Mascate, ma la banca che ne regola i pagamenti, e una banca esclusa dal dollaro smette di lavorare. Bessent parlava a New York dopo i colloqui di domenica sera con il vicepremier cinese He Lifeng, in vista del vertice di giovedì tra Donald Trump e Xi Jinping: i cinesi, ha detto, sono «molto impegnati» nella campagna di pressione. Il bersaglio vero non è Teheran ma chi le fa da hub: la partita si gioca a Dubai e a Pechino.Il precedente è dell’8 settembre, quando l’Ufficio per il controllo dei beni esteri del Tesoro — l’agenzia delle liste nere americane — ha designato 27 compagnie aeree iraniane e 36 fra società e persone che le servono: agenti di vendita in Turchia, Kazakhstan e Malesia, aziende negli Emirati legate a Mahan Air, il vettore sanzionato dal 2011 per il sostegno alla Forza Qods dei Guardiani della rivoluzione. Almeno tre dei vettori colpiti — Varesh, Sepehran e Qeshm Air — volavano su Dubai, Mascate e Kuwait City. Gli aeroporti di Dubai e Mascate e l’aviazione civile del Kuwait non hanno risposto alle richieste di commento.Il «D-Day economico»Per capire bisogna tornare al 24 agosto, quando Bessent ha annunciato l’operazione «Economic Outcast», il paria economico, definendola un «D-Day economico»: «Il nostro obiettivo è recidere ogni linfa economica che sostiene questo regime tirannico finché Teheran non resterà sola». Cinque settori — criptovalute, tecnologia, oro, aviazione, trasporto marittimo — e 60 fra società, navi e individui in Emirati, Hong Kong, Cina, Singapore e Svizzera. Perché minacciare invece di punire? «Diamo a tutti la possibilità di correggere i comportamenti scorretti. Perché dovrei far saltare il sistema finanziario globale?».Dietro c’è la guerra aperta a fine febbraio, quando raid americani e israeliani hanno ucciso la Guida suprema Ali Khamenei e i vertici militari (al suo posto è salito il figlio Mojtaba). Teheran ha risposto chiudendo di fatto lo stretto di Hormuz, e petrolio e gas sono schizzati. Il rial è al minimo storico, 2,34 milioni per un dollaro il 10 settembre; il Centro statistico iraniano conta 630 mila posti persi nell’industria nel primo trimestre. Sanam Vakil, direttrice del programma Medio Oriente di Chatham House, ha detto a TIME che le misure «limiteranno la capacità dell’Iran di appoggiarsi agli hub regionali».Da Teheran nessuna reazione diretta all’annuncio sugli aeroporti. La linea di lunedì, riferita dalle agenzie iraniane, è però netta: il portavoce dei Guardiani della rivoluzione ha avvertito che un nuovo attacco americano cambierebbe «la geografia» del conflitto e ha negato ogni contatto con Washington; un deputato della commissione sicurezza nazionale ha assicurato che «le nostre vendite di petrolio sono continuate durante la guerra e continuano tuttora». Il 24 agosto il ministro degli Esteri Abbas Araghchi aveva liquidato il piano: «Non sanno pensare ad altra soluzione, ripropongono sempre gli stessi vecchi piani».Resta ciò che gli aerei a terra non chiudono: Hormuz. Sina Toossi, del Center for International Policy di Washington, ricorda che il blocco navale di aprile «ha chiaramente colpito l’Iran, soprattutto l’export di greggio, ma non ha prodotto il risultato politico che Washington vuole». Martedì il presidente iraniano Masoud Pezeshkian parte per New York, all’Assemblea generale dell’Onu — il giorno prima che scatti l’ultimatum sui rifornimenti. Il Qatar dice di lavorare da due settimane per riaprire i negoziati; Trump si è detto in «fase di decisione», con «grandi cose» in arrivo. E domenica l’ambasciata virtuale Usa ha invitato gli americani a lasciare l’Iran, avvertendo di possibili cancellazioni di voli e chiusure dello spazio aereo.