Ets, da Descalzi a Crosetto: perché si riaccende il dibattito sulle regole europee per le emissioni

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Tra industria, competitività e transizione ecologica, torna ad accendersi il confronto sulle politiche climatiche europee. A riaprire il dossier è stato Claudio Descalzi, che ha chiesto una sospensione dell’Ets, trovando subito il sostegno del ministro della difesa Crosetto. Al centro della discussione c’è uno dei principali strumenti con cui Bruxelles punta a ridurre le emissioni e raggiungere gli obiettivi del Green Deal.Cos’è l’ETS e perché è tornato al centro del dibattitoL’Ets (Emission Trading System) è il sistema europeo di scambio delle quote di emissione di CO₂. Le aziende dei settori più energivori devono acquistare permessi per compensare le emissioni prodotte, in un meccanismo pensato per favorire la riduzione dell’impatto ambientale e accelerare la transizione energetica. Negli anni è diventato uno dei pilastri della strategia climatica dell’Unione europea.L’affondo di DescalziA riaprire il confronto è stato Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, intervenuto al Cersaie di Bologna. Secondo il manager, l’attuale contesto internazionale, segnato da guerre, tensioni geopolitiche e difficoltà economiche, rende necessario sospendere il sistema Ets almeno temporaneamente.Per Descalzi, il costo delle quote di CO₂ rischia infatti di gravare in modo eccessivo sulla manifattura europea, in particolare su comparti come ceramica, automotive e cemento, già chiamati a confrontarsi con concorrenti americani e asiatici che non sostengono oneri analoghi.Il nodo della competitività industrialeLa critica dell’amministratore delegato di Eni riguarda soprattutto il rapporto tra obiettivi ambientali e competitività economica. Secondo Descalzi, misure pensate in una fase storica diversa rischiano oggi di tradursi in uno svantaggio competitivo per le imprese europee, proprio mentre il continente affronta una fase di forte pressione sui costi energetici e produttivi.La sponda politica di CrosettoLe parole di Descalzi hanno trovato un’immediata eco nel governo. In un messaggio pubblicato su X, il ministro della difesa Guido Crosetto ha dichiarato di condividere “totalmente” l’analisi dell’ad di Eni, sostenendo che l’Europa non possa rischiare di compromettere la propria capacità industriale per effetto di politiche non più adeguate alla situazione attuale.“Un suicidio industriale”Per Crosetto, l’Ets rappresenta oggi una misura “ingiusta, assurda e insostenibile” rispetto alla competizione internazionale. Il ministro ha parlato apertamente di rischio di “suicidio industriale”, affermando che la tenuta industriale e tecnologica dell’Europa costituisce un elemento essenziale della sua prosperità e della sua sicurezza.Nella sua riflessione, il titolare della difesa ha sostenuto che, tra guerre, blocchi commerciali, crisi energetica e concorrenza asiatica, sia necessario rivedere strumenti che finiscono per aumentare i costi per imprese e consumatori europei.Un nuovo fronte nel dibattito europeoLa convergenza tra Eni e il governo italiano riporta così al centro una delle questioni più delicate dell’agenda europea: come conciliare gli obiettivi della transizione ecologica con la salvaguardia della competitività industriale. Da una parte Bruxelles continua a considerare l’Ets uno strumento indispensabile per raggiungere i target climatici; dall’altra cresce il fronte di chi ritiene necessario correggerne tempi e modalità per evitare effetti negativi sull’apparato produttivo del continente.