MOSCA — Quarantasei tonnellate di prodotti chimici per la fibra di carbonio. Partite dalla Jilin Chemical Fiber Group, azienda di Stato della provincia cinese dello Jilin, nel Nord-Est del Paese, e arrivate ad Alabuga-Volokno, stabilimento del Tatarstan — repubblica russa sul Volga, a est di Mosca — controllato da Rosatom, il colosso statale del nucleare russo, e già colpito dalle sanzioni occidentali. Lo raccontano i documenti di spedizione esaminati da Politico Europe, l’edizione europea del sito americano, in un’inchiesta pubblicata all’inizio di settembre e passata anche al vaglio di governi occidentali.È la prima volta che i registri mostrano la materia prima consegnata direttamente alla porta della fabbrica. Fino a oggi le tracce cinesi nei droni russi erano state trovate nei rottami dei velivoli abbattuti sull’Ucraina, non nelle carte di una consegna. Perché proprio la fibra di carbonio? Perché è il materiale leggero e resistente con cui si costruiscono cellula e ali dei droni d’attacco a lungo raggio, quelli che Mosca produce in serie e lancia sulle città ucraine quasi ogni notte.Il secondo quadro sta nelle stesse carte. L’esportatore avrebbe registrato il carico sotto un codice doganale riservato alle fibre civili, come il nylon: lo ha spiegato David Albright, fondatore dell’Institute for Science and International Security di Washington, che da anni ricostruisce la filiera dei droni russi. Alla dogana, cioè, il precursore di un’ala da guerra viaggiava come materiale da calze e cordami.Il codice del nylonDue quadri che si tengono: da una parte una società di Stato che spedisce a una società di Stato sanzionata, dall’altra un’etichetta che trasforma il carico in merce innocua. La partita, per chi compila le liste delle sanzioni a Washington e a Bruxelles, si gioca su quella riga di codice. Ed è una partita già vista: alla fine di agosto erano emersi i nuovi «jet Shahed» russi, versione a turboreattore dei droni di progetto iraniano, con motori di una sola azienda cinese — che li ha poi tolti dal proprio sito in inglese.Politico inserisce la consegna in un quadro più largo. I droni d’attacco russi montano componenti di provenienza mondiale che continuano a sfuggire ai controlli occidentali sulle esportazioni, e Kyiv ha passato la guerra a fare i nomi dei fornitori stranieri di quell’hardware, un pezzo alla volta. Stavolta però non si parla di un chip da pochi dollari recuperato in un campo, ma di tonnellate di materia prima con tanto di mittente e destinatario.Manca una campana, e va detto. Mosca non ha commentato i documenti; da Pechino, da Rosatom e dalla Jilin Chemical Fiber Group non risulta alcuna replica. La linea ufficiale cinese, ripetuta dall’inizio dell’invasione, è di non fornire armi a nessuna delle due parti e di tenere sotto controllo le esportazioni a doppio uso — quelle, appunto, che possono servire tanto a una fabbrica di corde quanto a una di droni.Intanto il conto lo tengono le sirene. Le città ucraine, scrive Politico, vengono colpite quasi ogni notte, e Kyiv continua a fare ciò che fa dalla prima ora di guerra: nominare i fornitori, un componente alla volta. Stavolta il componente ha un peso preciso: 46 tonnellate.