NEW YORK — Un telefono rosso per l’intelligenza artificiale. Funzionari americani e cinesi riuniti a New York hanno discusso la creazione di un meccanismo di comunicazione da attivare in caso di incidenti gravi legati all’IA, rivela il Financial Times, ripreso da Al Jazeera. Al tavolo sedevano Scott Bessent, segretario al Tesoro degli Stati Uniti, e He Lifeng, vicepremier cinese con la delega all’economia e capo negoziatore di Pechino sul commercio: la stessa coppia che da più di un anno tiene in piedi la tregua sui dazi tra le due potenze.Non è un episodio isolato. L’incontro arriva tre giorni prima del vertice tra Donald Trump e Xi Jinping fissato per giovedì 24 settembre, e il canale sull’IA — che oggi non esiste — è una delle tessere con cui Washington e Pechino stanno componendo quell’appuntamento. Sul tavolo dei due presidenti ci saranno i dazi, Taiwan e il petrolio iraniano; l’intelligenza artificiale, finora rimasta ai margini dei negoziati commerciali, entra così nel pacchetto.Che cosa si intende per «incidente grave»? Il perimetro del meccanismo non è stato reso pubblico: non è chiaro se riguardi i sistemi militari, le infrastrutture civili o i modelli sfuggiti al controllo dei loro sviluppatori. La formula ricalca però quella dei canali di crisi che le due capitali hanno faticosamente ricostruito negli ultimi anni tra i rispettivi comandi militari, dopo la rottura seguita alla visita a Taiwan della presidente della Camera Nancy Pelosi nel 2022.Il precedente più vicino è del novembre 2024: a Lima, a margine del vertice dei Paesi del Pacifico, Joe Biden e Xi Jinping avevano concordato che la decisione di usare armi nucleari deve restare nelle mani di esseri umani e non essere delegata all’intelligenza artificiale. Pochi mesi prima, nel maggio dello stesso anno, le delegazioni dei due governi si erano viste a Ginevra per il primo dialogo bilaterale sui rischi dell’IA. Poi il cambio di amministrazione a Washington e la guerra dei dazi hanno congelato tutto.Il tavolo del 24 settembreIl fatto che a riaprire il capitolo siano stati Bessent e He Lifeng, e non i diplomatici o i militari, dice molto sul formato. I due si sono incontrati a Ginevra nel maggio 2025, quando congelarono per novanta giorni i dazi reciproci saliti oltre il 100%, e poi a Londra, Stoccolma e Madrid: ogni round ha prodotto una proroga della tregua, mai un accordo definitivo. La partita, però, non è la tecnologia: un canale d’emergenza sull’IA è la merce meno costosa da mettere sul tavolo prima di un vertice che deve reggere il peso di dazi, Taiwan e petrolio iraniano, e permette a entrambi i presidenti di presentare un risultato qualunque sia l’esito sul resto.Il nodo del greggio iraniano è quello che più direttamente lega i due dossier economici: la Cina è il primo acquirente del petrolio di Teheran, e Washington ha più volte minacciato sanzioni secondarie contro le raffinerie cinesi che lo lavorano. Su Taiwan, Pechino chiede da mesi che gli Stati Uniti dichiarino di «opporsi» all’indipendenza dell’isola, e non solo di «non sostenerla».Per ora nessuna delle due capitali ha commentato: né la Casa Bianca e il Tesoro americano, né i ministeri cinesi degli Esteri e del Commercio hanno confermato o smentito l’esistenza del negoziato sull’IA. La prossima verifica è fissata: giovedì, quando Trump e Xi si siederanno allo stesso tavolo, si vedrà se il telefono rosso dell’intelligenza artificiale sarà nel comunicato finale o resterà una tessera fuori dal mosaico.