L’Iran dice che gli Usa preparano un nuovo attacco: «Risponderemo senza alcuna limitazione»

Wait 5 sec.

TEHERAN — «Secondo le informazioni ricevute, la criminale America ha deciso ancora una volta di riprendere le misure contro l’Iran, con il via libera di alcuni Paesi della regione, in una riunione congiunta in un Paese europeo». La frase è stata letta domenica dalla televisione di Stato iraniana e porta la firma del quartier generale Khatam al-Anbiya, il comando centrale che coordina esercito regolare e Guardiani della rivoluzione, una sorta di stato maggiore congiunto. Reuters l’ha rilanciata nel pomeriggio con un dispaccio da Dubai; la versione integrale è circolata attraverso l’agenzia statale turca Anadolu; lunedì poco dopo le 5 GMT (le 7 in Italia) il liveblog di Al Jazeera la teneva ancora in apertura.Il messaggio si riassume in due righe. Teheran sostiene di sapere che Stati Uniti e alleati preparano un nuovo grande attacco e avverte che risponderà con una ritorsione «prolungata» contro basi e interessi americani in tutta la regione, «senza alcuna limitazione o considerazione». Gli alleati regionali di Washington, aggiunge il comando, sarebbero considerati parti in conflitto. Sulle informazioni in mano ai militari il comunicato non dà alcun dettaglio, e della riunione «in un Paese europeo» non offre prove: né la data, né la capitale, né i partecipanti.Da Washington, nessuna replica nel merito. Il Pentagono non ha commentato la sostanza dell’accusa. L’unico atto americano delle ultime ore è l’allerta di sicurezza diffusa sabato dal Dipartimento di Stato, che segnala «il potenziale di un’escalation imprevista» in Medio Oriente. Il presidente Donald Trump, interpellato sulla guerra, ha ridotto il ventaglio a tre voci — «annientare l’Iran, lasciarlo marcire economicamente, o arrivare a un accordo» — riferisce Al Jazeera. L’ambasciatore americano all’Onu Mike Waltz ha escluso scadenze per la fine delle ostilità e ha rivendicato che il blocco navale sta strangolando l’economia iraniana.Di quale guerra parlano Trump e Waltz? Di quella che oppone in campo aperto Stati Uniti e Iran: Washington mantiene un blocco navale davanti alle coste iraniane e ha già condotto raid sul Paese, ed è a questa storia che rimanda l’«ancora una volta» del comunicato. Al Jazeera parla apertamente di una possibile «nuova tornata di raid». Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha detto nelle stesse ore che il Paese deve perseguire insieme l’azione militare e il negoziato.Le fiamme di RiadL’avvertimento cade su una regione già in fiamme, e non solo in senso figurato. Venerdì gli houthi yemeniti, alleati di Teheran, hanno rivendicato attacchi con droni sulla capitale saudita; a Riad sono suonate le sirene dell’allarme aereo e le autopompe hanno lavorato per ore su un deposito di carburante della compagnia petrolifera statale Aramco, a ridosso dell’aeroporto internazionale King Khalid. In Yemen, intanto, i combattimenti sono ripresi. La stampa israeliana, Haaretz in testa, ha letto il comunicato iraniano in sequenza diretta con quei raid. Il bersaglio del testo, più che Washington, sono le capitali del Golfo che ospitano le basi americane: chi presta la pista diventa obiettivo.Chi sono i Paesi della «politica doppia» evocati dal comando? Il testo non li nomina. Dice soltanto che quegli Stati, se continueranno così, «si allineerebbero» agli Stati Uniti, e indica come obiettivi di rappresaglia «gli interessi e le aree di dispiegamento» americani nella regione «se Washington commette un errore». La mappa delle basi Usa nel Golfo — Qatar, Bahrein, Emirati, Kuwait, Arabia Saudita — fa il resto.Il traffico marittimo racconta il resto della tensione. Lo stretto di Hormuz, il passaggio tra il Golfo e l’oceano Indiano da cui esce il greggio della regione, si sta svuotando: nel fine settimana lo hanno attraversato 12 navi commerciali, contro le 35 del weekend precedente. Sul fronte diplomatico si muove il Qatar, che lavora a riportare Washington e Teheran allo stesso tavolo. Nessuna data per un incontro è stata annunciata.La piazza mobilitataIl comunicato di domenica chiude una settimana di esibizioni di forza dentro l’Iran. Venerdì 18 settembre in piazza della Rivoluzione, nel cuore di Teheran, ha sfilato la parata «Janfada» — «Sacrificio per l’Iran» — e i Basij, la milizia volontaria dei Guardiani, hanno marciato per le strade della capitale. Pochi giorni prima, nella stessa piazza Enqelab, era comparso un gigantesco cartellone con la scritta in persiano «L’esercito di Satana annegherà nel Golfo Persico». Al Jazeera collega la minaccia militare alla campagna di mobilitazione di massa promossa dalle autorità.Sul tavolo restano le tre opzioni elencate da Trump. Della prima parla il comando iraniano quando promette di rispondere «senza alcuna limitazione»; della seconda parla Waltz quando rivendica il blocco che «strangola» l’economia. Della terza, per ora, si occupa Doha.