Agi - Iperconnessi eppure distanti. Due nuovi studi condotti da scienziati dell'Università statale dell'Oregon (OSU) suggeriscono che i social media potrebbero non sostituire in modo significativo il supporto emotivo che le persone ricevono dalle relazioni interpersonali e che il momento in cui vengono utilizzati potrebbe influire sulla salute mentale di una persona.I social e il supporto emotivo: da soli non bastanoIl primo studio, pubblicato sul Journal of General Internal Medicine, ha esaminato la relazione tra il supporto emotivo fornito dai social media, il supporto emotivo nella vita reale e la solitudine. Il secondo, invece, pubblicato sul Journal of Prevention, ha analizzato se l'utilizzo dei social media subito dopo il risveglio fosse associato alla depressione.La ricerca è particolarmente rilevante nel contesto di un rapporto del 2023 del Surgeon General degli Stati Uniti, che ha classificato la solitudine e l'isolamento sociale come un'epidemia. La prima in particolare è associata a una serie di problemi di salute, tra cui esiti peggiori in caso di malattie cardiovascolari, cancro e ictus. Questi risultati giungono inoltre in un anno cruciale per i social media: il 15 luglio si è celebrato il 20 anniversario del lancio pubblico di Twitter, e il 26 settembre il 20 anniversario dell'apertura di Facebook a chiunque abbia almeno 13 anni e un account di posta elettronica.Un'epidemia di solitudineEntrambi gli studi sono stati finanziati dai National Institutes of Health e sono stati condotti utilizzando lo stesso campione rappresentativo a livello nazionale di 1.512 adulti statunitensi di età compresa tra 30 e 70 anni che hanno partecipato a un questionario nei mesi di luglio e agosto 2023."Sebbene questi risultati non significhino che i social media siano intrinsecamente dannosi - ha affermato Brian Primack, medico e ricercatore del College of Health dell'OSU, specializzato nello studio delle implicazioni dei media e della tecnologia per la salute pubblica - suggeriscono che dovremmo riflettere attentamente su come li utilizziamo, sia a livello personale che sociale". Primack osserva che i partecipanti allo studio con i livelli più bassi di supporto emotivo nella vita reale avevano una probabilità otto volte maggiore di soffrire di solitudine rispetto a coloro che avevano i livelli più alti di supporto emotivo nella vita reale. Anche livelli più bassi di supporto emotivo basato sui social media sono risultati associati alla solitudine, ma la relazione era molto più debole.Quando entrambi i tipi di supporto emotivo sono stati inclusi nello stesso modello statistico, solo il supporto emotivo nella vita reale è rimasto significativamente associato alla solitudine. "Per quanto riguarda il supporto emotivo, i nostri risultati suggeriscono che i social media non possono sostituire il supporto che riceviamo attraverso le nostre relazioni nella vita reale", ha affermato Geethika Koneru, medico e studentessa di dottorato che ha guidato lo studio. "Quando i due tipi di supporto emotivo sono stati confrontati direttamente, il supporto emotivo proveniente dai social media è risultato di gran lunga inferiore a quello proveniente dalla vita reale."La connessione con la depressioneNell'altro studio, i ricercatori si sono concentrati su un aspetto diverso dell'utilizzo dei social media: quanto tempo dopo il risveglio le persone iniziassero a usarli.Gli scienziati hanno scoperto che l'utilizzo dei social media entro 30 minuti dal risveglio era fortemente associato alla depressione, anche dopo aver tenuto conto dell'utilizzo totale dei social media e delle caratteristiche demografiche. "Esiste una forte correlazione tra l'utilizzo dei social media nei primi 30 minuti dopo il risveglio e la depressione", ha affermato Hyosin "Dawn" Kim, assistente professoressa di ricerca presso l'OSU e responsabile dello studio. "Tuttavia, non sappiamo se l'utilizzo dei social media subito dopo il risveglio contribuisca alla depressione, se la depressione spinga le persone a utilizzare i social media al risveglio, o entrambe le cose."I due studi fanno parte di un programma di ricerca piu' ampio condotto da Primack e colleghi, che esamina come diverse modalita' di utilizzo dei social media siano correlate alla connessione sociale e alla salute mentale. Oltre a Koneru, Kim e Primack, al progetto hanno partecipato anche Memuna Aslam, Jessica Gorman, Kari-Lyn Sakuma e Cesar Arredondo dell'OSU. "Una caratteristica importante di entrambi gli studi e' che prendiamo in esame gli adulti, una fascia di popolazione che ha ricevuto meno attenzione in questo ambito rispetto agli adolescenti e ai giovani adulti", ha affermato Primack. "Questa lacuna e' rilevante perche' gli adulti sono utilizzatori significativi dei social media, mentre la solitudine e la depressione rimangono importanti problemi di salute pubblica per tutta la vita adulta. Abbiamo bisogno di comprendere meglio come i social media si inseriscono in questo contesto".