Russia, il governo alza le tasse sui risparmi: il Cremlino le aveva escluse prima delle elezioni

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MOSCA — La riunione del consiglio dei ministri di giovedì 24 settembre è durata poche ore, e ne è uscito il conto che il Cremlino aveva escluso alla vigilia del voto. Al tavolo il ministro delle Finanze Anton Siluanov, custode della cassa russa dal 2011, con la bozza di bilancio 2027-2029: deficit federale intorno al 2% del Prodotto interno lordo per tre anni di fila e una serie di nuove imposte, in testa quelle sui risparmi e sui dividendi, per tenere in piedi la spesa militare. La posta è la quinta stagione di una guerra che costa sempre di più a un’economia cresciuta quasi zero l’anno scorso.L’esito è nel testo che il governo ha licenziato e che deve arrivare alla Duma, la Camera bassa russa, entro il 1° ottobre. Difesa e sicurezza restano la «priorità strategica»; i soldi, scrive il Ministero delle Finanze, serviranno a «equipaggiare le forze armate con armi e mezzi militari, modernizzare le imprese della difesa, pagare le indennità al personale militare». Il punto politico lo fissa Reuters in una riga: la Russia ha già alzato le tasse quest’anno «e per tutto l’anno i funzionari hanno rassicurato che non ci sarebbero stati altri aumenti». Pochi giorni prima delle elezioni per la Duma di settembre il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, aveva smentito ogni nuova stretta fiscale, così come aveva smentito una nuova mobilitazione.I numeri li ha dettati Siluanov, riferiti da Tass, l’agenzia di Stato: «Il deficit è fissato intorno al 2% del Pil per i prossimi tre anni. Nel 2027 sarà il 2,2%». Spese per 48,8 mila miliardi di rubli (circa 574 miliardi di dollari), entrate per 43,3 mila miliardi (509 miliardi di dollari). Il ministro ha rivendicato «equità ed efficienza» come principi della manovra, ha promesso oltre 2.000 miliardi di rubli l’anno di risparmi da «ottimizzazione» e 500 miliardi dalla lotta alle importazioni «grigie», e ha citato il salario minimo che nel 2027 salirà a 28.935 rubli (+6,8%). Un anno fa la programmazione triennale prevedeva per il 2027 un deficit dell’1,2%: quasi la metà.Depositi, dividendi e pacchiChe cosa si tassa? Soprattutto il denaro che rende senza lavorare. Sui redditi passivi — interessi sui depositi, dividendi, plusvalenze immobiliari e da titoli — arriva una scala progressiva dal 13 al 22%, contro l’attuale 13-15%. Il Ministero parla di «standardizzazione dei livelli impositivi» e assicura che riguarderà «non più del 6% della popolazione con reddito imponibile, circa 4 milioni di persone». Restano esenti i depositi fino a 1 milione di rubli e i «partecipanti all’operazione militare speciale», cioè i militari impegnati in Ucraina. Salgono al 35% i dividendi versati sui conti «tipo C», quelli congelati degli investitori stranieri, e al 15% il prelievo sui fondi comuni; sugli acquisti online dall’estero scatta l’Iva al 22%, con i marketplace a fare da sostituti d’imposta, più un dazio fisso di 100 rubli (1,18 dollari) su ogni pacco.Il buco spiega la fretta. Nel primo semestre del 2026 il deficit aveva già toccato 5,73 mila miliardi di rubli, il 2,5% del Pil, 1,7 volte quello dell’intero 2025; a luglio il governo aveva riscritto la spesa dell’anno a 45,11 mila miliardi contro i 44,07 votati, con entrate ferme a 40,28 e un disavanzo atteso di 4,83 mila miliardi anziché 3,79. Nel solo primo trimestre gli incassi da petrolio e gas erano crollati del 45%. Le previsioni allegate alla bozza raccontano il resto: produzione industriale a -0,2% nel 2026, primo calo dal 2020; investimenti fissi a -5,4% contro il -1,5% atteso; inflazione rivista dal 5,2 al 6,8% dopo gli attacchi ucraini alle raffinerie e la carenza di carburante.Non è la prima stretta. L’Iva è passata dal 20 al 22% dal 1° gennaio 2026, votata dalla Duma il 20 novembre 2025 e firmata da Vladimir Putin otto giorni dopo; la soglia di fatturato sopra la quale le imprese la pagano scende da 60 a 10 milioni di rubli entro il 2028. Difesa e sicurezza assorbono quest’anno circa il 38% della spesa federale, 16,8 mila miliardi di rubli.Sulla contraddizione con le rassicurazioni elettorali il Cremlino non è tornato: Peskov non ha commentato dopo il via libera del governo. Da Mosca è arrivata invece, sempre tramite Tass, la voce del vice rappresentante russo all’Onu, Dmitrij Poljanskij, che accusa Kiev di aver tentato di «disturbare le elezioni» — un voto che l’Ucraina considera non valido. Il calcolo sta nel calendario: la stretta sui risparmi di 4 milioni di contribuenti passa a una Duma appena eletta, con la campagna già chiusa e le prossime urne lontane cinque anni.