Dopo l’inferno di Crans-Montana e i lunghi mesi di interventi e terapie, gli studenti del Virgilio di Milano sono tornati a scuola. Ma il loro percorso, così come quello degli altri giovani ricoverati per mesi al Niguarda, non è finito. “Ora inizia la gestione delle cicatrici e la riabilitazione, che richiede fasi chirurgiche perché, ad esempio, tutte e 24 le braccia di questi 12 ragazzi hanno subito traumi importanti”. Lo spiega a LaSalute di LaPresse Franz Wilhelm Baruffaldi Preis, direttore del Centro Ustioni dell’Ospedale Niguarda di Milano. A margine del 74.mo Congresso nazionale della Sicpre (Società italiana di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica), in corso a Bari, lo specialista accende i riflettori su un’altra insidia per i sopravvissuti di Crans-Montana, legata alla “sovraesposizione mediatica”.Il supporto psicologico assicurato dal Niguarda“Al di là delle cure sul piano fisico, quello riabilitativo e della fisioterapia necessaria per aiutarli a recuperare movimenti corretti, molto importante è il supporto psicologico, perché questi ragazzi, oltre al trauma di non vedersi come prima e dover attendere miglioramenti negli anni, hanno un problema in più. Parlo dell’impatto della sovraesposizione mediatica. Qualcosa di nuovo, che i nostri neuropsichiatri infantili e i nostri psicologi stanno monitorando e gestendo”, segnala Baruffaldi Preis.L’arrivo dei ragazzi di Crans-Montana Facciamo un passo indietro: “Quando i sopravvissuti all’incendio di Crans-Montana sono arrivati in ospedale, il primo problema – racconta il chirurgo plastico – è stato mantenere in vita 12 creature che erano tra la vita e la morte, ed è stato un grande successo riuscirci. Il secondo successo è legato al fatto che siamo riusciti a ‘ripararli’, nonostante lesioni che in alcuni casi hanno raggiunto il 60-70% di superficie corporea”. In che modo? “Abbiamo applicato tutte le tecnologie moderne disponibili, come l’espansione dei tessuti prelevati da piccole zone residue non bruciate, per potere ricoprire tutto il corpo del paziente. Ma anche tecnologie legate ai sostituti dermici e approcci chirurgici innovativi”, ricorda.L’Ospedale Niguarda di MilanoLa sfida delle cicatriciUna volta dimessi, “il trauma di questi ragazzi non è stato completamente risolto: ora inizia la gestione delle cicatrici. In alcuni casi è necessario intervenire con tecniche di chirurgia plastica che allungano i tessuti e le articolazioni. L’ospedale Niguarda si è dotato di apparecchiature laser e per il linfodrenaggio meccanico e manuale che permettono di modulare lo spessore e la qualità delle cicatrici”, racconta lo specialista. “Il nostro Centro ha a disposizione tre laser: qui viene utilizzata una tecnica un po’ particolare, che consiste nel modulare la cicatrice con il raggio laser che penetra nei tessuti, provocando microfori nella cute attraverso i quali vengono fatti assorbire farmaci come cortisone e tossina botulinica, per ridurre la rigidità e lo spessore del tessuto connettivale”.Quindi questo è l’inizio di un altro percorso di cura per i ragazzi di Crans-Montana, “che sono solo una parte dei pazienti ustionati che noi trattiamo a Niguarda. Da quando Regione Lombardia ha deciso che il nostro Centro deve occuparsi di tutti i pazienti lombardi, noi abbiamo una media di 24-25 ustionati in contemporanea”.Quanto durerà l’interesse dei media?I protocolli avanzati per curare il corpo non intervengono sulle conseguenze per la psiche del trauma di Crans-Montana e della sovraesposizione mediatica. “Non siamo ancora convinti che il fatto che questi giovani siano diventati degli eroi per i media, in un futuro non possa creare dei problemi a loro e ai genitori, che vanno protetti. Seguendoli nei prossimi mesi e nei prossimi anni – sottolinea lo specialista – potremo comprendere meglio l’impatto di tutti questi fenomeni sulla psiche”. Prendersi cura del corpo ignorando la mente, insomma, per lo specialista sarebbe un errore. “Cosa succederà quando la loro vicenda non sarà più di interesse e, dopo essere state delle ‘star’, questi ragazzi verranno dimenticati? Non sono uno psicologo, mi considero un carrozziere del vivente, per questo sto chiedendo aiuto agli psicologi, perché i genitori e i ragazzi di Crans-Montana possano essere protetti e aiutati”, conclude Baruffaldi Preis.Franz Wilhelm Baruffaldi Preis, direttore del Centro Ustioni dell’Ospedale Niguarda di Milano. Questo articolo Dopo Crans-Montana: il chirurgo e le cicatrici su corpo e psiche proviene da LaPresse