Russia, quasi 600 droni ucraini colpiscono 18 regioni: brucia la raffineria di Perm, a 1.500 chilometri dal fronte

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PERM — Oltre 1.500 chilometri dal fronte. È la distanza che separa la linea di combattimento in Ucraina dalla raffineria Lukoil-Permneftorgsintez, alle pendici degli Urali, che nella notte fra giovedì e venerdì ha preso fuoco dopo un raid di droni: fumo visibile su Perm, città di un milione di abitanti, e una persona uccisa, riferisce Meduza, la testata russa indipendente con sede a Riga. Il governatore del Perm Krai, Dmitrij Makhonin, ha parlato di «un raid su un impianto industriale» senza nominare lo stabilimento e ha aggiunto che «secondo informazioni preliminari non ci sono vittime».L’incendio di Perm è il punto più lontano di uno sciame che il ministero della Difesa russo ha quantificato in 592 droni ucraini intercettati in una sola notte su 18 regioni, sulla Crimea occupata e sul Mar Nero. Colpite, per ammissione dei governatori, anche Rostov, Voronezh e Ulyanovsk, con oltre venti feriti fra cui due bambini. E fermata, nel Sud, la raffineria di Novoshakhtinsk, il maggiore fornitore di prodotti petroliferi della Russia meridionale.Il meccanismo è ormai riconoscibile. Dal gennaio 2026, calcola Bloomberg, i droni ucraini hanno colpito le raffinerie russe più di 70 volte: la raffinazione interna è crollata, la benzina manca e in almeno 17 regioni è stata razionata al dettaglio, mentre Mosca ricorre sempre più alle importazioni. La Lukoil di Perm — oltre 13 milioni di tonnellate di greggio l’anno, fra le maggiori del Paese — era già stata colpita in aprile, maggio, luglio e agosto, e dopo il raid del 21 agosto aveva sospeso le attività. La partita, ormai, si gioca più ai distributori di benzina della Russia che in trincea.Rostov, Voronezh, UlyanovskNella regione di Rostov il governatore Yuri Slyusar ha dichiarato 50 droni abbattuti e l’impianto di Novoshakhtinsk danneggiato e fermo, senza vittime: era già stato bloccato a fine agosto ed era andato in fiamme nell’agosto 2025. A Voronezh, 500 chilometri a sud di Mosca, il governatore Alexander Gusev ha contato 88 droni distrutti sulla città e su almeno sei distretti, 13 feriti — fra cui un bambino — e danni a facciate di condomini e automobili; per il canale russo indipendente Astra il bersaglio era lo stabilimento Voronezhsintezkauchuk, che produce gomme sintetiche. Nella regione di Ulyanovsk, sul Volga, il governatore Alexei Russkikh ha riferito 8 feriti, anche qui un bambino, e danni a infrastrutture industriali e civili: l’obiettivo, secondo Astra e canali ucraini, era la fabbrica Iskra del gruppo Almaz-Antey, il colosso statale della difesa aerea, che produce semiconduttori.Chi ha colpito che cosa, però, lo dicono per ora solo i governatori russi e le fonti aperte. Kiev non ha rivendicato: né lo Stato maggiore né il servizio di sicurezza Sbu avevano diffuso comunicati alla chiusura di questa edizione, e l’elenco dei bersagli industriali viene dai canali di analisi delle fonti aperte, non da una voce ufficiale ucraina. Dal lato russo, oltre allo stop di Novoshakhtinsk, nessuna conferma dei danni alle raffinerie: Lukoil non ha commentato. Non ha confermato nemmeno Ozon, il maggiore sito di commercio elettronico russo, un cui magazzino a Voronezh sarebbe stato colpito.La stessa notte i droni russi hanno colpito Kiev: un ferito e danni in due distretti, con un velivolo finito contro un palazzo di Pechersk, il quartiere dei ministeri e delle ambasciate. È il copione degli ultimi giorni. Il 16 e 17 settembre l’Ucraina aveva raggiunto la raffineria Slavneft-Yanos di Yaroslavl — circa 15 milioni di tonnellate l’anno, controllata alla pari da Rosneft e Gazprom — e l’aeroporto militare di Rostov-sul-Don; nel fine settimana del 20 e 21 settembre era arrivato un barrage di oltre 1.000 droni.Dopo il raid su Yaroslavl il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva scritto su X: «Rispondiamo all’aggressione ogni giorno. La Russia deve scegliere la pace». A Perm, stamattina, la risposta era il fumo sulla città.