Arabia Saudita, la Francia manda soldati e radar a Yanbu: il terminale del greggio nel mirino degli Houthi

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PARIGI — «Non per coinvolgerci in un conflitto, ma per proteggere questo sito». Con questa frase, pronunciata giovedì sera in un’intervista congiunta a TF1 e France 2, il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato l’invio di «mezzi militari, cioè soldati, radar, sistemi di difesa» a Yanbu, il principale terminale del greggio saudita sul Mar Rosso. Venerdì mattina (le 10:53 in Italia) Parigi ha confermato che i soldati partiranno, riferisce Al Jazeera. L’intesa, concordata con Riad, è definita «strettamente difensiva». Non si conoscono il numero di uomini, i sistemi né la data d’avvio; il governo saudita non ha commentato pubblicamente l’accordo.Perché proprio Yanbu? Perché da quando l’Iran ha chiuso lo stretto di Hormuz la via d’uscita del petrolio saudita è lì: la città è il capolinea dell’oleodotto Est-Ovest, il Petroline, che porta il greggio dai giacimenti del Golfo alla costa del Mar Rosso, fino a 7 milioni di barili al giorno. E proprio verso Yanbu e Taif, poche ore prima dell’intervista, erano diretti i sei missili balistici intercettati dalla coalizione a guida saudita. Gli Houthi, il movimento yemenita alleato dell’Iran, hanno rivendicato missili e droni contro gli impianti Aramco della città e contro un «obiettivo sensibile» a Riad. Il Regno non conferma danni.Giovedì la protezione civile saudita ha diffuso allerte per Mecca, Jeddah, Yanbu, Taif e Tabuk, revocate dopo pochi minuti. Il portavoce della coalizione, il generale Turki al-Malki, ha avvertito che l’escalation sarà «affrontata con fermezza». Il 13 settembre altri droni avevano preso di mira lo stesso oleodotto. Ma la minaccia parte da più lontano: gli Houthi hanno preso Mocha e quasi tutta la costa yemenita del Mar Rosso con alcune isole, e controllano ormai lo stretto di Bab al-Mandab, da cui passa circa il 12 per cento del commercio petrolifero mondiale.Teheran prende le distanze. «Gli Houthi sono responsabili delle proprie azioni. Non prendono ordini da noi», ha detto il presidente iraniano Masoud Pezeshkian a Fox News. Dagli Houthi, per ora, nessuna reazione all’annuncio francese. In Francia invece la reazione c’è stata: contro l’invio si sono schierati il Rassemblement National di Marine Le Pen e La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon, scrive Le Monde. Macron ha motivato la scelta anche con i prezzi record di diesel e cherosene per gli aerei.Il patto della MeccaParigi entra così in uno spazio che Washington ha lasciato scoperto. Il ministro degli Esteri saudita, il principe Faisal bin Farhan, ha detto che il Regno «continua a lavorare con i nostri partner negli Stati Uniti», ma la Casa Bianca non ha rinnovato l’impegno militare. Riad si è mossa anche su un altro fronte. Giovedì a New York, a margine dell’Assemblea generale dell’Onu, Faisal bin Farhan ha incontrato il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan e il vicepremier pachistano Ishaq Dar: i tre hanno condannato gli attacchi sulla Mecca, richiamato l’articolo 51 della Carta Onu — quello sulla legittima difesa — e convocato d’urgenza i capi di stato maggiore. Il quadro è l’accordo di difesa comune firmato alla Mecca il 7 agosto, un impegno del tipo «attacco a uno, attacco a tutti».Venerdì il ministero della Difesa turco ha confermato la partenza per Riad del capo di stato maggiore, generale Selçuk Bayraktaroğlu; atteso anche il feldmaresciallo Asim Munir, capo delle forze armate pachistane (il servizio stampa militare di Islamabad non ha risposto). Ma i due alleati pesano le parole. Dar su X parla solo di «strutture istituzionali» dell’accordo, i media di Stato turchi di «negoziati tecnici»; nessuno dei due nomina gli Houthi. Il Pakistan ha già almeno 8.000 militari nel Regno, e il premier Shehbaz Sharif ha definito il rapporto con Riad «ancora più forte» senza annunciare nuovi invii. Il patto, del resto, non fissa ancora la soglia che lo fa scattare.Intanto il petrolio è tornato a salire e la trattativa mediata con Teheran per riaprire Hormuz in sette giorni non avanza: nessun passo avanti, ha detto il segretario di Stato americano Marco Rubio. All’Onu il vicepresidente yemenita Abdullah al-Alimi-Bawzer ha accusato gli Houthi di usare la sicurezza marittima «come strumento di ricatto». A Riad il Gran Mufti, lo sceicco Saleh bin Fawzan, ha rivolto ai soldati un messaggio raro: «Proteggere questa grande entità, custodirne i confini, respingere l’aggressione sono tra i doveri più grandi».