SANTA MARTA — Un camion carbonizzato in mezzo alla carreggiata, un autobus ridotto a una carcassa nera, decine di saracinesche abbassate, i turisti di El Rodadero chiusi negli alberghi. Sopra i tetti, quattro caccia Kfir decollati da Barranquilla. E in una strada deserta un uomo con il giubbotto antiproiettile e la pistola alla cintura: il presidente della Colombia, Abelardo De La Espriella. È l’immagine che Santa Marta, 580.000 abitanti sulla costa caraibica e porta del parco nazionale Tayrona, si porta addosso da martedì notte.Per due giorni la città è rimasta paralizzata da un «paro armado», la serrata imposta con le armi dalle Autodefensas Conquistadoras de la Sierra Nevada, gruppo armato illegale di oltre 800 uomini detto anche Los Pachenca, in ritorsione per l’operazione di lunedì in cui le forze di sicurezza hanno ucciso il suo numero due. Nemmeno l’ordine del presidente di militarizzare Santa Marta con 1.100 uomini fra esercito e polizia, riferisce Reuters, ha fatto riaprire i negozi. Il blocco, secondo il comunicato del gruppo, si è concluso nelle prime ore di oggi (mezzogiorno in Italia); l’ambasciata americana a Bogotá, nell’allerta diffusa mercoledì per la città e i dipartimenti del Magdalena e di La Guajira, parlava di un «coprifuoco assoluto» fino a mezzogiorno di venerdì.Tutto comincia lunedì a Quebrada del Sol, zona rurale di Santa Marta, dove muore José Luis Pérez Villanueva, alias «Cholo», indicato come numero due e tesoriere del gruppo, con altri sei uomini secondo il conto del presidente. È il secondo colpo in tre settimane: a inizio settembre la polizia aveva ucciso il capo, alias «Bendito Menor», con la compagna e due guardie del corpo. L’organizzazione, dicono le fonti di sicurezza, produce e traffica cocaina dal nord del Paese ed estorce trasporti e turismo. Lunedì sera, in consiglio dei ministri, De La Espriella ha detto: «Andiamo a prenderci tutti quei banditi, e chi non si consegna finirà come Cholo e gli altri sei banditi abbattuti: in una busta e morto».La risposta arriva martedì. Uomini in moto sparano contro i negozi rimasti aperti e incendiano bus e camion, secondo la polizia. I giornalisti dell’AFP vedono il camion in fiamme e il bus carbonizzato, interi quartieri vuoti. Nella notte il presidente presiede in città un consiglio di sicurezza e poi esce a pattugliare le strade, armato. «Sono venuto a Santa Marta per metterci la faccia, camminare nei suoi quartieri con la gente e guidare un posto di comando unificato con decisioni forti», scrive su X.La pistola e il CongressoQuella pistola ha aperto un caso politico. La deputata Alejandra Omaña, del Pacto Histórico, la coalizione di sinistra all’opposizione, ha contestato in Congresso il presidente armato e chiesto operazioni fondate sull’intelligence; il senatore Alex Flórez ha scritto: «Il presidente non ha capito che questo non si risolve con lo show. La gente non apre i negozi perché ha paura, e a ragione». Il ministro dell’Interno Rodrigo Lara ha replicato che De La Espriella «affrontava direttamente i criminali per strada» per dare un segnale di sostegno ai cittadini, e il senatore Enrique Gómez, leader del partito di destra Salvación Nacional che ne ha sostenuto la candidatura, ha detto che le critiche distolgono dal problema della sicurezza. Il presidente — milionario appoggiato da Washington, in carica da agosto con la promessa del pugno duro — a inizio settembre aveva già diffuso immagini di sé accanto ai corpi di presunti membri di gruppi armati chiusi nei sacchi: il difensore civico aveva obiettato che lo Stato non deve gareggiare in crudeltà, ma i tribunali hanno poi dato ragione al presidente.Perché 800 uomini possono chiudere una città di 580.000 abitanti? Perché ne tassano l’economia minuta: ai negozi il gruppo imponeva «quote di registrazione» fra 300.000 e un milione di pesos (95-315 dollari), ai mototaxi 100.000 pesos per iscriversi e 20.000 a settimana, mentre il Clan del Golfo, il maggior cartello colombiano, preme sullo stesso territorio. Le Autodefensas discendono dai blocchi paramilitari smobilitati nel 2006. Con due capi persi in tre settimane, il gruppo ha scelto di dimostrare che a Santa Marta le saracinesche le comanda ancora lui, non il palazzo presidenziale.Il ministro della Difesa Jorge Eduardo Mora ha portato il dispiegamento a oltre 1.500 uomini fra Santa Marta, la vicina Ciénaga e i corridoi del Magdalena; nove i primi arresti, e 76 detenuti legati al gruppo sono stati trasferiti in carceri di massima sicurezza perché non continuino a dare ordini dalle celle. A El Rodadero, intanto, chi ha provato ad anticipare il volo di ritorno ha scoperto che cambiare la prenotazione era quasi impossibile.