Difesa, Portolano: «L’Europa deve decidere in tempo». E guarda anche oltre l’Ucraina

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Il punto non è soltanto spendere di più per la Difesa, ma capire come utilizzare quelle risorse e trasformarle in capacità effettivamente disponibili. È il filo conduttore degli interventi del generale Luciano Portolano, capo di Stato Maggiore della Difesa, negli ultimi giorni: prima a Roma, alla seconda European CHOD/NAD Conference, poi oggi a Sassari, per il rientro della Brigata «Sassari» dalla missione Unifil in Libano.Due appuntamenti diversi, ma legati da una stessa considerazione: lo scenario di sicurezza europeo non riguarda più soltanto un singolo teatro di crisi e richiede una maggiore capacità di coordinamento, programmazione e risposta.La sfida europea: dalle risorse alle capacitàA Roma, il 21 e 22 settembre, si sono incontrati i Capi di Stato Maggiore della Difesa e i Direttori Nazionali degli Armamenti dei Paesi europei e partner, insieme ai rappresentanti delle istituzioni europee e delle organizzazioni internazionali. Il confronto, organizzato tra gli altri dal Comitato militare dell’Unione europea, dall’Agenzia europea per la difesa e dallo Stato Maggiore della Difesa italiano, aveva l’obiettivo di avvicinare le esigenze operative delle Forze armate alle capacità industriali necessarie per sostenerle.Portolano ha definito il momento «favorevole ma delicato». L’Europa dispone oggi di strumenti come European Defence Industry Programme (EDIP) e Security Action For Europe (SAFE), ma la disponibilità di risorse, secondo il generale, non basta da sola a cambiare il sistema.Il passaggio indicato è quindi quello dalle misure dettate dalle emergenze a una programmazione più strutturata. Il rischio, altrimenti, è aumentare la spesa senza modificare il modo in cui vengono effettuati gli acquisti: con programmi separati a livello nazionale, fornitori esterni all’Europa e una domanda industriale frammentata.Per Portolano, ogni scelta dovrebbe essere valutata su tre elementi: dove finiscono le risorse, cioè se contribuiscono a costruire filiere produttive europee; come viene organizzata la domanda, attraverso programmi comuni o iniziative nazionali parallele; e chi controlla le capacità considerate critiche, tema legato alla riduzione delle dipendenze strategiche.«La prontezza è quella che abbiamo davvero»Un altro punto riguarda la differenza tra ciò che viene programmato e ciò che è concretamente disponibile. Per il capo di Stato Maggiore della Difesa, la prontezza militare non può essere considerata soltanto sulla base delle capacità pianificate, dichiarate o finanziate, ma deve coincidere con quelle effettivamente disponibili alle Forze armate e utilizzabili in tempi coerenti con le esigenze.La stessa logica riguarda l’industria. La capacità tecnologica, ha spiegato Portolano, non è sufficiente se non è accompagnata da una struttura produttiva in grado di sostenere nel tempo le esigenze delle Forze armate, dalle scorte alla capacità di rigenerazione.Da qui l’invito a non limitarsi a individuare le lacune già conosciute. Il passaggio successivo è quello delle decisioni e della loro attuazione in tempi compatibili con lo scenario internazionale.La lezione, però, non deve essere ricavata soltanto dalla guerra in Ucraina. Portolano ha sottolineato che quel conflitto offre indicazioni importanti, ma non può diventare un modello valido indistintamente per ogni possibile scenario. Le caratteristiche geografiche e operative cambiano e richiedono valutazioni differenti.Nel suo intervento ha richiamato quindi anche il Medio Oriente e il Mediterraneo allargato, dal Libano a Israele e Gaza, dalla Siria all’Iran e all’Iraq, fino al Golfo Persico e al Mar Rosso. Un altro fronte di attenzione è l’Africa, dove ai conflitti in corso si aggiungono, secondo il generale, campagne di influenza strategica condotte da diversi attori.Il Libano e il ritorno della Brigata SassariÈ proprio dal Libano che oggi arriva un esempio concreto di questo quadro più ampio. A Sassari Portolano ha partecipato alla cerimonia per il rientro dei militari della Brigata «Sassari», impegnati per cinque mesi nella missione Unifil. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha inoltre conferito la medaglia d’argento al valore dell’Esercito alla bandiera di guerra del Reggimento logistico «Sassari» per l’attività svolta durante il mandato della Brigata nel 2024-2025.Portolano, che in passato ha comandato Unifil, ha affrontato anche il tema delle difficoltà incontrate dalla missione delle Nazioni Unite. A suo giudizio, il problema non sarebbe stato il mandato, definito chiaro e adeguato, ma le regole d’ingaggio che ne hanno limitato l’efficacia.Il generale ha ricordato il ruolo svolto dai militari italiani durante la ripresa delle ostilità, sottolineando la continuità della missione e la presenza accanto alla popolazione libanese. Il mandato di Unifil è destinato a concludersi il 31 dicembre, mentre l’Italia continuerà a sostenere le Forze armate libanesi attraverso la missione bilaterale MIBIL e il Comitato Tecnico Militare per il Libano, guidato dall’Italia dal 2024.Dall’Europa al Mediterraneo: una sicurezza che coinvolge più PaesiIl ragionamento di Portolano torna così al tema affrontato nei giorni precedenti a Roma. La sicurezza europea, ha sostenuto, non può essere considerata soltanto attraverso le iniziative dell’Unione europea. Devono essere coinvolti anche i Paesi europei che non fanno parte dell’Ue, che possono contribuire all’architettura di sicurezza del continente.La proposta riguarda in particolare una maggiore integrazione della base industriale e tecnologica, l’estensione di strumenti finanziari e normativi come SAFE ed EDIP, oggi riservati ai Paesi dell’Unione, e una maggiore condivisione delle informazioni e standardizzazione di procedure e processi.Il quadro delineato nei due interventi parte quindi da esigenze molto concrete: acquistare ciò che serve, avere capacità realmente disponibili e ridurre le dipendenze nelle aree considerate strategiche. Ma si allarga a una riflessione sulla cooperazione tra i Paesi europei e sulla capacità di affrontare crisi che si sviluppano anche al di fuori dei confini dell’Unione.Dal vertice di Roma al rientro dei militari della Sassari, il messaggio di Portolano è dunque quello di una Difesa chiamata a programmare con maggiore coordinamento, tenendo insieme industria, capacità operative e scenari differenti. Senza assumere che una singola crisi, come quella ucraina, possa spiegare da sola tutte le esigenze future.L'articolo Difesa, Portolano: «L’Europa deve decidere in tempo». E guarda anche oltre l’Ucraina proviene da La Verità.