Mancini, il futuro è adesso

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Prima osservazione: l’inizio della sua seconda era azzurra Roberto Mancini se lo è giocato bene a livello comunicativo, al netto di qualche imbarazzo iniziale, ora aspettiamo la riprova del campo. Aggiungiamo che il CT è il primo a non rispettare il tetto agli stranieri (definizione troppo generica, qui come in altri ambiti) nella sua classe. Bisogna pur precisare che uno come Kayode parla italiano in modo molto più comprensibile rispetto a parecchi nostri parlamentari, di destra e di sinistra. Quattro partite tutte concentrate in un tempo davvero esiguo e tutte contro nazionali di rango. Fondamentale non rimediare figuracce e non prendere imbarcate; la gente, anche per riaffezionarsi alla Nazionale, chiede innanzitutto di vedere attaccamento da parte dei giocatori e di riscontrare la creazione di un’identità nella squadra. Nelle altre nazionali queste cose le vedono e, inevitabilmente, fanno il confronto. Va individuato subito lo “scheletro” dell’Italia da Donnarumma in su, al di là delle rotazioni. Più che di una convocazione, stavolta si è trattato di uno stage, visto l’elevato numero di giocatori coinvolti. Ci sono quasi tutti quelli che ci saremmo aspettati, qualcun altro ce lo aspettiamo più avanti. Piccolo passo indietro: Mancini non era stato elegante, per usare un eufemismo, quando ha lasciato i perigliosi mari azzurri per indirizzare la prua verso rotte petrol(dollar)ifere. Tra i tanti moralisti che hanno deprecato il suo ritorno facciamo fatica, però, a individuare qualche missionario dei Padri Bianchi d’Africa o dei volontari della Croce Rossa.PAOLO MARCACCIThe post Mancini, il futuro è adesso appeared first on Radio Radio.