Secondo la sinistra, gli immigrati sono indispensabili per sostenere il nostro sistema di welfare, ovvero per pagarci le pensioni. Come si concili questo convincimento con i dati Istat, dai quali risulta che il 35,6% degli stranieri – vale a dire più di uno su tre – vive in assoluta povertà, è un mistero. Chi non è in grado di pagare l’affitto, il mantenimento dei figli e fatica ad assicurare alla propria famiglia un pasto quotidiano dignitoso, non penso sia in grado di farsi carico dell’assegno previdenziale degli italiani.Se poi si considera che, anno dopo anno, cresce la quota di immigrati che non riesce a raggiungere i livelli minimi di sussistenza, con un balzo che in dieci anni è stato di dieci punti percentuali, si scopre che la narrazione della sinistra è una colossale balla. Così si comincia a comprendere ciò che sosteniamo da tempo, ovvero che con i nuovi arrivati non stiamo finanziando l’Inps, ma stiamo soltanto importando poveri, che inevitabilmente saranno proprio a carico dell’ente presieduto da Gabriele Fava. Al quale, oltre alle pensioni, tocca il compito di erogare le prestazioni assistenziali a fondo perduto, cioè senza il pagamento di alcun corrispettivo contributivo.Tuttavia, chi ancora non fosse convinto di ciò, dovrebbe leggere l’ultimo rapporto di Itinerari previdenziali, istituto specializzato in analisi sul sistema di welfare nazionale. Oltre a evidenziare una delle grandi anomalie italiane, ovvero il fatto che, su una popolazione di 58 milioni di abitanti, a non pagare un solo euro di tasse siano 24,8 milioni di persone, lo studio sottolinea come nel nostro Paese la spesa per il welfare cresca a dismisura, fino a mangiarsi gran parte delle imposte che, detto per inciso, sono versate esclusivamente da poco più della metà della popolazione. Il professor Alberto Brambilla, che di Itinerari previdenziali è il responsabile, spiega che nel bilancio pubblico 138,33 miliardi se ne vanno per la spesa sanitaria, 180,5 per l’assistenza sociale e altri 13,5 si aggiungono a causa del welfare degli enti locali. Totale: 325,7 miliardi, cioè tutto ciò che i contribuenti versano sotto forma di Irpef, Ires, Irap, imposte addizionali territoriali, più altri 7 miliardi di imposte indirette.In pratica, la spesa per assicurare quello che chiamiamo Stato sociale si mangia più di quanto il fisco incassa sotto forma di tasse sui redditi. Insieme alla percentuale di contribuenti che non contribuiscono, cioè che non versano un euro di imposte, questo è uno dei grandi paradossi italiani perché, se tutti i soldi pagati da chi produce ricchezza se ne vanno in spesa sociale, non ne restano per investimenti e sviluppo. «Con il risultato», osserva Brambilla, «che il nostro Paese è ultimo in Europa per crescita, ma anche per produttività». Tuttavia, tornando alla questione degli immigrati e del loro sostegno alle pensioni degli italiani, ma anche al contributo dato alla fiscalità generale, nel rapporto di Itinerari previdenziali si evidenzia un’altra incongruenza. Mentre la sinistra lamenta il fatto che gli italiani sono sempre più poveri (ovviamente per colpa della destra), lo studio ci informa che in 16 anni la spesa assistenziale è più che raddoppiata, passando da 73 a oltre 180 miliardi, senza che si sia ridotto il tasso di povertà. Anzi, a essere sinceri, nelle famiglie italiane la percentuale è leggermente calata, assestandosi attorno al 6,3% ma, come si diceva, è aumentata fra quelle straniere, che in dieci anni sono passate dal 25 al 35%. A questo punto è inevitabile una domanda: a chi vanno, dunque, i soldi per l’assistenza?Non ci vuole molto a tirare le somme: se a crescere è il numero di immigrati poveri, è assai probabile – anche se non è dichiarato ufficialmente nel rapporto – che il fenomeno si accompagni con un incremento delle misure di welfare contro la povertà a favore degli stranieri. Del resto, se la povertà colpisce in misura maggiore i cittadini non italiani, con un’incidenza cinque volte superiore a quella dei nativi, gli aiuti seguiranno a ruota e a beneficiarne saranno quei quasi 2 milioni di immigrati che, secondo l’Istat, hanno redditi sotto il livello di sussistenza. Dunque, più che pagarci la pensione i nuovi venuti ce ne tolgono un pezzo.L'articolo Gli immigrati non salvano l’Inps, lo prosciugano proviene da La Verità.