Onu, il relatore Ben Saul accusa gli Usa: «I 68 raid sui barconi sono crimini contro l’umanità»

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NEW YORK — Il video dura pochi secondi: un’imbarcazione ferma sul mare dei Caraibi, poi la fiammata. Lo ha diffuso sabato 19 settembre il Southern Command, il comando delle forze armate americane per l’America latina, con una didascalia senza margini: «Informazioni confermate hanno rivelato il coinvolgimento attivo dell’imbarcazione nel narcotraffico. L’operazione ha ucciso quattro narcoterroristi». Nessun nome, nessuna prova mostrata. Nei giorni scorsi, a Panama, il segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva definito l’operazione «Southern Spear» — «Lancia del Sud», la campagna battezzata il 13 novembre 2025 — «un successo clamoroso finora», e aveva parlato di rimuovere «i narcoterroristi dal nostro emisfero».Quarantotto ore dopo, lunedì 21 settembre, Ben Saul, relatore speciale delle Nazioni Unite su diritti umani e antiterrorismo — un giurista indipendente incaricato dal Consiglio dei diritti umani, non un funzionario del Palazzo di Vetro — ha messo per iscritto la conclusione opposta. In una nota diffusa dal Consiglio scrive che «ci sono fondati motivi per ritenere che i 68 attacchi che hanno ucciso 223 persone abbiano costituito crimini contro l’umanità di omicidio secondo il diritto internazionale consuetudinario». Sessantotto barconi colpiti in acque internazionali fra il 2 settembre 2025 e l’agosto 2026, almeno 223 morti: per il relatore sono «esecuzioni extragiudiziali seriali», riferisce Al Jazeera, che non trovano giustificazione né nella legittima difesa, né nel diritto umanitario, né nel diritto del mare, né nelle convenzioni contro la droga.La tesi di Washington è nota. Il presidente Donald Trump ha comunicato al Congresso che si tratta di «legittima difesa» contro «organizzazioni terroristiche designate», dentro un conflitto armato in corso. Saul la smonta punto per punto. Il narcotraffico, scrive, non raggiunge la soglia dell’«attacco armato» che fa scattare la legittima difesa. Non c’è alcuna base fattuale per considerare il Tren de Aragua, la banda criminale nata nelle carceri venezuelane, un braccio armato dello Stato di Caracas. Ed esistevano alternative meno letali: l’interdizione navale — fermare e sequestrare, anziché affondare — che lo stesso segretario di Stato Marco Rubio ha definito praticabile.Due letture dello stesso mare, a due giorni di distanza: il comando che conta i «narcoterroristi» eliminati e il relatore che conta le vittime di una politica «sistematica», su larga scala, organizzata dallo Stato. Che è, alla lettera, la definizione giuridica di crimine contro l’umanità. Saul chiede indagini, riparazioni alle famiglie e il processo per i «leader politici e militari» che hanno ordinato i raid.Nessuna risposta da WashingtonLa BBC ha chiesto una replica alla Casa Bianca e al Dipartimento di Stato: nessuna risposta. Il Pentagono, dal primo attacco in avanti, ha pubblicato i video delle esplosioni ma quasi nulla sull’identità delle persone a bordo o sulle prove raccolte. Un caso è già davanti al Comitato Onu sulle sparizioni forzate: il peschereccio ecuadoriano Fiorella, 8 dei 10 uomini d’equipaggio mai più ritrovati, che il rapporto cita espressamente. E il 2 settembre scorso, anniversario del primo raid, un gruppo di esperti Onu aveva già chiesto un’indagine indipendente contando 224 morti — uno in più — sulla base dei dati dello stesso Pentagono.Che cosa può fare, in concreto, un relatore speciale? Poco più che scrivere. Gli Stati Uniti non hanno aderito allo Statuto di Roma, il trattato che ha istituito la Corte penale internazionale dell’Aja, e la Corte non ha aperto alcuna indagine. Il rapporto, per ora, non ha un tribunale dove andare.Resta il conto che il documento presenta a chi i raid li ha ordinati, e non riguarda il diritto. I sequestri di cocaina al confine americano sono rimasti invariati. La droga, annota Saul, viaggia soprattutto sui portacontainer, ispezionati di rado, non sui motoscafi. Sul fentanyl e sugli oppioidi, che uccidono la gran parte dei consumatori americani, l’operazione non ha avuto alcun effetto. Costo stimato a metà 2026: 4,7 miliardi di dollari. Un anno, 68 barconi, 223 morti: la cocaina che arriva negli Stati Uniti, secondo il rapporto, è la stessa di prima.