In Italia il gruppo Eni ha deciso di applicare un tetto ai prezzi di benzina e diesel su tutta la propria rete. Da lunedì per 30 giorni prezzo fissato a 1,99 euro al litro per la benzina e a 2,19 euro al litro per il gasolio. L’intervento riguarda tutti i 4mila punti vendita presenti sul territorio nazionale, sia quelli a marchio Enilive sia quelli ancora identificati come Eni. Si tratta di una misura che coinvolge l’intera presenza commerciale del gruppo nel Paese, senza distinzioni territoriali o di formato.Un impegno indipendente dalle quotazioni del greggioLa decisione non è legata all’andamento del prezzo internazionale del petrolio. Eni ha chiarito che manterrà il tetto per i 30 giorni previsti «a prescindere dal prezzo internazionale del greggio». L’impegno resta quindi fisso per l’intero periodo, anche in caso di rialzi delle quotazioni.Perché Eni può permetterseloDal punto di vista economico l’iniziativa rappresenta un impegno rilevante. Tuttavia Eni può sostenerlo perché opera come soggetto «integrato»: è attiva lungo tutta la filiera, dall’estrazione alla raffinazione fino alla distribuzione. Questo le consente di vendere i propri prodotti raffinati e di utilizzare il greggio che estrae, bilanciando i margini sulle diverse fasi della catena del valore.Gli altri operatoriIn un mercato in cui il prezzo dei carburanti è libero, altre compagnie potrebbero in teoria adottare misure simili. Resta però centrale la questione del margine e del modo in cui ciascun operatore combina la distribuzione con il resto della filiera. In Italia, oltre a Eni, l’unico soggetto con caratteristiche di integrazione rilevanti è Socar, il gruppo azero che ha acquisito Ip e detiene le raffinerie di Falconara e Trecate. Queste ultime, però, «non producono abbastanza prodotti per le quantità che Ip vende nella sua rete di distributori in Italia».Per i cosiddetti «retisti» – che rappresentano circa il 50% della distribuzione e gestiscono esclusivamente le stazioni di servizio – la possibilità di bloccare i prezzi appare decisamente più complicata. Questi operatori devono acquistare i prodotti raffinati sul mercato e operano già con margini ridotti.Le reazioni del settoreL’iniziativa ha immediatamente generato attenzione sulle possibili distorsioni di mercato. Assopetroli-Assoenergia ha convocato un Comitato di Presidenza d’urgenza «al fine di valutare l’impatto dell’iniziativa sugli equilibri concorrenziali del mercato e in particolare degli effetti su tutte le aziende associate sia del comparto rete sia dell’extrarete».Il caso Total in FranciaMisure analoghe non sono inedite in Europa. Total in Francia ha già fissato un tetto a 1,99 euro per la benzina e a 2,25 euro per il diesel, dimostrando che anche altri grandi operatori integrati possono scegliere di intervenire sui prezzi al consumo.Lo stress test logisticoLa decisione di Eni si configura anche come un stress test per la propria logistica. Esiste il rischio concreto di un esaurimento temporaneo dei carburanti dovuto alla corsa dei consumatori verso i prezzi più bassi. In Francia, nelle stazioni Total, questo fenomeno si verifica con una certa frequenza.Enrico Foscarini, 26 settembre 2026L'articolo Eni: ecco perché può applicare il price cap proviene da Nicolaporro.it.