Nel giugno 2022 il Corriere della Sera pubblicò un’inchiesta, basata su un dossier del Copasir, che indicava una presunta “rete” di propaganda filorussa attiva in Italia: tra i nomi citati, accostati a fotografie definite da più parti “segnaletiche”, comparivano il sociologo Alessandro Orsini, il fotoreporter Giorgio Bianchi e il geografo Manlio Dinucci. L’articolo scatenò polemiche opposte: da un lato chi difese la pubblicazione sostenendo che la rete di propaganda filoputiniana fosse un fatto accertato, dall’altro i diretti interessati, che annunciarono azioni legali contro il quotidiano per diffamazione.È da qui che riparte Giorgio Bianchi, tornando sul tema ai microfoni di Un Giorno Speciale a partire da una vicenda più recente: un’indiscrezione, ripresa da El Mundo e attribuita a fonti dell’intelligence, secondo cui la Russia starebbe pianificando attacchi in Europa, con Italia, Spagna e Francia tra i possibili obiettivi.Il caso Orsini e le liste dei “putiniani d’Italia”Per Bianchi, la vicenda rientra in un fenomeno più ampio che definisce “guerra cognitiva”: “Esiste proprio una branca nella quale appunto le agenzie di intelligence sono specialiste, che è la guerra cognitiva”, spiega, criticando i giornali che “diffondono come trombettieri” le indiscrezioni di intelligence senza verifica. Sulla notizia riportata da El Mundo, sottolinea di aver segnalato fin da subito le incongruenze del caso, in particolare l’inserimento della Spagna, definita “un paese eventualmente non strategico in un conflitto con la Russia”, tra i possibili bersagli — per poi vedere la notizia ridimensionata nei giorni successivi.Bianchi collega l’episodio alla propria vicenda personale, quella appunto della lista pubblicata dal Corriere della Sera nel 2022, che lo accostava a un’attività di “propaganda filorussa” mai svolta, dando il via a una causa per diffamazione. Ricorda inoltre l’esito della causa civile intentata da Orsini contro la stessa testata, conclusasi con un risarcimento di 30.000 euro riconosciuto al professore. Da qui la domanda che rivolge alla magistratura sull’esistenza del reato di procurato allarme, quando si continua — a suo giudizio — “a tenere la popolazione europea sotto scacco” con la minaccia russa.Nord Stream e i giornali “infiltrati”Il ragionamento di Bianchi si sposta poi sugli episodi che, a suo avviso, dimostrerebbero come le responsabilità di alcuni attacchi attribuiti alla Russia siano in realtà da ricercare altrove. Cita il caso della nave gasiera Arctic Metagaz, colpita secondo la sua ricostruzione da un drone ucraino nel Mediterraneo, e il ritrovamento di un altro drone ucraino in Grecia — episodi su cui riferisce di essersi confrontato con il giornalista Manlio Dinucci.Il riferimento più netto riguarda però il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream, avvenuto nel settembre 2022: Bianchi ricorda come inizialmente l’accusa fosse ricaduta sulla Russia, ipotesi che definisce “palesemente assurda” vista l’interesse di Mosca a mantenere in funzione le infrastrutture. Le successive inchieste giornalistiche tedesche e i mandati d’arresto emessi dalla procura di Berlino nei confronti di cittadini ucraini hanno effettivamente spostato le indagini verso un commando ucraino, ipotesi su cui si è concentrata l’inchiesta della magistratura tedesca negli anni successivi.Da qui, Bianchi allarga la critica al sistema dell’informazione nel suo complesso, sostenendo che le principali testate italiane siano “profondamente infiltrate dai servizi segreti”, citando i casi di Renato Farina — coinvolto nel caso Betulla — e di Giuliano Ferrara, che in passato ammise di aver ricevuto finanziamenti dalla CIA. Riferisce inoltre, senza fare nomi, di conoscere un giornalista che gli avrebbe confidato di riferire ai servizi segreti giudizi sui colleghi, e di riceverne a sua volta richieste in tal senso: “Queste sono cose che tutti devono tenere a mente”, chiude Bianchi.The post “Vi spiego perché l’allarme di El Mundo fa acqua da tutte le parti” | Giorgio Bianchi appeared first on Radio Radio.