Arabia Saudita, Riad convoca Turchia e Pakistan dopo gli attacchi degli Houthi

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L’Arabia Saudita ha convocato a Riad i vertici militari di Turchia e Pakistan per discutere l’applicazione dell’Accordo congiunto di difesa della Mecca dopo i recenti attacchi missilistici e con droni condotti dagli Houthi contro il territorio saudita.Il patto, firmato il 7 agosto, stabilisce il principio secondo cui un attacco contro uno dei tre Paesi viene considerato un attacco contro tutti. La nuova escalation rappresenta quindi la prima prova concreta della portata degli impegni assunti dai firmatari.Alla riunione sono attesi il capo di Stato maggiore turco, generale Selçuk Bayraktaroğlu, e il comandante delle forze armate pachistane, feldmaresciallo Asim Munir. Al centro dei colloqui vi saranno le modalità della cooperazione militare e il possibile contributo dei due Paesi alla protezione del territorio e delle infrastrutture saudite.Gli Houthi sostengono di avere lanciato nelle ultime settimane decine di missili balistici e droni contro obiettivi nel regno, comprendenti infrastrutture della compagnia petrolifera Saudi Aramco nell’area di Yanbu. Le autorità saudite hanno riferito di avere intercettato sei missili diretti verso Taif e Yanbu, mentre gli allarmi hanno interessato anche Gedda e la Mecca.Riad ha richiamato il diritto all’autodifesa previsto dall’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Ankara e Islamabad hanno utilizzato finora formulazioni più prudenti, presentando i colloqui soprattutto come discussioni sulle strutture istituzionali dell’accordo e sulla sicurezza regionale.La differenza mostra che devono ancora essere definite le conseguenze operative del patto. L’esistenza di una clausola di difesa comune non determina infatti automaticamente quali forze debbano essere impiegate, con quali regole d’ingaggio e in quali aree.L’Arabia Saudita dispone di ingenti capacità militari e di sistemi avanzati di difesa aerea, ma la protezione di città, aeroporti, raffinerie, oleodotti e terminali richiede un dispositivo esteso e continuamente operativo.Gli Houthi adottano invece una strategia asimmetrica basata anche sull’impiego di missili e droni relativamente economici. Questo può obbligare le difese saudite a utilizzare intercettori molto più costosi e a distribuire le proprie capacità su un territorio particolarmente vasto.Un eventuale contributo turco potrebbe riguardare sistemi elettronici, droni, munizioni, addestramento, intelligence e protezione delle infrastrutture. Ankara dispone di un’industria della difesa in forte espansione e la cooperazione con Riad potrebbe rafforzarne ulteriormente la presenza nel Golfo.Un coinvolgimento diretto di consistenti forze turche nelle operazioni contro gli Houthi avrebbe invece implicazioni politiche e militari maggiori, comprese quelle relative ai rapporti di Ankara con l’Iran.Anche il Pakistan dispone di diverse possibilità di sostegno senza necessariamente partecipare a operazioni offensive nello Yemen. Islamabad potrebbe mettere a disposizione consiglieri, addestramento, reparti specializzati e capacità destinate alla protezione delle infrastrutture saudite.Il governo pachistano deve però considerare contemporaneamente le esigenze di sicurezza lungo il confine afghano, le attività delle organizzazioni armate interne e il tradizionale confronto militare con l’India.Esiste inoltre una dimensione politica interna. Il Pakistan mantiene da decenni stretti rapporti militari con l’Arabia Saudita, ma un intervento direttamente collegato al conflitto yemenita potrebbe alimentare tensioni settarie nel Paese.La convocazione di Riad mostra anche il tentativo saudita di ampliare le proprie garanzie di sicurezza in una fase nella quale il coinvolgimento militare diretto degli Stati Uniti contro gli Houthi rimane limitato.La Turchia può offrire capacità industriali e tecnologiche, mentre il Pakistan dispone di forze armate numerose e di una lunga esperienza di cooperazione con il regno. Islamabad è inoltre l’unica potenza nucleare del mondo musulmano, elemento che attribuisce particolare peso politico alla partnership.Questo non significa tuttavia che esista automaticamente un’estensione della deterrenza nucleare pachistana all’Arabia Saudita. Un impegno di questo genere richiederebbe decisioni e garanzie specifiche che non possono essere dedotte dalla sola cooperazione militare tra i due Paesi.Una delle possibilità è quindi che l’Accordo della Mecca si sviluppi inizialmente come sistema di difesa coordinato, basato su scambio di informazioni, sorveglianza aerea, coordinamento delle intercettazioni, esercitazioni congiunte e protezione delle infrastrutture strategiche.Una presenza limitata di personale turco e pachistano consentirebbe ai due Paesi di sostenere Riad senza entrare direttamente nelle operazioni offensive contro lo Yemen.Particolare attenzione è rivolta a Yanbu. Il terminale sul Mar Rosso rappresenta un elemento fondamentale della strategia energetica saudita perché permette di esportare petrolio attraverso la costa occidentale riducendo la dipendenza dallo Stretto di Hormuz.Un’interruzione prolungata delle attività potrebbe avere conseguenze sui costi assicurativi, sui trasporti marittimi e sulla percezione dell’affidabilità delle esportazioni saudite. La sicurezza dell’area interessa quindi anche i Paesi importatori.Il sostegno occidentale rimane prevalentemente difensivo. La Gran Bretagna ha deciso di contribuire al rifornimento in volo dei caccia sauditi, mentre la Francia ha disposto l’invio di militari per contribuire alla protezione di Yanbu. Queste iniziative indicano l’interesse europeo alla sicurezza delle infrastrutture energetiche senza implicare necessariamente la partecipazione a operazioni offensive contro gli Houthi.Il movimento yemenita ha intanto minacciato conseguenze in caso di intervento militare turco o pachistano, nel tentativo di aumentare i costi politici di un maggiore coinvolgimento dei due Paesi.La riunione di Riad dovrà quindi chiarire soprattutto la portata concreta dell’Accordo della Mecca. Una delle opzioni è un sostegno progressivo e prevalentemente difensivo, mentre un ingresso diretto di Turchia e Pakistan nelle operazioni contro gli Houthi comporterebbe conseguenze regionali significativamente maggiori.Per l’Arabia Saudita l’obiettivo è trasformare il patto politico in una capacità di sicurezza effettiva. Per Ankara e Islamabad la questione consiste invece nel definire un contributo compatibile con l’alleanza con Riad senza assumere automaticamente tutti i rischi del conflitto yemenita.