L’idea fu decisamente originale.Espropriare e demolire parte di un palazzo in costruzione all’insaputa del proprietario per far riemergere dal sottosuolo un fantomatico sottopassaggio ferroviario.Cose che possono capitare soltanto al Comune di Guidonia Montecelio. Il fabbricato residenziale di via dei Consoli a Guidonia di proprietà della “P&P” di Stefano Pascucci Dove può anche capitare che l’Ente venga prima condannato a risarcire i danni al proprietario dello stabile in questione e successivamente lo stesso Ente sia “scagionato” perché i lavori del fabbricato non sono stati completati a distanza di cinque anni dall’annullamento della delibera di esproprio.La vicenda emerge dalla sentenza numero 7120 – CLICCA E LEGGI LA SENTENZA – pubblicata ieri, venerdì 25 settembre, dal Consiglio di Stato. L’avvocata Antonella Auciello I giudici di secondo grado della Sezione Quarta hanno accolto il ricorso dell’avvocata Antonella Auciello, legale dell’amministrazione comunale di Guidonia Montecelio, e annullato la sentenza numero 7947 – CLICCA E LEGGI LA SENTENZA – pubblicata il 22 aprile 2024 dal Tar del Lazio.Due anni fa i giudici avevano riconosciuto un risarcimento di 258.335 per il danno patrimoniale subìto, oltre rivalutazione monetaria e interessi per un totale di 333.442,15, all’imprenditore Stefano Pascucci, 58enne costruttore guidoniano amministratore della “P&P”, proprietaria del fabbricato residenziale di via dei Consoli, la strada che unisce via Augusto Bordin con viale Roma (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).Ora invece il Consiglio di Stato ha condiviso il principio secondo il quale l’illegittimo esproprio del palazzo deciso dal Comune – successivamente annullato dalla giustizia amministrativa – non determina automaticamente il diritto al risarcimento, essendo necessaria un’autonoma verifica di tutti gli elementi costitutivi dell’illecito e, in particolare, la verifica della lesione del bene della vita, del nesso causale tra l’illecito e il danno, della colpa dell’amministrazione e della sussistenza del danno ingiusto.L’illegittimità del provvedimento costituisce, quindi, soltanto un indice presuntivo della colpevolezza e non consente di configurare una responsabilità oggettiva o paraoggettiva dell’amministrazione pubblica. L’ingegner Umberto Ferrucci, ex dirigente all’Urbanistica del Comune di Guidonia Montecelio Per comprendere la storia va fatto un salto indietro nel tempo all’8 giugno 2010, quando l’allora dirigente all’Urbanistica Umberto Ferrucci rilasciò alla “P&P” la concessione per costruire il palazzo.Eppure, il 24 giugno 2015 l’allora amministrazione guidata dal sindaco Eligio Rubeis approvò il progetto in variazione urbanistica relativo alla viabilità sostitutiva dell’incrocio tra via Mario Di Trani, via Maurizio Moris e via Augusto Bordin e decise di espropriare il fabbricato residenziale in via dei Consoli per realizzare un sottopasso ferroviario.Il fantomatico sottopasso di via Moris, infatti, sarebbe dovuto rientrare nell’ambito dei lavori da 150 milioni di euro per il raddoppio della ferrovia Lunghezza-Guidonia.In realtà il progetto del sottovia non era mai stato approvato tantomeno finanziato, eppure 5 anni – nel 2015 – dopo il rilascio del permesso a costruire il Consiglio comunale decise di espropriare lo stabile a insaputa di Pascucci. L’imprenditore Stefano Pascucci di Guidonia Fatto sta che Stefano Pascucci impugnò la delibera di esproprio davanti al Tar, il quale con la sentenza numero 3492 del 22 marzo 2021 non faticò ad annullare la delibera di Consiglio comunale condividendo l’idea che il progetto fosse una follia.Forte di quella sentenza del 2021, il costruttore chiese il risarcimento danni al Tar e lo ottenne con la sentenza numero 7947 – CLICCA E LEGGI LA SENTENZA – del 22 aprile 2024 che ieri il Consiglio di Stato ha annullato.I giudici hanno accolto la tesi dell’avvocata Antonella Auciello, secondo la quale spetta al danneggiato offrire la prova del danno subìto. Secondo il Collegio, la società “P&P” di Pascucci “non ha dimostrato l’esistenza del danno patrimoniale né il nesso di causalità sussistente tra condotta antigiuridica e pregiudizio paventato”.Il costruttore ha sostenuto che il danno andrebbe individuato innanzitutto nel “blocco” totale delle vendite degli appartamenti, protrattosi dal 2015 fino al 2021, quando il Tar annullò la delibera del Consiglio Comunale di Guidonia Montecelio.In secondo luogo, un danno sarebbe rappresentato anche dalle poche prenotazioni/proposte di acquisto “condizionate” pervenute alla “P & P” per gli appartamenti agli interni 1, 2 e 3, tutte successivamente annullate per l’impossibilità di determinare, in concreto, non solo l’esito ma anche una ragionevole durata del contenzioso amministrativo, all’epoca in corso, in tutti i suoi gradi di giudizio.Il Consiglio di Stato ha inoltre escluso il risarcimento del danno basandosi sul fatto che, nonostante siano trascorsi più di 5 anni da quando il vincolo è venuto meno (2021), la “P & P” non avrebbe completato i lavori del palazzo.“Il danno da lesione della proprietà non può essere considerato – si legge nella sentenza di ieri – nel caso di specie, si chiede il risarcimento del danno per mancata vendita del bene e non la possibilità di locare il bene, locazione che non è percorribile perché l’immobile non è stato ancora ultimato.Peraltro, sul danno da mancata vendita del bene, incide in modo dirimente la circostanza che l’immobile allo stato non è stato ancora completato, nonostante siano trascorsi ben 5 anni dall’annullamento della delibera di apposizione del vincolo preordinato all’esproprio”.L'articolo GUIDONIA - Palazzo bloccato per realizzare il sottopasso: il Comune non risarcirà il proprietario proviene da Tiburno Tv.