Germania, il ministro degli Esteri apre a Putin al G20 di Miami: «Una cartina di tornasole». Merz frena

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OTTAWA — Una settimana fa Donald Trump ha firmato una legge che sanziona Vladimir Putin per nome; mercoledì lo ha invitato a Miami. E ieri il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, esponente della Cdu, il partito cristiano-democratico del cancelliere Friedrich Merz, ha detto che quell’invito va accolto: «Sarà una cartina di tornasole per Vladimir Putin, per vedere se è pronto a negoziare in buona fede», ha dichiarato nella capitale canadese, accanto alla collega Anita Anand. «Opportunità come queste vanno colte».Il presidente russo è dunque invitato al vertice del G20 che gli Stati Uniti ospiteranno a dicembre in Florida, e la Germania, per bocca del suo ministro degli Esteri, ne fa una prova di buona volontà per Mosca anziché un’obiezione. Ma la cancelleria non segue il suo ministro. Stefan Kornelius, portavoce di Merz, si è limitato a far sapere che il governo federale «prende atto» dell’invito, che i rapporti con Mosca non sono normali e che i preparativi del vertice proseguono «anche su questo punto», in coordinamento con i partner. Alle parole pronunciate da Wadephul a Ottawa, la cancelleria non ha replicato.L’invito lo ha annunciato mercoledì 23 settembre il segretario di Stato Marco Rubio, a New York, dopo un colloquio con il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov a margine dell’Assemblea generale dell’Onu. «Abbiamo appena invitato il presidente Putin al G20. Pensiamo sia un’occasione per confrontarsi non solo col presidente ma con altri leader mondiali. Speriamo accetti», ha detto Rubio, riferisce Reuters. Perché Miami e non un terreno neutro? Perché la presidenza di turno del G20 è americana e l’invito, come ha ricordato lo stesso Wadephul, «ogni presidenza può rivolgerlo». Il bastone e la carota, stavolta, arrivano nella stessa settimana: il Lindsey O. Graham Sanctioning Russia Act, firmato da Trump pochi giorni prima, colpisce Putin, alti funzionari, oligarchi e banche russe e autorizza sanzioni contro chi compra energia da Mosca.Mosca prende tempo. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha detto mercoledì sera all’agenzia di Stato Ria Novosti che la Russia è «grata e riconoscente»; giovedì ha frenato: «È prematuro parlarne ora. Nessuna decisione è stata presa. Apprezziamo questo gentile invito, lo valutiamo, sarà esaminato e coordinato». Il Cremlino ribadisce di volere un accordo di pace complessivo e non una tregua temporanea. Se accettasse, sarebbe la prima presenza fisica di Putin a un G20 dal 2019 (nel 2021 si collegò in video, nel 2023 in India mandò Lavrov) e il primo viaggio negli Stati Uniti continentali dal 2022. L’ultimo faccia a faccia con Trump risale al 15 agosto 2025 ad Anchorage, in Alaska, e finì senza accordo.Kallas e Tusk controIn Europa il fronte critico è largo. Kaja Kallas, alta rappresentante per la politica estera dell’Unione — la ministra degli Esteri dell’Ue, che a Miami non è stata invitata — ha detto a Sky News che normalizzare «chi inizia guerre» è «la strada sbagliata»: «Normalizzando questo, credetemi, ne avremo di più nel mondo». Porterà il tema ai partner del G20. Il premier polacco Donald Tusk teme che Mosca legga l’invito come «incoraggiamento a proseguire la sua politica aggressiva». Riserve sono arrivate anche da Giorgia Meloni, mentre Bruxelles ha annunciato che condannerà la guerra al vertice «a prescindere» dalla presenza di Putin.Wadephul ha messo dei paletti. Un negoziato vero, ha detto, richiede prima un cessate il fuoco; sull’ipotesi di un boicottaggio ha risposto che la presenza di Putin è «puramente ipotetica». Anche la ministra canadese Anand si è detta sorpresa dall’invito, ma ha confermato che Ottawa parteciperà. Da New York Volodymyr Zelensky ha offerto di fermare i colpi sulle infrastrutture energetiche russe se Mosca farà altrettanto — la «tregua energetica» che Trump gli ha chiesto questa settimana — e vede in Miami l’occasione per il trilaterale con Trump e Putin che il leader russo ha finora eluso.Gli analisti chiedono di spostare la pressione. «Spetta alla Russia, non all’Ucraina, fermare gli attacchi», dice Marnie Howlett, docente di relazioni internazionali a Oxford; Amanda Paul, analista senior dello European Policy Centre di Bruxelles, sostiene che Trump dovrebbe premere di più su Mosca. Casa Bianca e Cremlino non hanno commentato la spaccatura tedesca. A tre mesi dal vertice il quadro è questo: un presidente americano che sanziona e invita nella stessa settimana, un governo tedesco che parla con due voci, e un ospite che a Miami non ha ancora detto se verrà.