BANGKOK — Somkid Pheuk-ngam ha 67 anni e un negozio vicino a un canale, a nord del centro di Bangkok. Da due giorni tiene la saracinesca abbassata. «L’acqua continua ad arrivare. È difficile uscire adesso. Mi arriva alla vita», ha raccontato all’AFP. «Non posso andare da nessuna parte». E poi la frase che a Bangkok nessuno pronuncia a cuor leggero: «Penso che stavolta sia peggio dell’alluvione del 2011».Sabato mattina il governatore della capitale, Chadchart Sittipunt, ha firmato l’ordinanza che estende la dichiarazione di zona di calamità a tutti i 50 distretti della città, dopo quasi 48 ore di pioggia ininterrotta cominciata giovedì pomeriggio: quasi 300 millimetri, l’equivalente di mesi di pioggia in una città italiana. Fino a venerdì erano coperti solo tre distretti della periferia orientale, Nong Chok, Suan Luang e Khan Na Yao. La dichiarazione dà poteri speciali e procedure rapide alle agenzie statali e agli enti locali. Nei bilanci ufficiali non risultano vittime né feriti.Perché tutta la città e non più soltanto i tre distretti già dichiarati? La risposta l’ha data lo stesso Chadchart sui social, in mattinata: «Le aree a rischio sono quelle di chi vive vicino ai canali. Ogni canale è ormai pieno». Il Dipartimento drenaggio e fognature del municipio, citato dal Bangkok Post, ha contato 487 millimetri dal 1° al 25 settembre, contro una media di 269 nello stesso periodo tra il 1991 e il 2020. Il governatore ha elencato almeno 13 strade allagate; le liste dei tratti sconsigliati alle auto piccole superano i 20 e comprendono Lat Krabang, davanti all’aeroporto di Suvarnabhumi, e Vibhavadi Rangsit, la direttrice verso il secondo scalo, Don Mueang. Le idrovore girano a 1.200 metri cubi al secondo. Un milione di sacchi di sabbia è pronto, circa 980 persone dormono nelle scuole trasformate in rifugi. Kwan Nobnom, operatore comunale in impermeabile arancione, ha spiegato all’AFP il suo compito: fare in modo «che i rifiuti lungo la strada non blocchino i tombini, così l’acqua defluisce in fretta».La diga sul Chao PhrayaIntanto l’acqua arriva anche da monte. Il Dipartimento reale dell’irrigazione ha portato gli scarichi della diga di Chao Phraya, nella provincia di Chai Nat a nord della capitale, da 1.850 a 1.950 metri cubi al secondo, con un aumento graduale tra le 9 e le 14 locali (le 4 e le 9 in Italia), e ha diramato un’allerta per i residenti a valle lungo il Chao Phraya, il fiume che attraversa Bangkok, e lungo il fiume Noi.Il governo nazionale si è mosso. Il primo ministro Anutin Charnvirakul ha accorciato una visita a Londra per rientrare e seguire la risposta all’emergenza. L’autorità per l’aviazione civile — l’Enac thailandese — ha invitato i passeggeri di Don Mueang e Suvarnabhumi a partire con largo anticipo per gli allagamenti sulle strade d’accesso e i possibili ritardi, consigliando il treno; gli aeroporti restano aperti. I parcheggi «park and ride» della metropolitana sono gratuiti fino al 2 ottobre per chi vuole mettere l’auto al riparo. Chadchart ha suggerito ai pazienti allettati che dipendono da apparecchiature salvavita di valutare un ricovero temporaneo in ospedale. Le scuole comunali resteranno chiuse lunedì e il personale non essenziale del municipio lavorerà da casa, per alleggerire il traffico.Alle 13 (le 8 in Italia) il governatore ha fatto il punto al Centro di controllo alluvioni 2 di Din Daeng; a metà pomeriggio, sui social, ha definito la situazione «stabilizzata»: «Se non cade altra pioggia sull’area, si risolverà», con «2-3 giorni» per drenare l’acqua. Il municipio, all’ora di pranzo, aveva parlato di un miglioramento «entro sei ore» in assenza di nuove precipitazioni. Ogni previsione del municipio comincia con un «se»: la partita, più che alle pompe, è affidata al cielo. Chadchart lo ha detto in altro modo già in mattinata: «La gente non deve farsi prendere dal panico», nessuna ripetizione del 2011.Il Dipartimento meteorologico prevede pioggia forte su gran parte del Paese fino a domenica, per una bassa pressione sulla regione centrale e un monsone di sud-ovest rafforzato. Bangkok, un tempo chiamata «Venezia d’Oriente» per i suoi canali, sorge su ex paludi a circa un metro e mezzo sul livello del mare. Nel 2011 le alluvioni uccisero in Thailandia oltre 500 persone e danneggiarono milioni di case. Il governatore dice che non accadrà di nuovo. Somkid, con l’acqua alla vita e il negozio chiuso, ha un’altra opinione. Fino a domenica, decide la pioggia.