GERUSALEMME — «Tre campi profughi vuoti». È così che Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze e leader del partito Sionismo religioso, spiega che cosa intende per «guerra» in Cisgiordania: campi svuotati degli abitanti e «ripuliti da ogni terrore». In un’intervista al podcast politico di Ynet, il sito del maggiore quotidiano israeliano, diffusa domenica, Smotrich ha chiesto di «andare in guerra in Giudea e Samaria, fare lì quel che abbiamo fatto a Gaza, smantellare l’Autorità Palestinese, che è un’autorità terroristica». Giudea e Samaria è il nome biblico con cui la destra israeliana chiama la Cisgiordania.Le parole arrivano nel giorno in cui le autorità israeliane hanno annunciato una chiusura militare «complessiva» della Cisgiordania e dei valichi, motivata con la festa ebraica di Sukkot, le Capanne: restrizioni ai movimenti dei palestinesi fino a sabato 3 ottobre, controlli rafforzati ai posti di blocco, limiti all’accesso ai luoghi santi. A un mese dalle elezioni del 27 ottobre, il territorio che i vertici militari descrivono come sull’orlo dell’esplosione entra così nella campagna elettorale, mentre il procuratore generale ha appena congelato fino a dopo il voto uno dei progetti-bandiera del governo, la colonia di E1.Agli allarmi dell’esercito Smotrich risponde con fastidio: «Quando sono venuti in gabinetto a dirlo, ho risposto: e allora cosa volete? Ditecelo voi, siete l’esercito. Non capisco questi allarmi senza senso, è un modo di pararsi». Poi il programma, in tre negazioni: «niente terroristi, niente armi, niente tunnel». E ancora: «Voglio uccidere tutti i terroristi e raccogliere tutte le armi». Nella stessa intervista ha aggiunto che vorrebbe annettere «almeno fino alla linea gialla a Gaza e fino al fiume Litani in Libano». Né l’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu né l’esercito hanno commentato l’appello alla guerra e la chiusura; l’Autorità Palestinese non ha reagito. Due campane, per ora, mancano.Il contesto è quello dei sondaggi. Il partito di Smotrich ha oscillato per mesi attorno alla soglia di sbarramento, finché non si è alleato con Moshe Feiglin; Itamar Ben Gvir, ministro della Sicurezza nazionale, si è consolidato alla destra del Likud di Netanyahu; nessuno dei due blocchi supera i 60 seggi su 120 alla Knesset, il parlamento. La guerra promessa in Cisgiordania è anzitutto un’offerta all’elettorato che Smotrich contende a Ben Gvir. Un governo di unità, dice, non lo farà: «Non volto le spalle ai miei partner. Non sarò foglia di fico».Ramallah sotto chiusuraSul terreno la giornata è cominciata con i posti di blocco. Secondo la Wafa, l’agenzia ufficiale palestinese, domenica le forze israeliane hanno stretto il cerchio attorno a Ramallah e Al Bireh — la sede dell’Autorità Palestinese — chiudendo strade e ingressi dei villaggi. A Gerusalemme Est centinaia di israeliani sono entrati nei cortili della moschea di Al Aqsa dalla Porta dei Mori, scortati dalla polizia, per compiere riti. L’ufficio Onu per gli affari umanitari ha contato oltre 1.330 attacchi di coloni contro palestinesi tra gennaio e fine luglio, sei al giorno, il ritmo più alto in circa vent’anni; le cifre ufficiali palestinesi parlano di almeno 1.206 palestinesi uccisi in Cisgiordania dall’ottobre 2023, 254 dei quali minori.Intanto a E1 si è fermato il calendario. Il bando per 1.234 alloggi, pubblicato il 18 agosto dal ministero delle Costruzioni, scadeva il 19 ottobre, otto giorni prima del voto: l’ufficio del procuratore generale Gali Baharav-Miara ha ordinato di rinviare di un mese. Perché un magistrato può fermare un bando del governo? Perché in Israele il procuratore generale è insieme capo dell’accusa e consulente legale vincolante dell’esecutivo, una specie di Avvocatura dello Stato con potere di veto. La motivazione, riferisce Israel Hayom, è che annunciare i vincitori a ridosso del voto, in un’area di eccezionale sensibilità diplomatica, configurerebbe propaganda elettorale. Il Comune di Maale Adumim, la colonia che E1 dovrebbe collegare a Gerusalemme, ha annunciato ricorso in tribunale. Baharav-Miara, del resto, è il bersaglio di un video elettorale del partito di Smotrich che la mostra trascinata via durante una manifestazione.E1 sono circa 12 chilometri quadrati tra Gerusalemme Est e Maale Adumim: il piano approvato nell’agosto 2025 prevede circa 3.400 case e spezzerebbe la continuità territoriale tra nord e sud della Cisgiordania. L’Unione Europea ha dichiarato che mina alla base la prospettiva dei due Stati. Netanyahu ha firmato nel settembre 2025 un accordo da 3 miliardi di shekel, circa 750 milioni di euro, per le infrastrutture di Maale Adumim ed E1; in gennaio il ministero della Difesa ha annunciato una strada da 335 milioni di shekel per deviare il traffico palestinese fuori dall’area. I ricorsi di residenti palestinesi e delle ong israeliane Ir Amim, Peace Now e Bimkom sono pendenti davanti al tribunale distrettuale, che ha rifiutato di congelare i lavori.Se il governo cambia, osserva Israel Hayom, la gestione del progetto passerà ad altre mani. Quando il piano fu approvato, Smotrich lo aveva salutato con una frase sola: «Cancella praticamente l’illusione dei due Stati».