LOURDES — Sulla facciata della basilica del Rosario, dove i pellegrini alzano gli occhi verso i mosaici, da qualche giorno ci sono dei teloni. Coprono le opere di Marko Rupnik, l’ex gesuita sloveno sotto processo in Vaticano per abusi: il santuario le ha nascoste prima dell’arrivo di Leone XIV. Poco più in là, davanti a circa 150.000 persone raccolte sulla Prairie, il Papa ha detto stamattina che la Chiesa «deve avere il coraggio di cominciare da se stessa». La Chiesa che si chiede di guardarsi dentro ha cominciato, a Lourdes, dal coprire.Nel terzo giorno del viaggio — il primo di un Papa in Francia da 18 anni, tra Parigi, Lourdes e Metz — la giornata ruota attorno agli abusi. Alle 9, nell’auditorium Sainte-Bernadette, Leone ha detto ai vescovi francesi che hanno «affrontato con determinazione la dolorosa piaga degli abusi su minori commessi da membri del clero o in contesto ecclesiale» e ha chiesto di «perseverare sul cammino intrapreso, mantenendo la massima vigilanza». Alle 11 la messa, con l’omelia sulle «ferite profonde, le infedeltà e i dolorosi errori avvenuti al suo interno», da guarire «umilmente sotto lo sguardo purificatore del Signore». Nelle prossime ore, a un orario che il Vaticano non ha reso noto, riceverà in privato sette vittime. Alle 13.30 l’incontro non era ancora avvenuto.Prima di entrare in auditorium il Papa si è fermato davanti alla fotografia dell’«enfant qui pleure», il bambino che piange, installata nel santuario nel 2021 in memoria delle vittime. Ma nell’omelia, riferisce Reuters, non ha mai nominato direttamente gli scandali francesi. Ha parlato invece di fine vita, rammaricandosi per le «tendenze attuali che cercano di ridefinire il valore della vita umana nella malattia, nella sofferenza o nella vecchiaia»: due mesi fa in Francia è entrato in vigore il diritto a morire per i malati inguaribili, e venerdì a Parigi aveva già ribadito il no al suicidio assistito.Le sette vittimePerché sette, e chi le ha scelte? A selezionarle è stata la Conferenza episcopale, presieduta dal cardinale Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia, che stamattina ha rivolto al Papa il saluto dei vescovi. Sono persone abusate da minori o da adulti in parrocchie, scuole cattoliche e congregazioni. Tra loro un ex allievo di Notre-Dame de Bétharram, il collegio cattolico dei Pirenei sul quale pesano accuse lungo oltre cinquant’anni; una vittima di Bernard Preynat, il prete di Lione che ha ammesso abusi su almeno 75 ragazzi ed è stato condannato nel 2020 a cinque anni; una delle donne che accusano l’abbé Pierre, il fondatore di Emmaus morto nel 2007 e per decenni tra le figure più popolari di Francia. Due restano anonimi. I sette hanno messo per iscritto le condizioni: «Dialogare non significa avallare», «essere ricevuti non significa rinunciare alle nostre richieste», «non pretendiamo di rappresentare tutte le vittime».Le associazioni rimaste fuori dalla porta non l’hanno presa bene. Marie Derain de Vaucresson, che presiede l’Inirr, l’organismo indipendente che riconosce e risarcisce le vittime della Chiesa francese, ha parlato all’Associated Press di «occasione mancata»: avrebbe voluto un messaggio «in forma più collettiva» e che Leone «parli con forza su questo tema». Alain Esquerre, portavoce delle vittime di Bétharram, è più netto: le parole di compassione «non bastano più», serve un piano concreto; «ricevere le associazioni avrebbe un peso simbolico e politico troppo grande e imporrebbe atti concreti». Vaticano e Conferenza episcopale non hanno replicato.Il metro lo ha fissato nel 2021 il rapporto Sauvé, la commissione indipendente voluta dagli stessi vescovi: circa 330.000 minori abusati in settant’anni da chierici o laici della Chiesa. Martedì l’Inirr ha aggiornato il conto: 1.969 persone si sono fatte avanti in cinque anni. Intanto la Chiesa francese esibisce numeri in crescita — battesimi di adulti triplicati dal 2016, 13.000 quest’anno, oltre un milione di persone tra Parigi e Saint-Denis venerdì e sabato secondo il Vaticano — e un’opinione pubblica che mette gli abusi in coda: il 15% li indica come tema prioritario, il 28% la pace e i conflitti.Leone conosce il copione: a giugno, a Madrid, aveva ricevuto sei vittime. A Lourdes ha davanti i malati alle 15.30, le carmelitane alle 16.45, la processione con le fiaccole alle 21. E, da qualche parte in mezzo, una stanza chiusa con sette persone che hanno già avvertito di non essere «una delegazione della Chiesa». Fuori, sulla basilica, i teloni restano.