Il decreto-legge rilanciato dall’esecutivo per imporre il tetto del 30% agli alunni stranieri nelle classi viene presentato come la diga definitiva contro le cosiddette “classi ghetto”. Peccato che a smontare il castello ideologico costruito per l’occasione ci pensino direttamente i numeri ufficiali del Ministero dell’Istruzione, svelando la natura prevalentemente propagandistica del provvedimento.I dati parlano chiaro e inchiodano la narrazione governativa alle proprie contraddizioni: in Italia la presenza media di alunni con cittadinanza non italiana si ferma al 12% del totale (tra i quali potrebbero tranquillamente rientrare anche molti minori cresciuti in Italia, che l’italiano lo parlano perfettamente), mentre appena il 7,2% degli istituti scolastici supera la tanto temuta soglia del 30%. Numeri che raccontano un Paese ben lontano dall’emergenza continua sventolata nei talk show. Eppure, si sceglie di agitare lo spauracchio identitario proprio ora, in coincidenza con la riapertura delle aule e in un clima politico che profuma intensamente di campagna elettorale permanente.Ma è proprio qui che il quadro si fa grottesco e l’intera impalcatura scricchiola: se fossimo davvero di fronte a un’emergenza così drammatica e strutturale come ci viene dipinta, perché non si è intervenuti per tempo, magari mesi fa, anziché calare la norma dall’alto a scuola già iniziata? La verità è che questa misura appare come l’ennesimo manifesto pensato per fare rumore senza sporcarsi le mani con i problemi reali della didattica.Del resto, l’architettura stessa del provvedimento poggia su un esercizio di ipocrisia disarmante: da un lato non si è data in questi anni la giusta importanza ai progetti di alfabetizzazione e all’italiano L2, affidando spesso la materia a fondi risicati e a risorse ridotte all’osso; dall’altro si pretende che quel limite del 30% venga derogato solo se gli studenti sanno già parlare perfettamente italiano. È un cortocircuito evidente: si lasciano sottodimensionati gli strumenti di integrazione per poi gridare all’emergenza.In conclusione, i dati del Ministero che smentiscono l’allarme, l’assurdo tempismo della misura, arrivata a lezioni già avviate, e la scarsa attenzione strutturale riservata ai fondi per l’italiano L2 dimostrerebbero una sola realtà: non siamo di fronte a un intervento volto a risolvere i problemi della scuola, ma a un’operazione prevalentemente comunicativa, che certifica l’apertura della campagna elettorale.Salvatore Di Bartolo, 27 settembre 2026L'articolo I dati parlano chiaro, il tetto agli stranieri in classe non serve proviene da Nicolaporro.it.